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Rapporto sulle intimidazioni agli amministratori locali, Falcomatà: “bollettino di guerra indegno di un paese civile”

Inaugurazione del ponte del Waterfront dedicato a Luca Attanasio - Sindaco Falcomatà Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb

La denuncia di Falcomatà, responsabile Mezzogiorno di Anci: “Di questo passo nessuno vorrà più occuparsi della cosa pubblica”

“Nove intimidazioni a settimana, più di una al giorno, un bollettino di guerra indegno di un paese civile. Gli amministratori locali in Italia continuano a vivere sotto tiro. Una condizione inaccettabile sulla quale è necessario intervenire con forza ed urgenza, promuovendo iniziative a tutela di chi si assume l’onore di governare la cosa pubblica rappresentando la propria comunità nelle istituzioni locali”. E’ quanto afferma in una nota il sindaco di Reggio Calabria e responsabile per il Mezzogiorno e la Coesione di Anci, Giuseppe Falcomatà, commentando gli esiti del decimo rapporto redatto da avviso Pubblico sulle intimidazioni agli amministratori locali. “Chi fa il sindaco o il consigliere comunale non può rischiare sulla propria pelle ogni giorno in questo modo – ha aggiunto il sindaco – sono 465 quest’anno le intimidazioni riconosciute, tra violenze e minacce, spesso anche a mezzo social, nei confronti degli amministratori pubblici. Un dato, che nonostante sia ancora più acuto al sud Italia, è ormai da considerare una vera e propria emergenza a livello nazionale, peraltro sottostimato considerando che spesso chi si trova in queste situazioni evita di renderle pubbliche, magari per non minare la serenità familiare”. “Non è un caso – ha spiegato Falcomatà – che sia sempre più complicato trovare persone che vogliano farsi carico di amministrare la cosa pubblica. L’ultimo episodio, proprio sul territorio metropolitano di Reggio Calabria, riguarda l’incendio alle auto di un consigliere comunale, Domenico Catalano, e di suo figlio, a pochi passi dal Municipio di Siderno, nel cuore della Locride, proprio alla vigilia dell’insediamento del primo Consiglio comunale dopo lunghi anni di commissariamento per mafia”. “Andando avanti cosi – ha concluso il sindaco – il rischio è che le persone oneste e perbene si allontanino dalla gestione della cosa pubblica. Di questo passo non ci sarà più nessuno a voler fare il sindaco o il consigliere comunale, soprattutto nei piccoli centri di periferia dove si combatte quotidianamente per garantire i diritti della propria comunità”.