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Statua spigolatrice, parla la sessuologa Spina: “le donne comunicano con il corpo e il piacere sessuale passa mostrandolo”

Statua spigolatrice, parla la sessuologa Spina: “le donne comunicano con il corpo e il piacere sessuale passa mostrandolo. Anche le spigolatrici potevano avere un corpo sexy”

La sessuologa Rosamaria Spina è intervenuta questa mattina nel programma “Genetica Oggi”, condotto da Andrea Lupoli su Radio Cusano Campus, riguardo alle polemiche sulla statua della Spigolatrice di Sapri: “si grida troppo al sessismo quando si parla del corpo femminile. Io non credo che questo faccia bene alle donne. Ci si dimentica sempre che noi donne siamo anche corpo, che ci esprimiamo anche attraverso il corpo. Se arriviamo alla negazione del corpo, per non essere ‘sessisti’, si sta in realtà raggiungendo un elevatissimo livello di ipocrisia. La tutela della donna non avviene rinnegando il corpo, anzi il corpo femminile andrebbe anche esaltato. Si dice sempre che l’aspetto non conti quando sappiamo invece che tutti noi ci misuriamo anche con questa dimensione. Mi chiedo che male ci sia ad avere un bel corpo con sopra una bella testa?!”. “Non è una questione di forme, ma di corpo in quanto tale. Se un artista ha una visione più erotica di una spigolatrice non credo ci sia nulla di male. Il problema del sessismo non lo risolviamo certo rimuovendo la statua della spigolatrice. I social sono pieni di immagini che mettono le donne in una determinata luce, cosa facciamo? Li chiudiamo? Dovremmo vietare la pornografia? Dovremmo vietare certi film? Penso che sia tutto molto eccessivo per questi tempi”. “La nostra fisicità rappresenta parte della nostra identità, racconta chi siamo. Molte problematiche che avvengono a livello della sfera sessuale avvengono perché non ci si riesce a vedere nel proprio corpo. Il piacere sessuale passa anche dal corpo, dal mostrarlo e dal sentirsi bene dentro di esso”. “Il sessismo e la tutela della donna dovrebbe passare attraverso leggi che non ci sono e che dovrebbero tutelare le donne, non attraverso la critica a certe immagini”, conclude.

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