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Champions League, l’Inter arresta lo Sheriff e torna in corsa: Milan ko con il Porto, ancora fra i dubbi arbitrali

Foto di Matteo Bazzi / Ansa

L’Inter trova la prima vittoria della stagione in Champions League battendo 3-1 lo Sheriff Tiraspol: il Milan si arrende 1-0 in casa del Porto, ma recrimina contro l’arbitro Brych

Le due milanesi chiamate a dare una netta sterzata al proprio cammino in Champions League: solo una c’è riuscita. L’Inter trova il primo successo stagionale fuori dai confini italiani, il Milan la terza sconfitta in altrettante gare. I nerazzurri ospitano a San Siro la cenerentola d’Europa, lo Sheriff Tiraspol che fin qui aveva battuto Real Madrid e Shakthar. Partita da non sbagliare per i ragazzi di Inzaghi che, al netto di qualche disattenzione (gol del pari di Thill), liquidano la pratica con un netto 3-1 che porta le firme di Dzeko, Vidal e De Vrij. Inter che, complice il 4-0 del Real Madrid allo Shakthar, ritorna in corsa al terzo posto a 2 punti dagli spagnoli e dallo Sheriff in testa con 6 punti.

Altra serata amara per il Milan. Terza sconfitta consecutiva per il Milan nelle gare europee, ultimo a zero punti in un girone tosto, come ci si aspettava dopo il sorteggio. Rossoneri che trovano uno degli avversari peggiori ai quali accoppiarsi per modo di giocare, il Porto di Conceicao tutto corsa, grinta e una buona dose di legnate quando serve. Chiedere alla Juventus della passata stagione per eventuali recensioni. Partita fisica, nervosa, spezzettata. Una gara che il Milan fatica a fare sua e nella quale invece il Porto si trova benissimo. La gara si sblocca però solo nella ripresa, complice una svista arbitrale: Taremi travolge Bennacer e permette a Diaz di trovare il gol del vantaggio. Nè l’arbitro Brych nè il Var fischiano una netta e volontaria spinta ai danni del calciatore algerino. Milan che si ritrova a protestare nuovamente contro una gestione arbitrale dubbia, anche nel metro di giudizio spesso differente in occasioni simili, dopo i disastri di Chakir contro l’Atletico. Alibi che di sicuro non basta a giustificare una partita opaca, contro un avversario ostico.