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Reggio Calabria, l’effetto del Super Green Pass: locali vuoti e boom di disdette per alberghi e ristoranti. Lo sconforto degli imprenditori: “siamo tornati in lockdown, ma stavolta non sappiamo se ci rialzeremo”

sala ristorante

Reggio Calabria, albergatori e ristoratori travolti da un boom di disdette per le festività natalizie dopo l’introduzione del Super Green Pass e con l’imminente passaggio in zona gialla: “chiudiamo di nuovo e stavolta sarà dura riaprire”

Massimo non ha la forza neanche per parlare. La voce è tremante e incredula. Ieri sera ha chiuso il locale alle 21:35, dopo aver atteso invano qualche cliente. Che non è arrivato. E mentre abbassava la saracinesca, è venuta giù anche qualche lacrima. “Una cosa del genere non mi era mai successa – confida ai microfoni di StrettoWeb – Soltanto in pieno lockdown avevo il locale così vuoto e triste, silenzioso e privo di vita. Ma c’era il lockdown ed ero chiuso per legge. Adesso invece potrei stare aperto, ma non viene nessuno. Abbiamo fatto un paio di ordini da asporto, ma che non venisse nessuno a mangiare non era mai accaduto nella storia. Sta iniziando un periodo molto duro, non so se stavolta ce la faremo a rialzarci perché con l’asporto non manteniamo neanche le spese e già sono due anni che raschiamo il fondo del barile“.

La testimonianza di Luca è analoga: “è già da un paio di settimane che vengono a cenare fuori sempre meno persone. Nelle serate infrasettimanali facciamo uno o al massimo due tavoli da quando in TV non si parla altro che di nuove restrizioni e di zone gialle e arancioni. Ieri sera nel primo giorno del Super Green Pass siamo arrivati a zero, zero clienti. Non è entrato nessuno e non era mai successo prima nella mia storia imprenditoriale. E’ stata una botta terribile per il morale, dopo due anni già molto difficili. Adesso siamo davvero sconfortati, ci sentiamo traditi dallo Stato noi che dopo aver rispettato i protocolli, seguito alla lettera le indicazioni ricevute, adeguandoci a tutte le leggi e costretti persino all’umiliazione di chiedere il Green Pass invadendo l’intimità delle persone. Molti non vengono più a mangiare fuori perché dopo due anni si sono disabituati, altri perché non hanno il Green Pass, altri ancora perché pur avendolo non apprezzano il principio di essere controllati. Tutti abbiamo la patente e il libretto della macchina ma un po’ per la scocciatura, un po’ per la perdita di tempo e un po’ per il principio di essere controllati, quando ad un posto di blocco ci intimano l’Alt pur consapevoli che fanno il loro lavoro, un minimo dentro il nostro cuore ci infastidiamo. E’ naturale. E lì si tratta di forze dell’ordine che lo fanno per la pubblica sicurezza, per strada, a caso, a persone che sono alla guida di un’automobile, per tutelare ognuno di noi. Qui invece si tratta di imprenditori senza alcuna autorità o divisa costretti a farlo a tutti i clienti, ogni sera quando vengono semplicemente a mangiare camminando sui loro piedi, persone sane a cui dobbiamo chiedere un passaporto in nome di una fantomatica sicurezza sanitaria che sappiamo bene non dipende affatto dalla validità o meno di quel Qr Code. Adesso il Super Green Pass è stata la mazzata finale. Io avevo una grande tavolata per l’Immacolata, ma ieri hanno chiamato per disdire perché due su ventuno non sono vaccinati e hanno deciso che faranno la cena a casa loro. Quando dicono che il 90% ha il vaccino e che quindi con il Super Green Pass le attività perdono solo la platea del 10% di clienti, non conoscono come funziona il nostro lavoro soprattutto a Natale. In queste festività facciamo pranzi e cene per gruppi di famiglie, di colleghi di lavoro che fanno le cene aziendali di fine anno, o comitive di amici particolarmente numerosi. Persone che si vogliono bene e vogliono prima di tutto stare insieme. E’ sufficiente che uno di loro non sia vaccinato e noi abbiamo perso tutti perché ovviamente preferiranno organizzarsi stando a casa cucinando qualcosa da loro o prendendo il cibo da asporto. E noi siamo rovinati, gli unici che ci rimettono in tutto questo siamo noi. Se non fai andare le persone al ristorante, il dispetto non lo fai alle persone ma ai ristoratori. Abbiamo avuto un mare di disdette per il periodo Natalizio, già a Reggio Calabria la tradizione di mangiare fuori nei giorni festivi non era molto diffusa ma negli ultimi anni stava aumentando. Adesso siamo senza turisti e senza reggini, se anche oggi e domani resto vuoto credo che non riaprirò neanche nei prossimi giorni perché sono più le spese e almeno provo a risparmiare quelle. E’ una situazione drammatica perché almeno l’anno scorso avevamo qualcosina dai ristori. Poco, ma meglio di niente. Adesso non so come potremo fare. Ieri sera guardando in faccia camerieri e pizzaiolo ho percepito la loro paura. Che è anche la mia. Mi sento impotente ed è una situazione davvero terribile“.

