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Maria Antonietta Rositani, domani nuova udienza in Corte d’Appello per Ciro Russo. La commovente lettera di papà Carlo: “l’hai presa a calci anche quando era incinta”

ciro russo maria antonietta rositani

Reggio Calabria, la commovente lettera di Carlo Rositani, papà di Maria Antonietta Rositani, in vista dell’udienza del processo a Ciro Russo, il suo ex marito che ha tentato di ucciderla, in programma per il 10 novembre presso la Corte di Appello di Reggio Calabria

Carlo Rositani è molto più di un padre. E’ un uomo che sta combattendo una battaglia di giustizia e amore nel nome di tutte le donne, di tutti gli uomini, di tutte le persone perbene di questa terra, e lo sta facendo a Reggio Calabria triste teatro dell’agguato con cui Ciro Russo ha tentato di uccidere la sua ex moglie, Maria Antonietta Rositani, la mattina del 12 marzo 2019, dandole fuoco barbaramente dopo averle gettato addosso benzina e dicendole “muori“. Un’aggressione vigliacca e premeditata, in cui tra l’altro ha perso la vita il cagnolino Duke, il piccolo bassotto di Maria Antonietta, avvolto dalle fiamme: Russo era detenuto ai domiciliari ad Ercolano (Napoli) e ha pianificato l’aggressione nei minimi particolari. Adesso, in vista dell’udienza presso la Corte di Appello dopo la condanna a 18 anni di carcere che l’aggressore ha rimediato in primo grado, Carlo Rositani ha inviato a StrettoWeb una lettera molto toccante e commovente che pubblichiamo integralmente:

Ciro Russo, per il Ctu è un semi – infermo di mente: “Al momento dei fatti – Si legge nelle conclusioni – la sua capacità di intendere e di volere era parzialmente compromessa ma, con ragionevole certezza, non totalmente abolita”.

Ma poiché residuano dei dubbi in merito alla valutazione fatta, la Corte d’Appello, in accoglimento della richiesta avanzata dalle parti civili e dai legali di Maria Antonietta, ha fissato per mercoledì 10 novembre ore 11,00 una nuova udienza in Corte D’Appello a Reggio Calabria per sentire il consulente tecnico in contraddittorio con i consulenti di parte. In aula oltre gli avvocati Elia Alessandro, Maria Leonardo, Santaiti Massimiliano e i legali dell’UDI e Insieme per Marianna come Parte Civile ci saranno i nostri periti il Dottor Taglieri, la Dottoressa D’Aniello e il Professor Marasco. La nostra è una battaglia per la vita non cerchiamo vendetta.

“Il saggio non cerca affatto di vendicarsi dei suoi nemici, ma lascia questa cura alla vita. (Paul Courty)”.

Anche se per molti potrebbe essere altrettanto naturale e spontaneo provare un istintivo desiderio di vendicarsi con chi ci ha fatto del male, ci ha messo in pericolo, si è preso gioco di noi, in me per me come uomo e padre non esiste odio nel cuore nonostante tutto il male ricevuto e nessun desiderio di vendetta contro colui che sta cercando vigliaccamente di nascondere tutte le cattiverie di una intera vita vissuta accanto a mia figlia e di falsificare gli avvenimenti di quella mattina del 12 marzo. L’ex marito di mia figlia cerca di fare di tutto per capovolgere tutto quello che con gli occhi si può vedere attraverso foto e filmati di quella mattina, vuole farsi passare agli occhi di chi l’ascolta di essere solo una vittima, un povero uomo che ancora si chiede il perché lui sia stato lasciato dalla propria moglie. Una moglie che amava più di ogni altra cosa al mondo.

Lui che dice di essere sempre stato un uomo giusto, un uomo non violento sempre dalla parte dei più deboli.  Lui che se pur ammette che qualche volta ha dato alla moglie e alla figlia uno schiaffo è stato solo per proteggerle da chi aveva complottato contro di lui. Schiaffi solo per il troppo amore. Lui che racconta di essere stato un marito e un padre modello. Lui che ha sempre lavorato ma non capito dai suoi datori di lavoro. Lui un grande lavoratore costretto sempre a licenziarsi perché non compreso e mal pagato. Lui che dice di non essere mai stato accolto bene in casa dalla famiglia Rositani e che si sentiva un estraneo. Lui che ha sempre provveduto al mantenimento della propria famiglia, mentre qualcuno cercava di derubarlo con la complicità del fratello Giuseppe che con con la sua compagna Valeria complici anche noi a complottare per farlo separare da Maria Antonietta tutto per danaro e gelosie. Lui che non sapendo cosa inventare racconta che noi tutti volevamo togliere a Maria Antonietta la casa dove ha vissuto, dove lui stesso e tutta la sua famiglia è stato mantenuto dalla mia povera mamma per vent’ anni. Lui che cerca di falsificare la verità adducendo che la casa fosse stata lasciata a Maria Antonietta da mia madre, omettendo di dire che con la morte di mio padre nel 1990 quella casa è andata in successione alla moglie e ai tre figli.

