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Green Pass, il deputato Forciniti: “che umiliazione esibirlo per entrare in Parlamento. Non accetto discriminazioni per bambini e giovani” [INTERVISTA]

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Il deputato No Green Pass Francesco Forciniti critica lo strumento imposto dal Governo e reso obbligatorio anche nei luoghi di lavoro: “in Italia stiamo assistendo ad una pericolosa deriva autoritaria. Un pezzetto alla volta tutti i diritti stanno venendo messi in discussione”

Ha preso parte alle proteste a Trieste, ha anche mostrato la propria solidarietà a Stefano Puzzer per il Daspo ricevuto in seguito ad una particolare protesta tenuta a Roma. L’onorevole Francesco Forciniti in Parlamento è una delle “voci fuori dal coro” ed, in questo momento, insieme al gruppo L’Alternativa c’è, sta rappresentando quella parte di popolo italiano che si è detto chiaramente contrario al Green Pass e alla sua obbligatorietà nei luoghi di lavoro. “Sono stato presente in Piazza del Popolo dove Puzzer ha posizionato il suo famoso banchetto. Ritengo che la sua protesta sia una causa giusta e rappresenta tutti i lavoratori d’Italia”, ha affermato l’onorevole ai microfoni di StrettoWeb. “E’ in corso un vero e proprio attacco al diritto al lavoro, esattamente in continuità con quello che è successo negli ultimi decenni. Basti pensare all’abbassamento del livello dei salari, che rispetto agli Paesi nel nostro si è abbassato, o al tema della sicurezza sul lavoro su cui non si è mai posta la giusta attenzione. Ecco, invece di migliorare, potenziare, valorizzare il lavoratore si è imposta una tessera dell’obbedienza che di fatto costringe a doversi guadagnare un diritto. Qui non si discute dell’efficacia del vaccino, ma dello strumento del Green Pass e ritengo che chi protesta lo fa per una giusta causa”, spiega ancora il deputato calabrese, originario di Corigliano Calabro (provincia di Cosenza).

In Parlamento ha fatto presente il caso del provvedimento di allontanamento di Puzzer, chiedendo chiarezza al Ministro Lamorgese. Anche a Trieste il Prefetto ha deciso di vietare le manifestazioni. E’ per questo che lei parla di “pericolose derive autoritarie”?

“Assolutamente. Un pezzetto alla volta tutti i diritti stanno venendo messi in discussione. Stanno provando a far perdere il valore della Costituzione, un’arma di difesa per il popolo. Ricordo proprio che la nostra Costituzione si fonda sul diritto al lavoro, ma per esempio anche il diritto a manifestare viene attaccato. Per non parlare dell’Articolo 32 relativo alla sanità e alla libertà di scelta. In questo momento servirebbe uno Stato che proteggesse i suoi cittadini, si schiarasse dalla parte dei più deboli, promuovesse maggiori leggi sul welfare e strumenti per combattere la povertà, invece abbiamo una continua violazione dei diritti costituzionali. E tutto questo fa abbassare la fiducia del popolo nei confronti delle istituzioni”.

Perché ritiene si sbagliato il Green Pass sul lavoro? E’ secondo lei uno strumento di sicurezza, poteva essere strutturato in maniera differente, oppure è totalmente sbagliato?

“Ritengo sia sbagliato proprio concettualmente l’utilizzo di una tessera per farsi riconoscere, il Green Pass è stato interpretato dal Governo italiano. All’inizio, secondo quelle che era le decisioni iniziali dell’Europa doveva servire per risparmiare i tempi di quarantena per chi viaggiava da uno Stato all’altro del Continente. Doveva agevolare i cittadini dei Paesi dell’Unione Europa, invece adesso è diventato uno strumento di controllo che non può avere alcuna utilità per la sicurezza, perché ormai è acclarato che anche chi è vaccinato può contagiarsi e contagiare, ma per come è stato mostrato in Italia in molti lo hanno interpretato come è liberi tutti. Non è questa la soluzione per contenere la diffusione del contagio”.

In molte città italiane si stanno svolgendo proteste No Green Pass e inizialmente, forse per placare un po’ gli animi, era stato detto di una possibile abolizione del Certificato Verde dal 31 dicembre. Nelle ultime ore, invece, sembra che il Ministro Speranza stia pensando al prolungamento dello stato di emergenza. E’ realmente così? Quali notizie trapelano in Parlamento?

