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Reggio Calabria, il destino incrociato di Piazza De Nava e Lido Comunale. Il dott. Vitale: “la Soprintendenza ha adottato due pesi e due misure”

piazza de nava lido comunale

Secondo il noto medico le decisioni della Soprintendenza “non sono tanto lineari” e per questo “il lido si trova ancora nelle condizioni in cui lo osserviamo e la maggiore colpa è proprio di queste prescrizioni”

“Da un’articolazione periferica dello Stato cosa ci si aspetta? Passati ormai i tempi dei canuti e severi funzionari pubblici, ci si aspetta quantomeno una linea certa e inequivoca, un rispetto della mission ministeriale che non faccia eccezioni di sorta. Invece a Reggio accade esattamente il contrario. Un giorno si decreta che le vecchie cabine del lido comunale, fatiscenti e inutilizzabili e probabilmente irrecuperabili, siano un bene storico e architettonico da tutelare e da salvaguardare con un “restauro conservativo”, nonostante che siano state edificate negli anni Settanta. Il giorno dopo si decreta che la storica piazza De Nava, simbolo della ricostruzione reggina dopo il sisma del 1908, pochi esempi di sincretismo architettonico con presenza di ben tre stili (umbertino eclettico, liberty floreale, razionalista italiano), sia di nessun valore né artistico né storico e che, pertanto, si debba radere al suolo per edificarvi al suo posto uno “spazio ampio” in cui tenere “mostre, esposizioni ed eventi folkloristici” (testuale dal progetto della Soprintendenza)”. E’ quanto scrive in un post pubblicato su Facebook dal dott. Vincenzo Vitale. L’ex Rotary Club Reggio Calabria Sud commenta così la decisione della Soprintendenza su Piazza De Nava che, a suo modo di vedere, è totalmente in contrasto con quella presa per il Lido Comunale.

“Destini incrociati, quindi, ma accomunati da un insieme di atti amministrativi stiracchiati e improbabili con ampie zone razionalmente incomprensibili, che lasciano intravedere la possibilità di una visione della Soprintendenza che collide con il maggiore interesse della collettività in ossequio a interessi pur legittimi ma diversi. Basta osservare il tortuoso iter della progettualità del Lido: una ditta che ricorre perché nel bando non era esplicitata chiaramente la possibilità della demolizione; la Soprintendenza che decreta le cabine lato nord essere un bene storico perché risalenti agli anni Trenta, sbugiardata perché costruite nel dopoguerra; l’Ente che rilancia con attestazioni sulle cabine lato sud di essere “opera artistica”; nel progetto di restauro, che vince la tenzone grazie all’intervento della Soprintendenza, sembra vi siano coinvolte persone in familiarità con Palazzo san Giorgio. Tutto legale, o almeno così sembra, ma non tanto lineare. Fatto sta che il lido si trova ancora nelle condizioni in cui lo osserviamo e la maggiore colpa è proprio della Soprintendenza con le sue prescrizioni. Ripetiamo, fatte nel rispetto della legge ma certamente non funzionali al maggiore interesse della collettività”, conclude il dott. Vitale.