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Locri: al Liceo Scientifico Zaleuco la raccolta delle olive

Studenti liceo locri

Locri: al Liceo Scientifico Zaleuco la raccolta delle olive. Progetto, seguito dal prof. Corrado Sità, in collaborazione con l’Azienda agricola del barone Macrì di Modi

“Due giornate dense ed avvincenti quelle vissute il 5 e 6 Novembre dagli allievi del liceo Scientifico Zaleuco di Locri, guidato dal Dirigente Carmela Rita Serafino, nei giorni 5 e 6 Novembre. Un vero e proprio lavoro di squadra, per un’attività oramai consolidata nella nostra scuola, che lega tradizione, cura del territorio e investimento produttivo: la raccolta delle olive da cui l’affermato “Olio di Zaleuco”. E’ quanto comunica la Prof.ssa Luisa Totino, Membro del Comitato per la Comunicazione del Liceo Scientifico “Zaleuco” di Locri. “Progetto, seguito dal prof. Corrado Sità, in collaborazione con l’Azienda agricola del barone Macrì di Modi (Gerace), facente parte delle attività di PCTO che la scuola garantisce per ottimizzare la formazione degli allievi, affiancando al percorso didattico l’esperienza sociale e lavorativa. Nato, all’inizio, per non disperdere l’abbondante produzione degli alberi d’ulivo, presenti nel cortile della scuola, è diventato, nel tempo, un appuntamento consolidato e atteso con delle finalità ben definite, non solo per la sua azione di salvaguardia delle tradizioni locali, ma anche per l’impegno di rilanciare una produzione propria di olio sul mercato, con tanto di etichetta. A tal proposito è doveroso soffermarsi sull’immagine che rappresenta l’olio di Zaleuco. Un’effigie del legislatore Zaleuco, inserita nella chioma rigogliosa di un albero d’ulivo con lunghe e articolate radici, dalle olive ben mature e pronte per essere raccolte da due rappresentanti della civiltà greca, attraverso la bacchettatura o bacchiatura. La simbologia è una mirabile sintesi tra passato, presente e futuro: la ricchezza delle antiche tradizioni elleniche, di cui siamo i continuatori e i custodi, si mantiene, con rispetto e cura, nel quotidiano come parte intrinseca di noi, come radici profonde che alimentano questa terra di valori e operosità, che non si esauriscono, ma si corroborano di sempre nuova energia vitale, ad abbellire di frutti di coraggio e creanza il nostro leggendario ambiente. L’impegno profuso nell’attività progettuale è sicuramente, per il nostro territorio, un esempio che ci fa capire come le nuove generazioni continuino a rispettare le nostre antiche usanze, mantenendo così in vita l’anima di una popolazione e le sue radici ben solide, ma calate nel nostro tempo, che può rendere gli usi e i costumi più fruibili attraverso le nuove tecnologie e strategie di mercato, investendo su di essi e tramutandoli in opportunità produttive ed efficaci, soprattutto dal punto di vista del riscontro equo e sostenibile. Quindi anche una semplice raccolta di olive e la conseguente produzione di olio può divenire, a tutto tondo, un intervento di cittadinanza attiva. Nel rispetto dell’ambiente un’iniziativa che riesce a riversarsi sul territorio, per il territorio, perché orientata al miglioramento della propria comunità scolastica, ma anche di quella civile e sociale. Il lavoro collaborativo aiuta i ragazzi a comprendere che il miglior risultato è sempre quello che viene fuori dall’unione delle forze di ognuno, nessuno escluso. Ciascuno di loro non ha messo solo la forza delle braccia, ma anche la forza delle proprie emozioni, la forza dei propri sogni. L’Olio di Zaleuco, così, non è solo il prodotto di un processo meccanico, scandito da ritmi ben definiti, ma l’essenza dell’animo calabrese, ricco di iniziativa, di intraprendenza, di desiderio di rivalsa e amore incondizionato per il proprio ambiente. Un sigillo indelebile di fedeltà al proprio passato e di proposità verso il futuro, che accompagna sempre e ovunque nel mondo, un olio “fuoriclasse” insomma. Ci aspettiamo, allora, altre iniziative da parte del Liceo Scientifico Zaleuco, che possano arricchirci e arricchire. “Bisognerebbe imparare dagli ulivi e lasciarsi modellare dal vento senza perdere il proprio carattere” (Fabrizio Caramagna)”, conclude.