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Messina, il Garante della Privacy piomba sul Commissario anti-Covid: “avrebbe fornito ai sindaci la lista dei nominativi dei residenti non ancora vaccinati”

infermiere-vaccino Foto Ansa

Il Garante ha avanzato degli accertamenti sulla notizia e nel decalogo ricorda che “è vietato raccogliere il motivo della mancata vaccinazione degli assistiti, rispettando il principio di non discriminazione, in base al quale deve essere garantito che non ci sia nessuna conseguenza negativa nei confronti di coloro che eventualmente non rispondano alla campagna di sensibilizzazione”

Continua l’azione del Garante per la privacy nei confronti di iniziative volte a promuovere la vaccinazione anti Covid-19 non in linea con la normativa in materia di protezione dei dati personali. L’Autorità ha inviato una richiesta di informazioni al Commissario ad acta per l’emergenza da Covid-19 di Messina, Alberto Firenze, il quale, secondo quanto riporta l’agenzia Dire, avrebbe consegnato ad alcuni sindaci la lista dei nominativi dei residenti sul loro territorio non ancora vaccinati. Con la richiesta, indirizzata anche all’Azienda sanitaria provinciale di Messina ed al suo Dpo, il Garante intente verificare se vi sia stata effettivamente la comunicazione dei nominativi ai sindaci in contrasto con quanto previsto dall’ordinanza del Presidente della Regione Siciliana n. 84/2021, la quale invece prevede la comunicazione del solo numero dei vaccinati giornalieri.

L’Autorità, inoltre, intende accertare il rispetto delle indicazioni fornite con il decalogo sul corretto trattamento dei dati nell’ambito delle azioni promozionali per la vaccinazione anti Covid-19, inviato a fine luglio a Regioni e Province autonome. In base al decalogo, Regioni e Province autonome devono individuare soluzioni che vedano coinvolti solo soggetti del Servizio sanitario nazionale che hanno in cura la persona, anziché enti territoriali (es. Comuni). Auspicabile in questo senso il coinvolgimento dei medici di famiglia cui è nota la situazione sanitaria degli assistiti, anche riguardo ad aspetti che sconsigliano la vaccinazione in assoluto o temporaneamente. Per lo svolgimento di tali attività, Regioni e Province autonome, devono, inoltre, avvalersi dei Sistemi informativi regionali – cui sono collegati i medici di medicina generale per l’accesso all’anagrafe nazionale vaccini – senza creare nuove banche dati o duplicare quelle già esistenti. Nel decalogo, il Garante ricorda, infine, che “è vietato raccogliere il motivo della mancata vaccinazione degli assistiti, rispettando il principio di non discriminazione, in base al quale deve essere garantito che non ci sia nessuna conseguenza negativa nei confronti di coloro che eventualmente non rispondano alla campagna di sensibilizzazione”.