Mentre la verità è che quei galantuomini dei mie fratelli non sono mai entrati a indagare su cosa facesse mia madre della sua pensione lasciando libera Maria Antonietta a gestire senza controllo tutto il suo patrimonio. Patrimonio che è stato invece in tutti quegli anni completamente prosciugato. Caro Ciro quei galantuomini dei miei fratelli avevano già deciso di dare tutto a Maria Antonietta pur avendo loro dei figli, la stessa cosa avrei io.

Tutti ti hanno voluto bene e trattato come un figlio e un nipote in famiglia Rositani. Mentre la verità è che non eri capace di tenerti un posto di lavoro, venivi invece puntualmente licenziato. Basta leggere anche i verbali del processo.

Lo dichiara il tuo ex datore di lavoro e non solo, lo dichiarano anche i tuoi stessi familiari. Sei stato tu che hai saputo mascherare bene ogni cosa fin da quel giorno che mia figlia in stato interessante di Annie è stata presa a calci da te in presenza di una tua zia. Parlo prima della nascita della tua prima figlia Annie. E poi potrei ancora continuare, ricordi quello schiaffo dato a Maria Antonietta durante una gita, e poi schiaffi e sputi davanti a una zia in casa di mia madre.

Poi quello schiaffone dato a tuo fratello minore quel giorno a casa di mia madre solo perché si era permesso di dirti di non trattare male Maria Antonietta. Sai quante volte tuo fratello scrisse su Messenger a mio figlio Danilo pregandolo di parlare con me per denunciarti. Ma Danilo ti voleva troppo bene per dirlo a me. E poi ricordi quella sera quando buttasti fuori di casa di mia madre la tua povera e dolce mamma che fu costretta quella notte a dormire a casa mia. Lei povera donna non mi disse nulla, soffriva in silenzio. Tutte cose che io ho saputo solo dopo di quel 12 marzo del 2019. E poi ricordi quella sera quando a casa mia e non di mia madre, ti sei preso a botte con tuo fratello Giuseppe.

RICORDI CHE DISASTRO CHE MISERABILE RICORDO DI QUELLA SERA, ARRIVARONO ANCHE I CARABINIERI. RICORDI GLI OCCHI IMPAURITI DEI TUOI NIPOTINI PRESENTI CARLOTTA E MATTIAS. ANCORA A CASA MIA CI SONO I SEGNI DI QUELLA SERA, VETRI ROTTI DEI QUADRI.

E poi ancora per non parlare delle vigilie di Natale e di fine anno del 2017. Ricordi in cucina cosa combinavi alla povera Maria Antonietta quando si recava a prendere le pietanze da portare in tavola. Ricordi Ciro tu ti alzavi dalla tavola e la seguivi col sorriso fino in cucina. Io felice ti guardavo con ammirazione pensando ma quanto è bravo Ciro si alza per aiutare mia figlia, sua moglie in cucina. Invece: calci pugni sputi parolacce.

Ricordi Ciro, tornavi a tavola e brindavi con tutti noi “auguri Carlo“. Ricordi quel finestrino della macchina di tuo padre parcheggiata in via Palmi rotto per sfregio con una grossa pietra davanti agli occhi di tuo padre, di tua mamma e di tutti noi affacciati al balcone. Ricordi Ciro che tu vigliacco in silenzio urlando rivolgendoti a tuo padre facendo la mossa dell’ombrello sei scappato via dopo che con una pietra avevi rotto il finestrino della sua macchina.

Ricordi quel pomeriggio, hai urlato dalla strada parole offensive al tuo povero papà affacciato con noi in balcone invitandolo con urli di scendere giù. Volevi massacrare di botte tuo padre certamente non abbracciarlo.

Noi tutti su quel balcone a tenere in casa quel povero uomo. E tu per rabbia hai scagliato sul finestrino della sua macchina una grossa pietra e poi vigliacco sei fuggito, no tu sei un buono non sei un violento.

