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Reggio Calabria: nuovo incontro con il Circolo Culturale “L’Agorà” sul tema “1921-2021: nel centenario della nascita di Nino Manfredi”

Reggio Calabria, con il patrocinio dell’Amministrazione Provinciale di Frosinone e del Comune di Castro dei Volsci, il Circolo Culturale “L’Agorà” organizza, in remoto, un’apposita giornata di studi sul tema “1921-2021: nel centenario della nascita di Nino Manfredi”

Con il patrocinio dell’Amministrazione Provinciale di Frosinone e del Comune di Castro dei Volsci, il Circolo Culturale “L’Agorà” organizza, in remoto, un’apposita giornata di studi sul tema “1921-2021: nel centenario della nascita di Nino Manfredi”. Nino Manfredi è figlio di contadini, anche se il padre si guadagna poi i gradi di maresciallo in polizia ottenendo il trasferimento a Roma. Nino è il primogenito ma non sembra promettere bene: scappa più volte dal collegio religioso in cui è stato iscritto da semiconvittore, contrae la tubercolosi a 17 anni e cresce in sanatorio. Tre o quattro volte le sue condizioni si aggravano al punto che gli venne data l’estrema unzione. Poi arrivarono gli americani e con loro l’antibiotico. Ma in sanatorio accadde anche altro: grazie a un’esibizione della compagnia teatrale di De Sica, si innamora della recitazione. Guarito, si iscrive all’università, ma passa le sere a recitare in un teatrino parrocchiale. Dopo l’8 settembre scappa in montagna col fratello e a guerra finita sembra mettere la testa a posto: torna all’università (per far contenta la famiglia) e in contemporanea si iscrive all’accademia d’arte drammatica. Qui trova in Orazio Costa il suo mentore e, davanti alla commissione d’esame dell’università mette subito in chiaro quali sono i suoi progetti futuri: “Signori professori io vi giuro, l’avvocato non lo farò mai”, avrebbe detto nel racconto che ne faceva la moglie Erminia Ferrari. “E allora perché si starebbe laureando in giurisprudenza? Che cosa vuole fare?”, fu la replica dei docenti. “Frequento l’accademia nazionale di arte drammatica, ho sempre voluto fare l’attore”. “E adesso sta lavorando a qualcosa in particolare?”. “Arlecchino servitore di due padroni, di Carlo Goldoni”. “Bene, si esibisca”. Dopo aver accontentato la famiglia con una stentata laurea in legge, debutta in teatro con Tino Buazzelli nella compagnia Maltagliati-Gassman, per lo più vedendosi affidare ruoli drammatici di autori contemporanei. Passa poi alla scuola del Piccolo Teatro di Milano con Giorgio Strehler (che lasciò nel 1951 con la battuta: “Aho, ma qui nun se ride mai”), per tornare infine, di nuovo a Roma, con Eduardo De Filippo. Nella stagione ’52-’53, mentre con Paolo Panelli e Bice Valori stanno provando al Teatro Eliseo di Roma, il grande Eduardo prende da parte Manfredi e gli dice: “Tu puoi essere il mio erede”. E la replica fu: “Non sono e non posso essere il tuo erede. Non sono e non sarò mai grande come te”. All’inizio degli anni ’50 con gli amici Paolo Ferrari e Gianni Bonagura si impone alla radio in siparietti leggeri, tra varietà e commedia musicale (conosce bene le note, sa suonare e cantare). Alla radio trova altri maestri come Vittorio Metz, Dino Verde, Marcello Marchesi che ne intuiscono il talento comico. Ma la sua non è solo una voce radiofonica, intraprese infatti anche una carriera di doppiatore che lo portò ad essere la voce di Marcello Mastroianni, Renato Salvatori e persino di Mike Bongiorno. Alla metà degli anni ’50 ha la prima occasione reale con il film Lo scapolo, di Antonio Pietrangeli e con Gli innamorati di Mauro Bolognini. Ma il 1955 rimarrà fondamentale nella sua vita soprattutto per il matrimonio con l’adorata Erminia Ferrari (all’epoca indossatrice) che gli darà tre figli e sarà la sua compagna fino alla fine. Alla fine del decennio conquista il Teatro Sistina con Un trapezio per Lisistrata (partner di Delia Scala) e poi trionfa nel ’62 con Rugantino, sempre grazie a Garinei e Giovannini. Ma intanto inizia il suo successo al cinema. Il decennio successivo esplode la commedia all’italiana e finalmente Nino Manfredi è tra i protagonisti del nostro cinema. Da Anni ruggenti (1962) a Nell’anno del Signore (1969). E ancora: Dino Risi Straziami, ma di baci saziami, Ettore Scola Riusciranno i nostri eroi. È però legato agli anni ’70 il momento d’oro dell’attore che diventerà anche regista e sceglie in piena libertà le sue maschere: Girolimoni, il mostro di Roma per Damiano Damiani; l’emigrante di Pane e cioccolata per Franco Brusati, il baraccato di Brutti, sporchi e cattivi ancora con Scola, il prete di In nome del Papa Re con l’amico più caro, Luigi Magni. Dietro la macchina da presa si afferma subito con l’autobiografico Per grazia ricevuta nel 1971, ma aveva fatto le prove generali da regista dieci anni prima con lo splendido Avventura di un soldato, episodio interamente muto nel film a più mani L’amore difficile. Sempre negli anni ’70 partecipa a due delle avventure cinematografiche più belle della sua carriera: con Luigi Comencini crea un indimenticabile Geppetto per la versione televisiva di Pinocchio (1972) e due anni dopo con Ettore Scola dà vita a quel ritratto corale di una generazione che chiude un’epoca della commedia all’italiana grazie al magico incontro fra lui, Vittorio Gassman, Stefania Sandrelli e Stefano Satta Flores sul set di C’eravamo tanto amati. Grazie al successo, in tv compare più spesso e si impone anche come cantante portando nella hit parade Tanto pè cantà, versione rivisitata del classico di Ettore Petrolini, e poi calcando il palcoscenico di Sanremo; dagli anni ’80 in poi ritrova il teatro con un paio di testi da lui stesso scritti e diretti, abbraccia la pubblicità diventando un’icona grazie al talento di Luciano Emmer e all’incantevole coppia con la “nonnina” Nerina Montagnani per una marca di caffè. Sullo schermo appare sempre meno e il suo canto d’addio nel 2003, La fine di un mistero con la regia di Miguel Hermoso, gli vale le lodi della critica e il Premio Bianchi alla mostra di Venezia. Subito dopo la fine delle riprese un ictus lo porta in fin di vita e, dopo un rapido succedersi di miglioramenti e ricadute, Nino Manfredi muore a 83 anni il 4 giugno del 2004.Da queste cifre la nuova conversazione organizzata in remoto dal Circolo Culturale “L’Agorà”, avente come tema “1921-2021: nel centenario della nascita di Nino Manfredi”, alla quale parteciperà in qualità di relatore Antonino Megali (socio e vice presidente del sodalizio organizzatore).Tenuto conto dei protocolli di sicurezza anti-contagio e dei risultati altalenanti della pandemia di COVID 19 e nel rispetto delle norme del DPCM del 24 ottobre 2020 la conversazione sarà disponibile, sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, a far data dal 24 settembre.