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Juventus, la Procura di Torino indaga su plusvalenze fittizie e intercettazioni: “macchina ingolfata, con tutta la merda che c’è sotto”

Gestione malsana delle plusvalenze, utili a ritoccare i bilanci: la Procura di Torino indaga sulla Juventus ponendo diverse operazioni di calciomercato sotto la lente d’ingrandimento. Diverse anche le intercettazioni telefoniche al vaglio degli inquirenti

Espressa conferma in merito alla ‘gestione malsana delle plusvalenze’, voce di ricavo caratteristica della gestione sportiva, talvolta utilizzata quale autentico strumento ‘salva bilanci’, cioè in modo distorto“. È quanto sostengono i pubblici ministeri della Procura di Torino nel decreto di perquisizione che nella tarda serata di ieri (26 novembre), ha portato alla luce  l’inchiesta sui bilanci della Juventus. Nel mirino alcune plusvalenze usate come “correttivo dei rischi assunti in tema di investimenti e dei costi connessi ad acquisti e stipendi ‘scriteriati'”. Nell’inchiesta sono indagati il presidente Andrea Agnelli, il vice Pavel Nedved, l’ex chief football officer Fabio Paratici, l’allora dirigente Marco Re e i due chief financial officer Stefano Bertola e Stefano Cerrato.

Le intercettazioni e la “gestione Paratici”

Diverse le intercettazioni al vaglio degli inquirenti. Secondo quanto riporta “Il Corriere.it”, in una di esse la Juventus sarebbe paragonata a una macchina ingolfata: “proprio gli investimenti oltre le previsioni del budget e gli ammortamenti e tutta la merda che sta sotto che non si può dire sono stati tra le cause dello squilibrio economico e finanziario che ha portato la società Juventus spa ad essere appunto paragonata a ‘una macchina ingolfata’“.

Nel decreto di perquisizione firmato dai pm Mario Bendoni, Ciro Santoriello e dall’aggiunto Marco Gianoglio si fa riferimento alla “gestione Paratici“, un vero e proprio metodo operativo: “sono emersi, in più casi, riferimenti alla gestione Paratici, soggetto posto al vertice dell’area sportiva fino al giugno 2021, e artefice della pianificazione preventiva delle plusvalenze“. Nelle intercettazioni si dice che: “hanno chiesto di fa’ plusvalenze“, e ancora: “che almeno Fabio, dovevi fa’ plusvalenze e facevi plusvalenze“.

Agnelli era a conoscenza di tutto

I vertici del club, compreso il presidente Andrea Agnelli, secondo le indagini, sarebbero stati a conoscenza di tutto: “per quanto emerso dalle attività di ascolto, i vertici del cda della società bianconera, in primis il presidente Andrea Agnelli, appaiono, di fatto, ben consapevoli della condotta attuata dall’ex manager bianconero e delle conseguenze estremamente negative sotto il profilo finanziario, non certo derivanti solo dal contesto pandemico in atto“. La conferma al telefono: “sì, ma non era solo il Covid e questo lo sappiamo bene!“.

Cristiano Ronaldo e i big

Diverse le operazioni finite sotto la lente d’ingrandimento di chi indaga. Il nome più eclatante è quello di Cristiano Ronaldo (non indagato): i militari hanno ricevuto dai magistrati l’incarico di cercare “documenti e scritture private” relative al contratto e alle retribuzioni arretrate di CR7.  C’è anche una scrittura privata attestante la sussistenza di un “obbligo non federale” a carico dell’Atalanta, nell’ambito della doppia operazione di trasferimento dei calciatori Merih Demiral e Christian Romero.

Grandi nomi e grandi giri milionari. Non convince l’operazione Pjanic-Arthur con il Barcellona. Il bosniaco era passato ai catalani con una valutazione di 60 milioni, il brasiliano è arrivato a Torino valutato 72 milioni: operazioni che hanno generato importanti plusvalenze. Importante anche lo scambio Cancelo-Danilo con il Manchester City, che aveva generato “un effetto economico positivo“, quindi una plusvalenza, “di circa 28,6 milioni di euro“, si legge nel comunicato stampa della Juventus dell’agosto 2019. Il portoghese era stato ceduto per 65 milioni alla squadra guidata da Pep Guardiola mentre il brasiliano era arrivato all’ombra della Mole per 37.

Le cessioni gonfiate dei giovani

Operazioni simili effettuate anche, secondo quanto riporta il decreto di perquisizione dei pm di Torino, con le “cessioni di giovani calciatori” con “corrispettivi rilevanti e fuori range“. Nel mirino la cessione di Audero alla Sampdoria e uno scambio di acquisti/cessioni di giovani. Operazioni simili anche con il Genoa: Rovella acquistato per 18 milioni dai bianconeri, in cambio di Portanova (10 milioni) e Petrelli (8 milioni). C’è poi l’acquisto dal Barcellona di Alejandro Marques Mendez, attaccante spagnolo ventenne ora in prestito al club spagnolo Cd Mirande’s, per 8,2 milioni di euro, in cambio del centrocampista brasiliano 23enne Matheus Pereira valutato 8 milioni di euro. Da ricordare anche l’acquisto dall’Olympique Marsiglia del ventenne Marley Akè per 8 milioni di euro, in cambio della cessione alla stessa cifra di Franco Tongya cresciuto nel vivaio della Juventus.

Secondo gli investigatori si tratta di “operazioni a specchio“, scambi a somma zero con assenza di movimento finanziario e presenza di un duplice effetto positivo sui bilanci della cedente e della cessionaria. “Sin dai primi accertamenti – spiegano gli investigatori – sono emersi indizi precisi e concordanti per ritenere che i valori sottesi ai trasferimenti in questione non siano stati oggetto di una fisiologica trattativa di mercato ma che si sia di fronte a operazioni sganciate da valori reali di mercato, preordinate ed attestanti ricavi meramente “contabili”, in ultima istanza fittizi”. La voce ‘Proventi da gestione diritti calciatori‘ era a quota 157,2 milioni nel bilancio 2018-19 e a 172 milioni nel bilancio 2019-20. Nell’esercizio 2020-21 si è fermata a quota 43,2 milioni, un’inversione di tendenza, “in parte correlata al contesto economico estremamente difficile per il settore a causa della pandemia“.