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I comunisti non si smentiscono mai: Pazzano contro il progetto di Porto Bolaro, “non è lo sviluppo che vogliamo”. Meglio monopattini, sandali e mastelli?

saverio pazzano mediterranean life progetto porto bolaro

Dal movimento comunista “La Strada” guidato dal consigliere comunale Saverio Pazzano, posizioni da basso Medioevo sullo sviluppo di Reggio Calabria: “il progetto di Porto Bolaro non è lo sviluppo che vogliamo per la nostra città”

Non c’è niente da fare, i comunisti non si smentiscono mai. All’opposizione della maggioranza che hanno apertamente votato e sostenuto al ballottaggio di un anno fa, gli esponenti del gruppo “La Strada” guidati dal consigliere comunale Saverio Pazzano, si scagliano contro l’ambizioso progetto “Mediterranean Life” offerto gratuitamente alla città dagli imprenditori che hanno realizzato Porto Bolaro e che adesso vorrebbero costruire un’area ultra moderna e innovativa che proietterebbe Reggio Calabria al centro del Mediterraneo. Con un comunicato surreale, che sembra provenire dalla notte dei tempi, “La Strada con Saverio Pazzano“, ultimo baluardo falce e martello in riva allo Stretto, contesta la scelta del consiglio comunale che ha approvato l’iter progettuale della grande opera: “Anzichè avere una visione della città armonica, che riconcili i residenti col territorio costiero e attragga un turismo a misura di persona, si punta allo stravolgimento dei paesaggi culturali urbani rincorrendo modelli di sviluppo che già si sono dimostrati fallimentari. […] Il progetto sarebbe una cattedrale nel deserto che finirebbe per completare la trasformazione del nostro fronte a mare in un nonluogo, creando l’ennesima barriera cementizia tra la città e il mare, allo stesso modo delle tante incompiute e raffazzonate opere del decantato waterfront cittadino”. 

Eppure ogni reggino sa bene che il waterfront cittadino è il Lungomare, la cui realizzazione non ha rappresentato una barriera bensì l’esatto contrario. Il Lungomare ha infatti restituito ai cittadini spazi urbani moderni e a misura d’uomo, pedonali, riconciliando il legame della città con il mare. E invece soltanto laddove non sono state realizzate nuove opere, come l’area del molo del porto in cui sorgerà il Museo del Mare progettato da Zaha Hadid, o la stessa costa di Porto Bolaro dove potrà sorgere il Mediterranean Life, abbiamo ancora aree degradate e abbandonate a cumuli di rifiuti o, nella migliore delle occasioni, paludosi canneti ricettacolo di insetti e animali.

Alzi la mano chi vede in questa foto – il waterfront cittadino appunto – una “colata di cemento”:

arena dello stretto reggio calabria vista dall'alto

Foto di ProTur Drone Media / StrettoWeb

E alzi la mano chi vorrebbe che l’area del progetto “Mediterranean Life” di Porto Bolaro rimanesse così degradata com’è adesso, con capannoni industriali abbandonati, incuria e degrado:

 

Gli esponenti del movimento comunista rivendicano di essere “l’unica voce di opposizione in Consiglio, di fronte all’ormai consolidato consociativismo tra centrodestra e centrosinistra che, in coerenza con quanto affermato fin dalle prime avvisaglie del progetto in questione, chiedono a gran voce ben altra capacità di visione quando si tratta di prendere decisioni capaci di ridisegnare il volto di intere aree della città. Chiediamo alle associazioni ambientaliste di far sentire la propria voce di fronte al consueto fariseismo dell’amministrazione comunale. Non siamo aprioristicamente contro l’iniziativa privata o le legittime aspirazioni di crescita degli imprenditori. Ma non è compito dell’iniziativa privata immaginare la Reggio del futuro. Qualsiasi intervento di vasta portata sul panorama urbano deve inserirsi in un progetto organico di città, che, oggi più che mai, appare francamente non esserci. Il progresso non sta certo dalla parte dell’ulteriore consumo di suolo o di una cementificazione indiscriminata, ma da quella di un’urbanistica rispettosa dell’ambiente e delle comunità, capace di rigenerarle attraverso la progettazione di spazi vivibili e sostenibili. Una struttura come il Mediterranean Life risulterebbe in questa prospettiva già obsoleta, essendo ancorata a un immaginario totalmente sganciato dalle nuove logiche dell’abitare e del viaggiare. Quest’ultime sono infatti improntate a un turismo “slow”, all’offerta di esperienze e di stili di vita, che non vanno stravolti con urbanizzazioni alienanti, ma valorizzati secondo un’estetica che tenga insieme cultura e natura. La “green city” che abbiamo in mente è caratterizzata dalla dimensione della cura, che significa progettazione e manutenzione degli spazi urbani, realizzazione di architetture “minimaliste” a basso consumo di suolo, di una mobilità gentile su infrastrutture leggere. Solo questo può far traghettare Reggio verso la contemporaneità, creare posti di lavoro duraturi e un turismo integrato con la quotidianità della città”.

Il movimento guidato da Pazzano sentenzia che “la storia dirà chi difende questa terra, il suo ambiente, i sogni di chi è rimasto, di chi vorrebbe tornare”, eppure proprio chi vorrebbe tornare dovrebbe averne spunti e occasioni che possono essere dati soltanto dalla realizzazione di grandi sogni di sviluppo, progresso e crescita. Reggio Calabria, per essere grande, deve puntare sulla sua posizione e non può ignorare le rotte marittime che ne fanno un approdo naturale, se soltanto ci fosse un attracco adeguato al turismo navale. Come si può considerare mero “consumo del suolo” una così moderna soluzione alle primarie esigenze della città, affinché possa ritrovare quelle infrastrutture necessarie ad essere davvero vissuta come centro del Mediterraneo ponendola così fuori dall’isolamento, dalla marginalità e dalla perifericità in cui si trova proprio per la mancanza di infrastrutture tali da agevolarne i contatti e la mobilità?

Tuttavia non è certo una novità che i comunisti siano – con apprezzabile coerenza – i sostenitori della decrescita felice. Fecero le barricate persino negli anni ’70 contro l’idea di realizzare l’autostrada Salerno-Reggio Calabria perché erano “prioritarie le strade secondarie“. Ultimi moicani della lotta contro il Ponte sullo Stretto, adesso si oppongono anche al Mediterranean Life con una ricetta che abbiamo già visto con i sandali di Accorinti a Messina, i monopattini dei grillini al Governo, i mastelli per quell’insulto che è la raccolta differenziata nelle aree densamente urbanizzate. Mancano solo le zattere sullo Stretto e le torce al posto dei lampioni. A Porto Bolaro meglio un villaggio di palafitte: inviteremo Greta per l’inaugurazione.