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Calabria, denunciato il Governatore Occhiuto! Duro contro i no vax, ma è “istigazione all’odio e sperpero di denaro pubblico”

Regionali: centrodestra in Calabria con Roberto Occhiuto Foto di Luigi Salsini / Ansa

Il Governatore della Calabria Roberto Occhiuto è stato denunciato dal partito “Ancora Italia” per istigazione all’odio e sperpero di denaro pubblico

Il partito “Ancora Italia” ha deciso di procedere alle denuncia nei confronti del Governatore della Calabria Roberto Occhiuto per istigazione all’odio e sperpero di denaro pubblico. Il riferimento è alle parole del Presidente di Regione spesso rivolte ai non vaccinati, verso i quali si è sempre posto con toni forti e discriminatori. Di seguito la lettera integrale.

“Il sottoscritto Giuseppe Francesco Modafferi, Coordinatore Regionale del partito “Ancora Italia”, in qualità di persona offesa, in data 21.01.2022 ha appreso da numerose testate giornalistiche che il Governatore della Calabria, Sig. Roberto Occhiuto, ha dichiarato “Ho messo wanted sui no vax”.. ho detto ai direttori generali delle Aziende che li avrei giudicati in base alle performance vaccinali, ho messo wanted sui no vax”, dichiarando la volontà di premiare i medici vaccinatori calabresi con 25 euro in più per ogni prima dose.

Risulta di tutta evidenza come si stia portando avanti una campagna di discriminazione e persecuzione delle persone non vaccinate, nonché istigazione all’odio tra le classi sociali. In Italia per definire giuridicamente il crimine d’odio viene utilizzata quella elaborata dall’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti Umani (Odihr) dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) in base alla quale il crimine d’odio è un reato, commesso contro un individuo e/o beni ad esso associati, motivato da un pregiudizio che l’autore nutre nei confronti della vittima, in ragione di una “caratteristica protetta” di quest’ultima. Con tale definizione ci si riferisce ai tratti distintivi fondamentali, condivisi da un gruppo di persone, che riflettono un aspetto profondo dell’identità di un individuo e creano un’identità tipica del gruppo. I crimini d’odio si caratterizzano anche per il rischio di escalation. In particolare, per quel che qui ci interessa, il rischio di escalation deriva dall’accettazione sociale della discriminazione contro taluni gruppi di minoranza (fenomeno della cosiddetta normalizzazione dell’odio) che favorisce l’aumento dei crimini d’odio. Da atteggiamenti o comportamenti basati sul pregiudizio si può passare ad atti di discriminazione (nell’accesso a pubblici servizi, al lavoro, ecc.), fino a giungere a veri e propri reati: vandalismi, minacce, aggressioni ecc.. Secondo la Raccomandazione (97)20 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa: “con il termine discorso d’odio (Hate Speech) si intende qualunque forma di espressione che diffonda, inciti, promuova o giustifichi l’odio razziale, la xenofobia, l’antisemitismo o altre forme di odio basate sull’intolleranza, incluse l’intolleranza espressa attraverso il nazionalismo aggressivo e l’etnocentrismo, la discriminazione e l’ostilità contro le minoranze, i migranti e le persone di origine migrante”. In materia di “discorso d’odio”, assume fondamentale rilievo l’esigenza di bilanciare i principi che, nel sistema giuridico nazionale, sono statuiti agli articoli 2 (riconoscimento dei diritti inviolabili) e 3 (pari dignità ed uguaglianza davanti alla legge) della Costituzione con il principio di libera manifestazione del pensiero ex art. 21 della stessa Carta. Al riguardo, va considerato il principio stabilito dalla Corte di Cassazione, in armonia con le indicazioni della Corte europea dei diritti umani, secondo il quale: “Nel possibile contrasto fra la libertà di manifestazione del pensiero e la pari dignità dei cittadini, va data preminenza a quest’ultima solo in presenza di condotte che disvelino una concreta pericolosità per il bene giuridico tutelato” (Cass. Pen. 36906/2015). In ogni caso, lo strumento normativo utilizzato per contrastare penalmente il discorso d’odio è l’art. 604 bis cp (ex art. 3 l. 654/75) “Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa”. Nell’ordinamento giuridico italiano sono presenti diverse disposizioni poste a presidio dei diritti inviolabili dell’uomo e dei principi di pari dignità ed uguaglianza di tutti gli esseri umani, sanciti dalla Costituzione della Repubblica Italiana agli artt. 2 e 3. 3 Il rispetto della dignità umana e dei diritti umani è posto tra i valori fondanti dell’Unione europea dall’art. 2 del “Trattato sull’Unione europea” (TUE); d’altro canto, il “Trattato sul funzionamento dell’Unione europea” (Tfue), con l’art. 1013, pone la lotta alle discriminazioni tra gli obiettivi prioritari dell’Unione. Il principio di non discriminazione è esplicitamente sancito dall’art. 21 della “Carta dei diritti fondamentali dell’Ue” (cosiddetta “Carta di Nizza”, proclamata il 7 di cembre 2000) la quale, ai sensi del Trattato di Lisbona, ha assunto il medesimo valore giuridico, pienamente vincolante, dei Trattati. Ma è con il d.l. 122/1993 (convertito con modificazioni dalla L. 205/1993, cosiddetta “Legge Mancino”) che viene predisposto dal legislatore penale un compiuto sistema di contrasto del razzismo che, tra l’altro: criminalizza le manifestazioni esteriori e l’esibizione di emblemi e simboli razzisti (art. 2); contempla una severa disciplina per perquisizioni e sequestri quando si proceda per reati di tale natura (art. 5); prevede la sospensione cautelativa e lo scioglimento di associazioni/gruppi razzi sti (art. 7) nonché sanzioni accessorie per i soggetti con dannati (art. 1); e, in particolare, una circostanza aggravante ad effetto speciale (aumento della pena fino alla metà) per tutti i reati commessi con finalità razziste o per agevolare le attività di associazioni/gruppi razzisti.

