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Perchè a Messina si dice: “pisciari fora du rinali”? Il monito che deriva dall’antenato del… water!

Orinale Credit: Wikipedia / Wellcome Library, London. Wellcome Images images@wellcome.ac.uk

Il detto messinese “pisciari fora du rinali”: l’ammonimento dialettale che trae origine dal vecchio orinale, l’antenato del moderno water

La saggezza dialettale, tramandata oralmente di generazione in generazione, contiene spesso delle vere e proprie perle in grado di fungere da monito per i più giovani, ma anche a ricordare a qualche adulto di fare attenzione. La prudenza, del resto, non è mai troppa… a proposito di detti. Essendo il dialetto la versione “popolare” dell’italiano, l’uso di qualche parola che potremmo definire “poco fine” serve spesso a rafforzare il concetto. Nella parlata messinese è presente un’espressione intera, non proprio da signori: “pisciari fora du rinali“. Letteralmente si traduce con: “fare la pipì fuori dall’orinale“. Come spesso accade, tali forme possono non risultare di facile comprensione a primo impatto, anche nella loro forma italiana.

Rinali e cantari, gli antenati del moderno water!

Cosa si intende per “urinare fuori dal vaso da notte”? L’espressione ha una doppia valenza: è sia un avvertimento che un invito. Può essere equiparata a “non fare il passo più lungo della gamba“. Dunque non esagerare, “non pisciari fora du rinali“; ma anche attenzione a ciò che stai per dire o per fare, rischi di “pisciari fora du rinali“. La domanda, soprattutto nei più giovani, sorgerà spontanea: cos’è “u rinali“? A tutti gli effetti si tratta dell’antenato del water. La stanza da bagno moderna, presente in tutte le nostre case, è ben diversa da quella del passato. La tazza “all’inglese”, ha trovato diffusione in Italia nel periodo successivo al secondo conflitto bellico Mondiale. Prima si usava “u rinali“. Letteralmente un recipiente da tenere in casa, spesso in uno scomparto del comodino detto “rinalera”, utile nei momenti del… bisogno.

Ad uso simile il cantaru, presente generalmente in uno sgabuzzino nel cortile o in un magazzino, accompagnato da carte di giornale o da pane, a loro volta antenate della moderna carta igienica, seppur tutt’altro che morbide e delicate! In un secchio c’era l’acqua, riciclata dalla cucina o du “vacili” (la bacinella usata per lavarsi). Tali oggetti, al giorno d’oggi, hanno un prezioso valore culturale e spesso quelli in uso ai nobili, costruiti in materiali più pregiati, con differenti forme e decorazioni, posso anche ritrovarsi esposti in musei, case e mostre.