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In 5 mila allo stadio? Che pasticcio! Così è fallito il Green Pass

draghi stadi green pass

La scelta di ridurre la capienza degli stadi a soli 5 mila spettatori, oltre a certificare il fallimento del Green Pass, è un pericolosissimo passo indietro. Ecco perché

Pasticcio ci sta. O, visto che si parla di calcio, magari autogol. Cambia il nome, non la sostanza: un passo indietro pericolosissimo. E’ quello del Governo in merito alla scelta di ridurre la presenza dei tifosi allo stadio per le due giornate della seconda metà di gennaio. Ma, prima di parlare di passo indietro, e di spiegare perché, diciamo francamente che non ha alcun senso in termini epidemiologici e scientifici ma è solo il frutto (l’ennesimo) di isteria, panico e decisioni prese di pancia. Poche settimane fa si era deciso di far entrare solo vaccinati e guariti, poi di tornare al 50%, ora ai 5 mila. Così, senza un senso, senza logica. Con i contagi alle stelle esplosi proprio quando il campionato era fermo (e quindi gli stadi chiusi), ma soprattutto con delle proporzioni completamente diverse tra gli 80 mila di San Siro e 11 mila del Penzo. Confusione, solo confusione. Intervenire per non intervenire. Prendere una decisione tanto per farlo. Il leit motiv di questi due anni. Dimostrare che si sta facendo qualcosa. Ma a chi? Nessuno ha più bisogno di dimostrazioni, ma solo di scelte coraggiose e di tornare alla normalità. E invece qui torniamo indietro.

Si torna indietro perché, purtroppo, in questi giorni, sembra di rivedere le tristi immagini di marzo 2020. Medici che invocano il lockdown, Sindaci che chiedono la zona rossa, società di calcio bloccate in aereo, protocolli approvati in poche ore di notte, scontro sulla DaD, obbligo mascherine all’aperto. Manca solo il nostro caro vecchio coprifuoc… anzi no, meglio che non lo nominiamo, non sia mai che a qualcuno venga qualche strana idea… In primis, la scelta dei 5 mila allo stadio certifica il totale, assoluto, fallimento del Green Pass. Il Green Pass, dicevano loro, era uno strumento di libertà, uno strumento di serenità, uno strumento che avrebbe evitato di andare in ospedale e di potersi ritrovare insieme ad altri anche vicini. Al chiuso, sì, ma soprattutto all’aperto, dove “si contagia solo uno su mille”, dicevano sempre loro. Lo pensavano davvero o erano consapevoli che sarebbe servito solo a incentivare la vaccinazione? Ci sono riusciti, visto l’importante traguardo del 90%. Ma se riducono le presenze agli stadi, in cui già potevano entrare solo i vaccinati o i guariti, a 5 mila, stanno solo commettendo un clamoroso e pericoloso autogol. Perché è una contraddizione rispetto alla propaganda provax di questo anno.

Cosa diranno, adesso, al vaccinato? Cosa diranno a chi si è vaccinato per poter andare in questo o in quel posto? Ammissione? Quando mai! Era possibile “camminare” in parallelo tra vaccinazioni a soggetti fragili e terapie domiciliari? Sì, lo dicono i fatti e le testimonianze. Era possibile ridurre ricoveri e decessi ricorrendo ad altri mezzi oltre alle vaccinazioni? Sì, lo dicono i fatti e i numeri. Era possibile tornare alla normalità, con poche limitazioni e meno danni? Sì, ce lo dice il Regno Unito. La comunicazione, quella comunicazione sana, corretta, scientifica, avrebbe creato meno danni e confusione, avrebbe evitato di alimentare odio sociale nella popolazione, avrebbe convinto anche gli scettici. E invece no. Errori su errori, i soliti. Scelte sbagliate, per poi affermare che erano sbagliate (banchi a rotelle docet). I dati da Omicron sono confortanti, ma le decisioni del nostro Governo lo sono molto di meno. Perché le scelte epidemiologiche sono una cosa, quelle politiche un’altra…