fbpx

C’è ben poco da festeggiare: Reggio Calabria ha perso (di nuovo)

processo miramare falcomatà

Reggio Calabria ieri ha perso di nuovo: quindi, mi chiedo, cosa c’è da festeggiare?

Festeggiare? Ma festeggiare per cosa, esattamente? Vorrei capire, fatemi capire. E’ una delle parole ricorrenti, da ieri pomeriggio, e cioè da quando il Giudice si è espresso sul Processo Miramare condannando Falcomatà e diversi Assessori. Hanno pagato, per ora, ma sono da considerarsi innocenti fino al Terzo Grado di giudizio. E, anche se fossero colpevoli, anche se fossero i peggiori criminali, e anche se fossero definitivamente condannati per questo o per reati ben più gravi – perché, parliamoci chiaro, non si può considerare questo un reato gravissimo – c’è ben poco da festeggiare, ma davvero. E lo sapete perché? Perché oggi non ha perso Giuseppe Falcomatà – ammesso che abbia perso – ma ha perso Reggio Calabria, tutta. Di nuovo. Ancora. Per l’ennesima volta soprattutto negli ultimi 10 anni. E, quantomeno io personalmente, non ho alcuna voglia di festeggiare quando perde Reggio Calabria, quando perde la mia città, quella in cui sono nato e quella che ancora – nonostante tutto, nonostante i suoi difetti, le sue storture e le sue ingiustizie – mi fa battere il cuore.

Ogni volta che Reggio Calabria tocca il fondo, e lo ha fatto spesso di recente, si pensa che possa esserci una nuova rinascita. Di solito è così, nella vita, è il suo ciclo naturale: dopo aver toccato il fondo, ci si rialza. Ecco, Reggio Calabria il fondo l’ha toccato, ma col tempo scava sempre di più, è sempre più profondo, quasi senza fine. E, quando accade questo, allora non ci resta che festeggiare. Reggio Calabria, o comunque una sua parte, ha festeggiato quando è stato sciolto (ricordiamolo, prima volta nella storia per un capoluogo di provincia) il Comune nel 2012. Ha festeggiato per un qualcosa su cui in realtà c’è solo da vergognarsi e nascondere la testa sotto la sabbia. Al di là della scelta, giusta o ingiusta, abbiamo visto, negli anni a venire, il motivo per cui c’era ben poco da festeggiare. Reggio Calabria, o comunque una sua parte, ha festeggiato quando è stato fatto fuori Scopelliti, prima indagato, poi dimissionario, poi dietro le sbarre. E, guardando le sorti successive di Regione e Comune, non è che le cose siano andate meglio. E infatti, ancora, Reggio Calabria, o comunque una sua parte, ha festeggiato lo scorso anno, perché era riuscita a scacciare la Lega, quella brutta, sporca e cattiva, quella che non vuole bene al Sud e quella a cui la città non si lega”. E pensare che a festeggiare “l’uscita” di Falcomatà sono proprio coloro che avevano voluto riconfermarlo, il Sindaco, e che neanche pochi giorni dopo si lamentavano. Ma intanto lui era stato scelto dal popolo, democratico, nell’atto più democratico che esista in un paese sviluppato su questa Terra. E nulla si può dire su questo. Lui è il Sindaco perché la gente lo ha scelto ed è giusto così.

L’insegnamento, in tutto questo, è che quando la politica perde non ci sono tifoserie e fazioni, non esiste Destra e Sinistra, non esistono quelli più belli e più bravi e quelli più brutti e cattivi, quelli più capaci e meno capaci o quelli più intelligenti e quelli più stupidi. Quando perde Reggio Calabria perdono tutti: quella Sinistra che da 7 anni non ha portato nulla di buono in termini di crescita e sviluppo e quella Destra che è riuscita a fare anche peggio, tra discutibili scelte di candidati e inconsistenza in ogni sua essenza. La politica, negli ultimi anni, proprio da quando “abbiamo iniziato a festeggiare”, non è stata politica. E lo dimostra la scarsa affluenza alle urne e il distacco sempre più consistente della gente proprio da quella politica che una volta riempiva le piazze. E quindi mettiamola da parte, la politica, dopo fatti del genere. Posiamo trombette e bandiere e smettiamola di festeggiare, perché da festeggiare non c’è niente, proprio niente.

Iniziamo a festeggiare per tutte quelle infrastrutture che, sì, quella rinascita potrebbero influenzarla positivamente, nel nostro territorio, dal Ponte sullo Stretto al Museo del Mare passando per il Mediterranean Life. Per quello, dobbiamo tifare. Tifare perché la politica – se c’è, esiste, si fa viva – spinga per avviare i progetti. Perché se continuiamo ad esultare per la condanna di un uomo – tra l’altro ancora innocente e che, a prescindere dai suoi errori, è comunque un uomo come tutti noi – allora non abbiamo capito proprio nulla…