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Novavax, oggi l’ok dell’Aifa: a gennaio arriva la soluzione per convincere i non vaccinati

vaccino novavax Foto di Sergey Dolzhenko / Ansa

E’ un vaccino considerato “tradizionale” a base proteica, non impiega la tecnologia a mRna come Pifzer e Moderna, contiene la proteina Spike

Le prime dosi di Novavax, il vaccino “tradizionale” a base proteica, dovrebbero giungere in Italia già a gennaio e saranno riservate a chi ad oggi ha scelto di non vaccinarsi contro il Covid-19. Dopo il via libera dell’Ema, l’Agenzia europea dei medicinali, oggi sarà il turno dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, che si prepara ad autorizzarlo come vaccino per le somministrazioni delle prime dosi e dunque non per i richiami. Una indicazione che a questo punto riserva l’impiego di questo nuovo antidoto contro il Covid, il quinto autorizzato finora, per chi deciderà di immunizzarsi tra i 6 milioni di cittadini italiani che finora hanno esitato.

Novavax è un vaccino che non impiega la tecnica a mRna come Pfizer e Moderna, potrebbe questa essere una rassicurazione per i tanti scettici e critici dei vaccino anti Covid-19 ad oggi messi a disposizione in Europa. La Commissione tecnico scientifica dell’Aifa si riunirà per dare la sua autorizzazione per l’Italia e secondo alcune indiscrezioni lo farà “consigliandolo” per effettuare esclusivamente le prime dosi. Il preparato di Novavax come detto è più “tradizionale” rispetto a quelli finora autorizzati in Ue contro il Covid. Nuvaxovid, questo il nome commerciale, si basa infatti sulla tecnologia delle proteine ricombinanti, già usata da decenni per altri vaccini, come quello già in uso contro l’epatite B e il papilloma virus. Il vaccino contiene la proteina Spike, che si trova sulla superficie delle cellule del virus ed è un “adiuvante”, in grado di amplificare la risposta anticorpale e cellulare in corso di reazione immunitaria.

Come riportato dal Sole 24 Ore, l’Europa ha prenotato 200 milioni di dosi del vaccino Novavax, il che significa che all’Italia ne spetta il 13,46%. Con le prime dosi che potrebbero arrivare già a gennaio: Bruxelles ha infatti fatto sapere che le prime 27 milioni di fiale sono attese nei primi mesi del 2022 e in questo caso la tranche italiana sarà di 3,6 milioni di fiale. Potrebbe questa percentuale convincere almeno una parte degli scettici o dei contrari al vaccino. Ad oggi la popolazione con almeno una dose più i guariti da al massimo sei mesi è pari a 48.245.739, l’89,33% degli over 12. Per gli esitanti residui, che sono circa 6 milioni, viene dunque alla portata, in temi prevedibilmente brevi, una nuova soluzione che risponde ad alcune delle perplessità più frequenti.

Anche l’Oms ha incluso il vaccino anti-Covid Nuvaxovid di Novavax per uso di emergenza (Eul), cioè una procedura basata sul rischio per la valutazione e l’elenco di vaccini, terapie e diagnostica in vitro non autorizzati con l’obiettivo finale di accelerare la disponibilità di questi prodotti per le persone colpite da un’emergenza sanitaria. Nuvaxovid è stato sviluppato da Novavax e dalla Coalition for epidemic preparedness innovations (Cepi), ed è l’originator del vaccino Covovax prodotto dal Serum Institute of India su licenza dell’azienda statunitense, che l’Oms ha incluso nell’Eul il 17 dicembre. Entrambi i vaccini sono stati realizzati utilizzando le stesse tecnologie e prevedono due somministrazioni. Ma con un plus considerevole in prospettiva, grazie alle sue caratteristiche: “è più facile da maneggiare poiché può essere conservato a temperature normali di frigorifero”, ha evidenziato il responsabile della task force vaccini anti-Covid di Ema, Marco Cavaleri. “Fornirà quantità molto elevate di dosi – fino a un miliardo all’anno – al programma Covax e ciò contribuirà a garantire che il mondo venga vaccinato il prima possibile”.

Entrambi i vaccini sono considerati quindi tradizionali a base proteica, in linea con i farmaci utilizzati in India per contrastare il Covid-19. Nel Paese asiatico, che conta 1,3 miliardi di abitanti, circa i due terzi degli adulti ha ricevuto una prima dose, mentre il 40% della popolazione è completamente vaccinata. L’India ha sperimentato un picco importante in aprile e maggio, con più di 400.000 infezioni e 4.000 morti al giorno, con molti ospedali incapaci di far fronte e crematori sopraffatti, ma da allora anche grazie all’uso dei vaccini i casi sono scesi bruscamente ad una media di 7mila infezioni giornaliere, e la maggior parte delle attività sono tornate alla normalità.