Francesco è ironico: “ormai da quella porta entrano più spesso agenti a chiedere se abbiamo chiesto il Green Pass, che clienti per mangiare la pizza. Se tornano stasera, non dovranno controllare nulla perché non ho più nessuno a cui chiederlo il Green Pass… Oggi ha chiamato la mamma di una ragazza che fa il compleanno la prossima settimana, avevano prenotato un tavolo per 18 persone ma adesso non sanno neanche come fare con i tavoli. Io potrò farli al massimo quattro a quattro, ne rimangono due da soli. La figlia vorrebbe festeggiarlo comunque fuori ma ho già capito come finirà: annulleranno e faranno a casa. Come posso accontentarli se poi arriva un controllo e mi trovano anche solo un tavolo da cinque? Non sono nelle condizioni di pagare multe così salate. E stiamo parlando di persone tutte vaccinate, perché possono entrare soltanto se hanno il Super Green Pass. Ma queste restrizioni ci sono anche per loro. Ci avevano detto che avremmo riconquistato la libertà, è stata solo una grande presa in giro“.

Dagli alberghi arrivano conferme: per Natale sono tutti quasi completamente vuoti. “Qualcuno aveva prenotato e ha disdetto già da qualche giorno, quando si è capito che saremmo andati in zona gialla. L’annuncio del Super Green Pass è stato pesante anche per com’è stato raccontato: in albergo si può venire anche col tampone, ma la gente non lo sa ed è convinta che senza vaccino non può fare nulla. Poi le regole ci sono anche per i vaccinati, le mascherine obbligatorie all’aperto, i tavoli dei locali per 4, scoraggiano proprio dall’idea di andare in vacanza. Una famiglia abruzzese aveva prenotato a Reggio per la settimana di Capodanno, quando hanno chiamato per disdire ci hanno detto che a causa di queste restrizioni avevano cambiato destinazione e prenotato in Spagna. Volevano venire a vedere i Bronzi di Riace, il Lungomare e beneficiare del nostro clima mite, mi hanno promesso che verranno quando non ci saranno più queste regole. Che però in altri Paesi come Spagna, Portogallo, Grecia, Regno Unito, Danimarca, Norvegia, Svezia non ci sono già. Com’è, lì il Covid è più buono? Oppure la politica più intelligente? Come possiamo credere di essere competitivi? E’ il secondo Natale consecutivo che ci giochiamo così… “.

E Reggio Calabria, come il resto d’Italia, si appresta a vivere un Natale molto triste e difficile. Il secondo consecutivo con la pandemia, e con le restrizioni. Che persistono nonostante la quasi totalità della popolazione si sia vaccinata rincorrendo l’auspicato ritorno alla normalità, attratta dalla riconquista delle libertà perdute a causa del dilagare del virus. Ma non è bastato. Su 2 milioni di abitanti la Calabria ha meno di 180 ricoverati. Soltanto 20 nei reparti di terapia intensiva. Basta questo per passare in “zona gialla”, terrorizzare la gente e fermare l’economia. “Se arriviamo in arancione dovremo chiedere il Super Green Pass persino per i bar e chi consuma al bancone. Come si fa? E che senso ha?” chiosa Davide. E così i pochi che partono, decidono di andare all’estero in uno dei tanti Paesi in cui di restrizioni non ce ne sono più.

Gli imprenditori della città rappresentano oggi esattamente ciò che in Friuli Venezia Giulia è iniziato una settimana fa, quando la prima Regione in “zona gialla” viveva l’incubo delle chiusure, dei locali vuoti, delle prenotazioni disdette e annullate. Pensavamo fosse lontana un mondo, ma dopo solo pochi giorni eccoci all’estremità opposta dello Stivale con la stessa situazione. Che andrà ben oltre il Natale.

Sta iniziando un periodo molto duro, stavolta non ci sono più neanche le bandiere sui balconi. Restano solo le lacrime di chi non ce la fa, e l’indifferenza di chi pensa che “ben gli sta“.