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Calabria, il calvario di un 13enne disabile: “5 ore di attesa per il trasferimento all’ospedale di Cosenza”. I genitori scrivono a Speranza e Occhiuto

ospedale corigliano speranza e occhiuto

Il calvario di Vito e Loredana, genitori del 13enne disabile Alessio Trotta che lo scorso 24 dicembre ha atteso 5 ore per il trasferimento dall’ospedale di Corigliano a Cosenza. Lettera aperta a Speranza e Occhiuto

Cinque lunghe ore di attesa per Alessio Trotta, trascorse, il giorno della vigilia di Natale, al freddo di un pronto soccorso umido, senza né bere né mangiare. Neanche una copertina: a scaldarlo ci hanno pensato i cappotti dei genitori. Ma la cosa ancor più grave è che neanche la terapia è stata somministrata al piccolo degente, colpevole forse solo di essere nato nel posto sbagliato”. Lo scrivono in una nota Vito e Loredana, i genitori del 13enne disabile Alessio Trotta affetto da encefalopatia ipossica ischemica da sofferenza perinatale con epilessia focale farmaco resistente con diagnosi dell’Annunziata di Cosenza e del Bambino Gesù di Roma.

Cinque ore di attesa dall’ospedale di Corigliano a Cosenza, il 24 dicembre scorso, in condizioni estreme e senza supporto: “Quanta tristezza, quanta disavventura – si legge nella nota – come dentro un film, dopo tredici lunghi anni la storia si ripete: stesso posto, stesse figure coinvolte e, soprattutto, stesso grido di dolore per un soccorso che tarda ad arrivare. Da nove passano a cinque le ore di attesa prima che il piccolo Alessio possa avviarsi nel suo viaggio della speranza verso Cosenza, l’ennesimo; eppure era stato tutto scritto a seguito di una consulenza pediatrica, forse dimenticata in qualche cassetto della scrivania o peggio non interpretata da chi doveva allertare un codice rosso. Pur essendo la vigilia del Santo Natale 2021 – scrivono ancora – neppure l’arrivo del bambinello ha riscaldato i cuori di taluni in camice bianco”.

I genitori hanno deciso di scrivere al Ministro della Salute Roberto Speranza e al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto. “L’appello è sempre lo stesso: abbiamo sete di giustizia, ascoltate il grido silenzioso di nostro figlio abbandonato al proprio destino senza cure né assistenza, anche lui merita una qualità di vita la migliore possibile. Si tratterà dell’ennesimo spreco di carta e inchiostro o finalmente qualcuno comincerà ad interessarsi al caso? Chi vivrà vedrà, eppure anche Alessio Trotta è figlio di questa terra ed i genitori oggi minacciano azioni eclatanti, ‘non abbiamo più nulla da perdere'” .