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Reggio Calabria: un minuto di silenzio per Mahjabin Hakimi, pallavolista della nazionale afghana uccisa dal regime talebano

Mahjabin Hakimi

Lo sport reggino risponde all’appello dell’Amministrazione comunale per ricordare la giovane pallavolista della nazionale afghana uccisa dal regime talebano

Le squadre cittadine impegnate nei vari campionati di pallavolo e basket hanno aderito all’appello lanciato dall’Amministrazione comunale e dall’assessore allo Sport e Pari opportunità, Giuggi Palmenta, in sinergia con il Comitato Territoriale FIPAV e il Comitato FIP Calabria, sostenendo un minuto di silenzio prima dell’inizio delle partite disputate ieri ed in programma oggi, “quale segno di condivisione della marcia promossa da Ali-Autonomie in memoria di Mahjabin Hakimi, la giovane pallavolista della nazionale afghana uccisa dal regime talebano”. Lo stesso farà la Viola Basket, impegnata nella gara casalinga, alle ore 18, contro la Fortitudo Agrigento.

Anche in questo caso, come accaduto nelle partite di ieri, prima del momento di raccoglimento verrà letto un messaggio volto a sensibilizzare l’opinione pubblica su temi delicatissimi in difesa dei diritti civili e contro la violenza sulle donne. “Mahjabin Hakimi – recita il messaggio – era una giovane ragazza afghana, tra le pallavoliste più promettenti della sua squadra e componente della Nazionale giovanile. Purtroppo per parlare di Hakimi, dobbiamo utilizzare un tempo passato perché a inizio ottobre è stata brutalmente uccisa dai talebani. La sua colpa era quella di sognare di poter scegliere la vita che avrebbe voluto. Così non è stato perché i talebani una volta saliti al potere, hanno vietato alle donne di praticare sport”.

“L’Amministrazione Comunale – continua – accogliendo e aderendo all’iniziativa proposta dal Dipartimento Pari Opportunità di ALI, Autonomie Locali, ha voluto ricordare Hakimi insieme al comitato regionale FIP e comitato territoriale FIPAV. A pochi giorni dalla ricorrenza del 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, l’auspicio è che quanto accaduto a Hakimi e alle donne come lei non accada mai più”.

“E che sia di monito per tutti noi – conclude il testo – affinché non rimaniamo indifferenti davanti a una concezione maschilista che faccia decidere al posto delle donne cosa devono fare fino al punto di sacrificarne la vita”.