“Questo governo non ha mai rispettato il Parlamento, noi apprendiamo le notizie praticamente dai giornali. Basti pensare che ci sono membri della maggioranza ed i Ministri che sono chiamati a firmare documenti che non hanno neppure letto. In merito al prolungamento dello stato di emergenza, indiscrezioni dicono che sarà prolungato fino a marzo 2022, il Green Pass addirittura fino a giugno 2022. E’ una follia. Come fanno a sapere quale sarà la situazione epidemiologica sino ad allora? Come fanno a dire che servirà ancora la Certificazione Verde?”.

Quali sono, secondo lei, la ragioni per cui una parte del popolo italiano ha scelto di non vaccinarsi? E soprattutto, perché in Italia si è creato questo clima di “discriminazione” e non accade come per esempio nel Regno Unito, in Spagna, Svezia, Danimarca e in tutti quei Paesi in cui, dove non si fa alcuna distinzione e i tamponi sono distribuiti in maniera gratuita?

“La falla principale della strategia italiana è che si sta facendo una macelleria unica per diverse di età e popolazione, che di fronte al Covid hanno una reazione diversa. Secondo i numeri ufficiali dell’ISS, coloro che subiscono il Covid in maniera grave al 99% ha più di 75 anni, mentre chi muore al 97% soffre di una o più patologie pregresse. E’ chiaro qual è la fascia da tutelare e che per una persona anziana ritengo la vaccinazione consigliata. Adesso sembra che la vaccinazione sarà resa disponibile anche per i bambini dai 5 anni, non trovo le ragioni. Questo tipo di approccio, l’errata comunicazione sono i motivi per cui il popolo ha sempre meno fiducia rispetto alle scelte del Governo. Mi riferisco ala discordanza delle informazioni sui vaccini, i passaggi a vuoto su Astrazeneca, che prima andava bene per i giovani, poi per gli adulti, infine è stato tolto definitivamente. Ma c’è grande incoerenza anche sulla durata della protezione, visto che inizialmente ci dicevano che gli effetti di questi vaccini sarebbero durati anni, adesso invece dobbiamo fare un richiamo ogni sei mesi. Io non sono no vax, ci tengo a precisare, i vaccini possono essere strumenti utili. Ma la strategia della vaccinazione di massa cozza con il principio di precauzione, visto che è ormai acclarato ci sono delle reazioni avverse potenzialmente anche molto gravi, pur riguardando una percentuale bassa”.

Recentemente il senatore Granato ha “reagito” all’obbligo di Certificazione Verde, rifiutandosi di esibirlo prima di entrare in Senato. Che lei sappia, quanti sono i parlamentari sprovvisti di Green Pass da vaccino?

“Noi del gruppo L’alternativa c’è abbiamo una linea chiaramente contraria, ma penso che se ci rifiutassimo di esibire il Green Pass per entrare in Parlamento faremmo soltanto il loro gioco, di chi vuole emarginare, ghettizzare, etichettare. Noi che abbiamo la possibilità di protestare nelle sedi opportune, non dobbiamo fare un regalo a chi invece vuole approvare questi tipi di leggi, che senza la presenza di chi si oppone vengono fatte più velocemente. Rispetto comunque la protesta della collega, che ha scelto di farlo in maniera roboante, nel merito le do ragione perché è incostituzionale che per votare le leggi in Parlamento si debba esibire il Green Pass, io mi sento addirittura umiliato a doverlo esibire prima di entrare in aula, ma in questo momento è meglio che si faccia perché c’è bisogno portare avanti la voce di coloro che non sono d’accordo”.

Lei crede che i vaccini siano l’arma per uscire dalla pandemia? E se lo sono, come si concilia la vaccinazione di massa con la persistenza di restrizioni e limitazioni? Quanto tempo gli italiani dovranno tenere conto di queste misure?

“Se ancora oggi siamo costretti a rispettare tante restrizioni, nonostante abbiamo quasi raggiunto il 90% di italiani vaccinati in età vaccinabile, significa che qualcosa non è andata come doveva andare. In ogni caso vedo che con le dovute accortezze gli italiani stanno cominciando a ritornare alla normalità. Hanno riaperto i cinema, gli stadi, i ristoranti, ma quel che non accetto è che si faccia ad esempio una discriminazione che punisca i minorenni. Ritengo assurdo che un ragazzino di 15-16 anni, per cui legittimamente i genitori non vogliono che si vaccinino contro il Covid, non possa svolgere alcune attività rispetto ai propri coetanei. Posso capire che ciò possa essere utile per chi ha 60 anni, perché con il virus potrebbe rischiare, ma per i giovani non lo accetto. E’ una discriminazione sbagliata, che fa perdere fiducia nelle istituzioni, produce solamente una sorta di psicologia inversa e con la costrizione non si va da nessuna parte”.