Tale aggravante si sottrae al cosiddetto “bilanciamento” con le circostanze attenuanti eventualmente concorrenti (salvo quella relativa alla minore età del reo) e, soprattutto, determina sempre la procedibilità d’ufficio (art. 6). Ai sensi del d.lgs 21/2018, la cosiddetta “aggravante Mancino” (all’epoca art. 3 del la legge) è divenuta l’art. 604ter c.p. Nel caso che ci occupa, la condotta astratta tipizzata dalle norme richiamate si è concretizzata in capo al Sig. Occhiuto Roberto, il quale ha divulgato, diffuso ed esteriorizzato un messaggio discriminatorio nei confronti di persone che liberamente hanno deciso di non sottoporsi a questa vaccinazione non obbligatoria, seppur non contrari alle vaccinazioni, e sono state dispregiativamente assimilati a quella frangia estremista definita come no vax e, quindi tacciati pubblicamente come tali; così ingenerando il pericolo di escalation di atti ritorsivi e bullismo.

Non solo! altrettanto grave è l’affermazione di incentivare la somministrazione dei vaccini dietro ulteriori compensi, senza previsione della copertura finanziaria di queste somme, né una fantomatica previsione di bilancio. E ricordiamo il buco nel bilancio della sanità calabrese di proporzioni stratosferiche. Per quanto sopra premesso, esposto e rappresentato, il sottoscritto Giuseppe Francesco Modafferi, come in epigrafe rappresentato, difeso e domiciliato, propone formale

DENUNCIA-QUERELA

contro il presidente della Regione Calabria, Dott. Roberto Occhiuto per tutti i delitti sopra illustrati ovvero per qualsivoglia ulteriore o diversa fattispecie che il PM riterrà di qualificare o ravvisare dai fatti rappresentati. Si chiede ai sensi dell’art. 408, co. II, c.p.p., di essere informato circa l’eventuale archiviazione del procedimento nonché, ai sensi dell’art. 406, co. III, c.p.p., di essere informato circa l’eventuale richiesta di proroga dei termini per le indagini preliminari”.