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“Tutta colpa della Fata Morgana”, il fenomeno naturale e la leggenda della maga che danno il nome al film

Su Rai 1 il film “Tutta colpa della Fata Morgana”: scopriamo il fenomeno naturale, la figura del mito e la leggenda messinese che danno il nome al film

Questa sera, in prima serata su Rai 1 andrà in onda il film “Tutta colpa della Fata Morgana“, diretto dal regista Matteo Oleotto, parte della collana “Purchè finisca bene”. Un film girato fra Scilla, Pizzo Calabro e Briatico, che mostrerà dunque gli splendidi paesaggi calabresi sulla tv di Stato. Il titolo fa riferimento a un personaggio particolare, non presente nel film. Eppure, fra qualche inganno e un po’ di malizia nel suo rapporto con l’imprenditore Claudio (qui la trama completa del film), la protagonista Gabriella potrebbe metaforicamente impersonare la famosa fata della mitologia. Non soltanto letteratura e leggende, quello della Fata Morgana risulta essere anche un particolare fenomeno ottico che rende Sicilia e Calabria, in determinati giorni di agosto e settembre, quando il sole è nel punto più alto del cielo, così vicine da potersi sfiorare.

Il mito della Fata Morgana

Nel mito Morgana viene associata ad una potente maga (da qui il soprannome fata, relativo alla figura dei Sidhe della mitologia celtica). Il personaggio potrebbe essere ispirato dalla dea celtica Modron o da Morrigan, dalla quale prende il nome. Nelle opere relative al ciclo del Lancillotto in prosa del XIII secolo essa diventa una pericolosa nemica di Re Artù. Nella tradizione del ciclo arturiano, Morgana è la maggiore di 3 sorelle (Elaine e Morgause), figlia del duca Gorlois di Cornovaglia e di Igraine. La madre ebbe anche un figlio illegittimo, Uther Pendragon, che cresciuto da mago Merlino divenne poi re Artù. Morgana imparò le arti magiche da Merlino, ma fu sempre gelosa del fratellastro Artù e della bella moglie Ginevra e si adoperò spesso per metterli fuori dai giochi.

In “La morte di Artù” (Thomas Malori XV secolo), Morgana viene invece affidata a un convento di suore nel quale mostra fin da subito di avere straordinarie capacità magiche (poteva trasformarsi in animali e oggetti). Mago Merlino ne intuisce subito la pericolosità e convince re Uther di Britannia, che aveva preso in moglie Ingrain (la madre della maga) dopo averne ucciso il marito in battaglia), ad allontanare la bimba dalla corte. Una volta cresciuta, Morgana si sposa con il re Urien di Gore e partorisce il figlio Ywain, covando sempre un certo astio verso il fratellastro Artù che deciderà di eliminare.

La magar riesce a sottrarre Excalibur con l’inganno, sostituendola con una copia, per poi costringere Artù a combattere contro Accolon al quale viene affidata la vera Excalibur. La spada magica però torna improvvisamente nelle mani del suo vero proprietario che uccide Accolon e vince il duello. Successivamente Morgana prova a rendere prigioniero e amante Ser Lancillotto, ma il cavaliere della Tavola Rotonda rifiuta perché innamorato della regina Ginevra, moglie di Artù. Morgana tenterà più volte di screditare re e regine, unendosi anche al complotto che distruggerà la Tavola Rotonda e manderà in rovina il regno di Britannia. Alla fine però, Morgana avrà un ruolo positivo: si riconcilierà con il fratellastro, ormai morente dopo l’ultima battaglia, portandolo ad Avalon per curarne le ferite.

La leggenda dello Stretto di Messina

La figura della Fata Morgana è ben nota su entrambe le sponde dello Stretto: celebri le sue illusioni che distorcono lo spazio e la distanza degli oggetti, traendo in mortali inganni le malcapitate vittime. La leggenda fa riferimento al periodo delle invasioni barbariche dell’Alto Medioevo. Un re barbaro, giunto a Reggio Calabria, rimase molto colpito alla vista della Sicilia all’orizzonte, chiedendo ad una bella donna (la Fata Morgana) il modo per poterla raggiungere. La maga fece apparire l’isola a pochi passi dal re che una volta gettatosi in acqua, convinto di poterla raggiungere in breve tempo, finì preda dell’illusione e morì affogato senza poterla mai raggiungere.

Un’altra leggenda fa riferimento a Ruggero d’Altavilla e a un’altra tentazione della maga. Morgana si presentò al suo cospetto, in quel di Reggio Calabria, più bella che mai su un carro bianco e azzurro misteriosamente apparso, tirato da sette cavalli bianchi con le criniere azzurre. La fata propose il suo aiuto al re fornendogli un vascello magico e un esercito per raggiungere la Sicilia, distante apparentemente solo pochi metri, favorendone la liberazione dalla dominazione araba. Ruggero d’Altavilla, saldo nella sua fede cattolica, respinse la proposta e rimandò la liberazione dell’isola di un anno, riuscendo nell’impresa con le sue sole forze.