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Reggio Calabria, si è conclusa la prima assemblea popolare ad Archi sul randagismo

Reggio Calabria: si è tenuta sabato 4 settembre l’assemblea pubblica “Il randagismo ad Archi. Analisi e prospettive per la tutela dei cani e la sicurezza dei cittadini”

Si è tenuta sabato 4 settembre c.a. l’assemblea pubblica “Il randagismo ad Archi. Analisi e prospettive per la tutela dei cani e la sicurezza dei cittadini”, organizzata dai residenti di Archi e alla quale hanno partecipato singoli cittadini in rappresentanza rispettivamente delle circoscrizioni di Catona, di Gallina, di Pellaro, di Gallico e di S. Caterina, della zona Rione Marconi, un veterinario, un avvocato e alcune associazioni animaliste. Il dibattito si è aperto con i residenti che lamentano “degli atteggiamenti minacciosi e aggressivi dei cani randagi subiti in prima persona e subiti da altri familiari ormai da diversi mesi. Una volta messe a verbale queste dichiarazioni si è proceduto a dibattere gli argomenti all’ordine del giorno: il quadro normativo nei vari livelli di governo, fino al Regolamento Comunale “Tutela dei diritti degli animali e dell’ambiente e prevenzione al randagismo” all’interno del quale vi è istituita – ma mai costituita – la “Consulta per la tutela degli animali”. In Italia la tutela degli animali e la lotta al randagismo rientrano nelle normative, infatti la Legge n. 281 del 14 Agosto 1991, recita: “Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali d’affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, maltrattamenti ed il loro abbandono al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente”. La Regione Calabria regolamenta la tutela degli animali con la Legge Regionale n. 41 del 5 Maggio 1990 recante “L’istituzione anagrafe canina, prevenzione al randagismo e protezione degli animali” e la Legge Regionale n. 4 del 3 marzo 2000 recante “Modifiche alla legge regionale n. 41/1990″. A Reggio Calabria, nel 2017, è stato deliberato, dal Consiglio Comunale, il Regolamento “Tutela dei diritti degli animali e dell’ambiente e prevenzione al randagismo”. Proprio il predetto documento è stato al centro della discussione in quanto si è constatato che l’amministrazione politica, al netto di vaniloqui e sindrome degli annunci, non ha applicato il predetto regolamento – ad eccezione della nomina del Garante nell’agosto scorso, durante la campagna elettorale (altro reato commesso) – né ha vigilato affinché venisse rispettato, soprattutto ai sensi dell’art. 31 del Regolamento. Ricordiamo sorge in capo al Sindaco la delega “Lotta al randagismo e benessere degli animali”, sindaco che mai in 7 anni ha saputo gestire questa situazione, abbandonando le associazioni e i volontari al proprio destino. Si è constatato che i cani randagi sono un pericolo per la salute e l’incolumità dei cittadini: trasmettono malattie infettive, aggredisco i passanti o li impauriscono con atteggiamenti minacciosi, attaccano altri animali domestici a passeggio, attaccano il bestiame e gli allevamenti, causano incidenti stradali. Atteso che né l’ASP né la Polizia Municipale hanno mai adempiuto ai doveri che la legge gli impone, ad esempio uno dei servizi che l’autorità sanitaria dovrebbe garantire è quello del c.d. accalappiacani, mentre la Polizia Municipale deve notificare la segnalazione del ritrovamento di cani randagi all’autorità sanitaria e deve vigilare affinché essa intervenga (art. 53 del Regolamento), come riportato all’art. 29 del Regolamento, ma del tutto disatteso considerate le miriadi di segnalazioni – andate a vuoto – da parte dei cittadini esasperati. Infine, nella fattispecie non sono stati rispettati gli articoli n. 35 (Istituzione del cane di quartiere) e n. 56 (Istituzione della consulta per la tutela dei diritti degli animali). Nell’ultima fase del dibattito è stato ribadito come nessuno vuole che avvenga quanto avvenuto al Rione Marconi nel novembre 2019, ad Archi nel febbraio del 2020 e, soprattutto ad Arghillà dieci giorni fa, in cui alcuni randagi, purtroppo, ci hanno rimesso il pelo. Infine, si è deciso all’unanimità di aprire un fronte popolare per avviare una fase di interlocuzione con soggetti istituzionali preposti, per predisporre una raccolta firme, per abbozzare una denuncia da trasmettere alla Procura delle Repubblica e, infine, per organizzare altre assemblee pubbliche dedicate al randagismo in altri quartiere abbandonati come lo è, da 7 anni, la X Circoscrizione di Archi”.