fbpx

Il monumento ai Caduti Batteria Masotto di Messina: il sacrificio dell’eroico capitano nella battaglia di Adua

Monumento ai caduti Batteria Masotto

La storia e le origini del monumento ai Caduti Batteria Masotto di Messina: la statua che omaggia il sacrificio dell’eroico capitano e della batteria ‘siciliana’ nella battaglia di Adua

Passeggiando per le vie di Messina, ci si può imbattere in un monumento davvero particolare che non passa di certo inosservato: il monumento ai Caduti Batteria Masotto, situato nel Piazzale Batteria Masotto. Si tratta di una scultura in bronzo, raffigurante 3 militari in guerra, posti su una base quadrangolare con tanto di targhe nelle quali sono presenti i nomi degli ufficiali e dei soldati morti in battaglia. Ai lati del monumento sono disposti 3 cannoni appartenenti alle Batterie recuperati dai soldati.

Il monumento, fuso presso le Regie Fonderie di Torino e inaugurato il 20 Settembre 1899 alla presenza di S.A.R. il Duca D’Aosta, omaggia la memoria dei soldati che hanno perso la vita durante la battaglia di Adua, nel 1896. L’opera è molto cara ai cittadini di Messina, tanto che venne commissionata allo scultore Salvatore Buemi dietro una generosa raccolta fondi, che coinvolse anche altre città dell’isola. Il motivo legato all’importanza di tale monumento è presto detto. Il capitano Umberto Masotto (vicentino di origine), era al comando della 4ª Batteria della Brigata da Montagna agli ordini del maggiore De Rosa, denominata “Batteria Siciliana”, poiché era formata da ufficiali e soldati siciliani, quasi tutti montanari. La scultura vuole dunque commemorare i figli della Sicilia che hanno trovato la morte in una vera e propria tragedia.

La battaglia di Adua e l’eroico sacrificio

La guerra in Abissinia serviva a soddisfare le velleità colonialiste del Regno d’Italia, in particolare del governo Crispi, ma terminò in una clamorosa disfatta. La battaglia di Adua (1° marzo 1896), fu l’evento conclusivo nel quale le forze italiane comandate dal tenente generale Oreste Baratieri vennero sconfitte dall’esercito abissino del negus Menelik II.

Il capitano Umberto Masotto si sacrificò da eroe. Le truppe italiane si trovarono in balia degli abissini, sopraffatte nel numero e dalla violenza degli attacchi, dovettero battere in ritirata. Il generale Albertone però ordinò alle due batterie siciliane di restare sul posto, sparare fino all’ultimo colpo e sacrificarsi per coprire la ritirata degli altri. Il capitano accettò il suo compito con coraggio e riuscì a rallentare l’avanzata degli avversari. Quando ogni speranza era ormai vana, cadde su un cannone, impugnando la pistola nella mano destra, trafitto da lance e sciabole degli abissini.

Secondo alcune testimonianze, la notte prima dello scontro, il capitano Masotto disse ai suoi uomini: “se verrà un momento di dubbio e vi vedrete in pericolo, guardatemi in faccia; se vi accorgete ch’io ho paura, scappate pure, io vi autorizzo“. “Ed è rimasto – continua il Mercatellie con lui i suoi ufficiali e i suoi soldati, che gli volevano tanto bene. I quattordici cannoni, dopo aver sparato tutti i colpi, sono stati abbandonati al nemico, ma inservibili. Nel momento supremo vennero da pochi superstiti levati gli anelli e i piatti di forzamento e, dispersi giù per i burroni, non sono stati ritrovati“. Ricevette la Medaglia d’Oro al valor militare.