Caro Ciro potrei ancora raccontare tanti altri episodi ma mi fermo qui perché per me non è bello raccontare queste cose di te. Tu non sei un agnellino come hai voluto far credere, tu sei un violento caro Ciro sano di mente. Tu sei un essere non essere dalla mentalità patriarcale grezza e criminale peggiorata di più negli ultimi anni dalla cattive compagnie che hanno infangato di sporcizie la tua mente da sempre sana e furba.

Tu sei un uomo intelligente furbo che hai saputo manipolare tutti noi e tutte le falsità che racconti oggi denotano la tua vigliaccheria e il tuo poco coraggio nel non voler ammettere di aver sbagliato e fatto del male a te stesso, a tua moglie, ai tuoi figli e alla tua famiglia. A tuo Padre e tua Madre che non lo meritavano.

Povere persone, ricordi anche davanti a me quante volte le hai trattate in una maniera disumana. Tu non hai mai chiesto perdono e sei sempre stato licenziato dai tuoi datori di lavoro. Come fai a dire tante falsità. Quello che hai fatto per te era giusto. Lo hai fatto perché da padre ti dico che sei una mela marcia purtroppo. Tu che ti senti Padrone Dio e Re in casa. Tu sei come si dice in Calabria un Masculo. E un masculo non si può far lasciare dalla moglie.

Non dico altro. Mi addolora parlare di te che ti ho tenuto in casa come un figlio. Hai sporcato ogni cosa che hai toccato. Di bello alla vita restano Annie e William cerca di cambiare se puoi fallo per loro, per i tuoi figli, i tuoi fratelli e i tuoi poveri genitori. Trova il coraggio e per una volta nella vita fai l’uomo, alzati in aula e chiedi in ginocchio perdono almeno a loro, ai tuoi figli.

Per me caro Ciro come andrà a finire il processo non ha importanza, io ho perso in ogni caso tutto. Ho perso come Padre e come uomo. Ho sbagliato perché non ho capito le sofferenze di mia figlia ma soprattutto non sono riuscito in tutti questi anni a capire te caro Ciro magari chi sa forse sarei riuscito per il bene che ti volevo e che ancora “rimane” ad aiutarti nonostante la tua malvagità.

Ma di tutto questo, e non smetterò mai di dirlo, la colpa vera è dello Stato. Di quello Stato che tenendo nei cassetti tutte quelle denunce presentate prima del delitto da mia figlia, ti ha dato la libertà di premeditare e di programmare il tuo delittuoso piano fin dal primo giorno che sei arrivato agli arresti domiciliari a casa dai tuoi genitori a Ercolano facendoti comprare da tua madre quel salvadanaio che rompendolo quella notte del 12 marzo ti è servito poi per la tua fuga…Riempire quelle tre bottiglie di benzina con mano ferma alla stazione di servizio sul viale Europa a Reggio Calabria.

Tu volevi uccidere la madre dei tuoi figli… ALTRO CHE TI E’ SCOPPIATA LA BOTTIGLIA IN MANO…E POI SAPPI CHE MIA FIGLIA IN RIANIMAZIONE, DOVE E’ RIMASTA UN MESE A LUGLIO DEL 2019 TRA LA VITA E LA MORTE, E’ ANDATA NON PER UN BLOCCO INTESTINALE MA PERCHE AVEVA IL LIQUIDO NEI POLMONI CHE LA STAVA AFFOGANDO E QUELLA NOTTE IL POVERO DANILO HA CERCATO DI SUICIDARSI PER IL DOLORE. MA TANTO A TE NON IMPORTA, TU NON HAI CUORE, TU SEI UN GIUSTO, TU SEI UN MASCULO.

Di una cosa sono certo, tu sei sano di mente. Lo sei sempre stato e continuerai ad esserlo. Che Dio ti aiuti Ciro. ..E Se lo stato non ti avesse lasciato libero a Ercolano senza braccialetto al piede privo di controlli Diavoletto in casa a scrivere sui Social e telefonare, forse tu oggi non ti saresti macchiato di un così atto criminale e disumano e saresti salvo tra le mura della galera.

Dove è giusto che tu debba rimanere ! Alle donne dico denunciate e non uscite dai palazzi delle forze dell’Ordine se non siete certe di essere tutelate e protette. Ai genitori dico, aprite gli occhi per non cadere nello stesso mio tranello ma in ogni caso dico ai genitori denunciate, mai farsi giustizia da se, non siamo Orchi come loro. A chi deve giudicare dico che la violenza è violenza e basta, e chi si comporta come Ciro di certo non è un pazzo…ma un vero e furbo criminale. Da Padre dico, è un figlio che va punito come merita.. E alla Giustizia dico non lanciamo messaggi sbagliati alla vita. La violenza è violenza e basta!

Papà Carlo.