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Messina, cresce il focolaio Covid all’ospedale Papardo. Il racconto dei pazienti: “siamo stati infettati qui”

ospedale papardo messina

Ventuno pazienti e sei membri del personale ospedaliero sono risultati positivi. La testimonianza: “sono entrato in ospedale con altri problemi, molto seri, ma negativo ai tamponi. Ad oggi sono positivo al Covid, e non ho risolto i miei problemi di salute”

Un focolaio di contagi da Covid-19 è esploso nel reparto di medicina interna dell’Ospedale Papardo. Ventuno pazienti su 23, e sei membri del personale, tra medici, infermieri e operatori sanitari, sono infatti risultati positivi. Il commissario straordinario per l’emergenza-Covid di Messina, Alberto Firenze, ha chiesto sin dal primo momento una relazione all’ospedale e questa mattina ci sarà una visita ispettiva da parte della Regione Siciliana. A pesare potrebbe essere stato sicuramente il fatto che i sanitari sono stati tra i primi vaccinati, già dello scorso gennaio: sono passati oltre 9 mesi e la copertura dal contagio si è notevolmente ridotta. “Tra il personale sanitario quelli che hanno ricevuto la terza dose lo hanno fatto spontaneamente recandosi negli hub”, racconta un medico messinese ma in anonimato. E sottolinea: “non veniamo sottoposti a tampone, perché vaccinati, però è vero che la vaccinazione non copre dal contagio e dalla possibilità di diventare veicolo, perciò inevitabilmente è possibile che siamo noi a trasmettere il virus. Finché non c’è uno screening è inevitabile”.

Fa discutere il caso di Antonio Crea, comandante dei vigili urbani di Venetico, piccolo paese in provincia di Messina, e cognato di Aurelio Visalli, il sottufficiale della guardia costiera scomparso un anno fa nel tentativo di salvare due ragazzini in mare. Il poliziotto è entrato al pronto soccorso il 3 novembre per un’anemia ed è risultato positivo al Covid il 19 novembre, dopo aver effettuato nel corso dei giorni ben tre tamponi molecolari, tutti con esito negativo. Antonio è stato contagiato in ospedale, così come Fortunato Ruggeri, da oltre un mese ricoverato al Papardo, in attesa di un intervento di chirurgia plastica, e positivo al Covid all’ottavo tampone molecolare.

“Sono stato ricoverato lo scorso 3 novembre al Papardo – racconta Antonio Crea, 45 anni, ai microfoni di Repubblica – dopo essermi recato al pronto soccorso, dove sono rimasto in attesa dalle 13.30 alle 20.30. Il 19 novembre, ancora in ospedale, sono risultato positivo al Covid. E adesso mi trovo in un’altra struttura, dopo essere stato letteralmente buttato fuori dal Papardo. E non so come curarmi e se qualcuno provvederà a risolvere il problema che mi ha costretto a recarmi in ospedale oltre 20 giorni fa. Mi hanno fatto due trasfusioni e sette flebo al giorno. Ho fatto un tampone molecolare il 3, uno il 10, e uno il 15 novembre, e sono risultato sempre negativo. Premetto che ho anche fatto entrambe le dosi del vaccino. Tra il 10 e il 15 novembre iniziano ad esserci i primi casi di Covid in reparto, e dal 15 novembre ad oggi, su 23 pazienti ricoverati, due sono morti di Covid e 21 sono risultati positivi. Deduco che il Covid sia stato “portato” dal personale, in quanto la maggior parte dei pazienti è a letto e hanno contatti solo ed esclusivamente con i sanitari. Il 19 novembre sono risultato positivo al Covid. È assurdo. Sono entrato in ospedale con altri problemi, molto seri, ma negativo al Coronavirus. Oggi sono positivo, e non ho risolto i miei problemi di salute”.

E Antonio è stato improvvisamente trasferito. “Nel reparto-Covid del Papardo non c’erano posti – ha detto – mi hanno proposto di tornare a casa a fare l’isolamento, ma io ancora devo essere curato per il problema che mi ha costretto al ricovero. Sono stato dimesso, proprio perché non c’erano posti, e trasferito in ambulanza in un’altra struttura, l’Opus di via Palermo, una Rsa che è stata trasformata in reparto-Covid. Ma qui chi mi curerà? Sono stato letteralmente buttato fuori dal Papardo, nemmeno un medico che mi dicesse come curare i miei problemi, con i valori che mi si sono abbassati improvvisamente. Problemi molto seri, in quanto sono stato ricoverato con ferro e calcio bassissimi e con l’emoglobina a 5.9″.

E dopo Antonio, ha voluto raccontare la sua storia anche Fortunato Ruggeri, 70 anni, da oltre un mese al Papardo. Anche lui era entrato negativo e doveva operarsi alla gamba. Un intervento di chirurgia plastica a lungo rimandato. E nel frattempo, dopo sette tamponi molecolari, è risultato positivo al Covid: “sono stanco e voglio tornare a casa – ha detto Fortunato Ruggeri, molto provato, al punto di avere già chiamato i carabinieri per chiedere un intervento – . In più di trenta giorni ho fatto sette tamponi molecolari, sono vaccinato, e all’ottavo tampone sono risultato positivo. Sono asintomatico, ma devo ancora essere operato alla gamba. Il mio intervento è stato rimandato a lungo per un’infiammazione allo stomaco. Adesso sono al Papardo, in area-Covid, nel reparto di pneumologia, in attesa di negativizzarmi. E poi spero di essere finalmente operato. Ma da un mese non vedo i miei cari e sono molto provato e stanco”.