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Reggio Calabria, è morto il senzatetto Mohammed: l’invisibile con la fede nel cuore

senzatetto mohammed

Mohammed girava nel centro città, solitamente era avvistato in Piazza Duomo e sul Corso Garibaldi

A Reggio Calabria sarà capitato a tutti di passeggiare in centro città ed incontrare Mohammed, il senzatetto di origine kosovara che bazzicava tra Corso Garibaldi, Piazza Duomo e Via Cardinale Portanova. Nel pomeriggio di oggi Filippo Sorgonà ha comunicato il decesso con un post su Facebook. Il noto giornalista reggino ha dedicato un lungo pensiero affinché l’episodio possa fare riflettere la cittadinanza. Mohammed infatti ormai da anni vagava nel centro città, troppo spesso veniva ritrovato in pessime condizioni e sommerso di birre, probabilmente l’unico modo per combattere il freddo della strada, che era la sua unica casa. Chi si è mai soffermato a parlarci può sapere quanta dignità possedesse quell’uomo, reso forte dalla fede che sempre tirava fuori quando qualcuno riusciva ad aiutarlo. Di seguito il messaggio pubblicato sui social dal rappresentante di Reggio Bene Comune:

“Mohammed è morto ed oggi fa più freddo
(Anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti)
Scappato da uno scenario di morte e di guerra in Kosovo aveva voluto trovare rifugio e riparo in Italia Mohammed; qualche anno fa mi raccontò qualcosa della sua vita tra una “freddabira” ed un “pizzamargherita” buttati lì senza alcun senso sorridendo divertito sotto la sua folta e lunga barba.
In molti se lo ricordano fuori dalla Farmacia in Viale Cardinale Portanova a chiedere l’elemosina; d’inverno su un materasso che volontari sensibili gli avevano procurato.
Ha resistito per anni sotto acqua, freddo, vento e vita da strada.
Ogni qual volta abbiamo provato ad aiutarlo abbiamo dovuto ascoltare una vergognosa risposta che, ad oggi, si rivela fatale: “eh ma Lui vuole stare così!”.
Certo che, per qualche illuminato, una persona in un evidente stato di dipendenza grave da alcol è in grado di “volere” qualcosa per se stesso…
E quindi siamo andati avanti a ” ma hai visto Mohammed? Sta bene? Dove sta dormendo? ” e poi, quando finalmente ci si rassicurava del suo “semplice” trasloco in qualche altro angolo della città si riusciva a rasserenerarsi; quantomeno per saperlo vivo ed individuabile per eventuale soccorso.
Beveva una quantità industriale di birre Peroni; un inconsapevole “testimonial” che alla sua irridente espressione “pizzamargherita” ha sempre associato una “birettafredda” Peroni: non l’hai mai tradita.
Questa estate, vuoi la calura o uno stato d’animo che ne ha esasperato l’ulteriore consumo, lo ritrovai un pomeriggio quasi collassato su una panchina in viale Amendola circondata da decine di birre.
Un’icona di una “deposizione” quasi; un dramma annunciato.
Non persi tempo a sollecitare intervento del settore Politiche Sociali e dei Vigili Urbani contattando immediatamente l’assessore Demetrio Delfino e Paolo Brunetti.
Fu chiesto l’intervento de l’ Unità di Strada Reggio Calabria che svolge un servizio di sostegno proprio a persone che vivono in strada e che possono necessitare di vari livelli e tipologie di azioni volte ad alleviare sofferenze specifiche o soddisfare elementari bisogni di decoro e dignità personali.
Ciò malgrado Mohammed ha sempre ripreso, come un disco incantato, a chiedere elemosine che finanziassero solo ed esclusivamente birra; centinaia e centinaia di bottiglie ne testimoniavano, quasi come clessidre del suo ultimo tempo a disposizione, la condizione allucinante di un continuo stato di alterazione.
Mohammed era quasi permamentemente “abbirrato”; anche alle 8 del mattino.
Eppure, operatori senza scrupoli, hanno continuato a vendergli o regalargli birra; quasi fosse l’unico modo per levarselo di torno.
D’altronde non era una “bella immagine” per gli esercizi commerciali ed ognuno cercava di liquidarselo per come poteva.
Il vero assente in tutto questo tempo, tuttavia, è stato lo Stato (necessario gioco di parole).
Qualche settimana fa risegnalo, ancora una volta, la condizione deplorevole del suo stato di salute; lo ritrovo di fronte ad un negozio a vomitarsi addosso e in uno stato di evidente malessere.
Aveva piovuto e faceva freddo; non l’avevo mai visto in quella condizione.
Intervengono di nuovo per dargli assistenza ma dopo qualche giorno è punto e a capo; birra a prima mattina e condizione indescrivibile.
Ancora pochi giorni ed apprendo che, finalmente, è stato ricoverato.
Riesco a fare una chiacchierata con gli amici dell’Unità di strada alla conferenza-stampa di qualche giorno fa a Palazzo San Giorgio; occasione in cui è stato reso noto all’opinione pubblica il prezioso lavoro svolto nonchè la necessità di stare accanto agli ultimi in modo concreto.
A fine conferenza scambiamo delle considerazioni proprio sul vuoto normativo pauroso che non consente di agire “senza la volontà” della persona bisognosa; con un eccesso imbarazzante di “garantismo” che, puntualmente, produce risultati opposti alle internzioni: ovvero uno stato di “omissione di soccorso” oggettivo nel nome di una presunta “libertà di scelta” assolutamente impossibile per soggetti come Mohammed che vivono in uno stato permanente di dipendenza tossicologica.
Oggi la notizia tristissime che mi riempie l’anima di rabbia, di senso di impotenza e di un dolore insistente e fitto.
Non possiamo dire di aver fatto “tutto quello che” si sarebbe potuto fare; Chi lo pensa, lo afferma e lo dice è complice di questa morte!
Non abbiamo fatto il possibile perchè la legge ce lo impedisce; in questo come in altri casi eclatanti.
Dentro di me, a questa lista di “invisibili” scomparsi due volte, aggiungo già il “prossimo”; non mi viene difficile fare previsioni.
Possiamo seriamente ammettere uno scempio di ignavia del genere?
Possiamo esimerci dalla responsabilità civica, sociale ed umana di “lasciare che sia”?
No! Non in mio Nome!
Addio Mohammed
Spero Tu possa ora ritrovare l’abbraccio dei tuoi cari
P.S. Un grazie sincero a Francesca Altomonte, Unità di Strada Reggio Calabria ed all’assessore alle politiche sociali Demetrio Delfino oltre che a tutti/e coloro che negli anni hanno prestato soccorso a Mohammed o gli hanno semplicemente regalato un sorriso.
La foto che lo ritrae è di questa estate; quando lo vidi collassato su panchina”.