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Reggio Calabria, le riflessioni di Nino Liotta: “il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sarà l’ultima chiamata per cambiare la regione”

Nino Liotta

Liotta: “dobbiamo reagire immediatamente a 25 anni perduti! L’opportunità di un cambio di rotta per fortuna non manca: trasformare il piano Next Generation EU in Next Generation Calabria”

“La stagione estiva volge ormai al termine e per il turismo si avvicina il tempo dei bilanci. In attesa che vengano resi noti i dati ufficiali sulle presenze nella nostra regione, si coglie tra gli operatori un diffuso senso di soddisfazione. Un fattore indubbiamente positivo, nell’estate dei green pass e delle perduranti limitazioni causate da una pandemia ancora in corso. Con questo mio intervento, tuttavia, vorrei tentare di andare oltre al mero dato numerico delle presenze, focalizzando piuttosto la riflessione su un punto troppo spesso ignorato dal dibattito pubblico: ovvero, a quali portatori di interesse debba rispondere il turismo calabrese. Non suoni come un tecnicismo per addetti ai lavori, quanto come il punto di partenza di ogni strategia di sviluppo di un territorio storicamente e strutturalmente incline alla vocazione turistica”. E’ quanto scrive in una nota Nino Liotta, innovatore dell’Area dello Stretto, animatore di un nuovo progetto politico “Elemento Meridione” e candidato nelle Liste di Amalia Bruni Presidente alle prossime elezioni Regionali. “Vocazione che, di per sé –prosegue- racchiude un invito alla riflessione rivolto al principale portatore di interesse: il popolo. Scelgo di proposito questo termine quasi antropologico per includervi anche la fauna e la flora, travalicando la dimensione umana proprio per rimarcare una caratteristica, la meravigliosa natura della Calabria, peculiare come poche altre regioni italiane in particolare per l’ambito turistico. E pongo questo accento oggi che i maggiori danneggiati diretti della mancanza di una strategia di sviluppo e conservazione del patrimonio turistico-ambientale sono proprio la flora e la fauna, devastati dagli incendi che hanno colpito la nostra regione questa estate. Vocazione, a mio avviso, costantemente sottovalutata da almeno 40 anni – con le dovute eccezioni locali – da una classe politica che non ha mai traguardato il futuro. È stata spesso evocata una strategia turistica funzionale a ri-lanciare la Calabria – in realtà mai lanciata davvero – sui principali circuiti internazionali, ma si finisce con il confondere gli effetti con le cause. Se l’obiettivo/effetto consiste nella destagionalizzazione dei flussi turistici, allora occorrerà puntare su una strategia imperniata sull’attrattività del territorio, su strutture ricettive adeguate a standard internazionali, su percorsi enogastronomici messi a sistema, su un’offerta ritagliata in funzione del target, ma anche delle tendenze mondiali di flussi e mobilità (p. es. ostelli di qualità per i giovani, resort per gli anziani)”.

“In altre parole –rimarca– diventa cruciale sviluppare il marketing territoriale. Se invece l’obiettivo/effetto, venendo a situazioni più contingenti e geograficamente più vicine a chi scrive, sarà rilanciare l’aeroporto dello Stretto – possibile solo a patto di diventare attrattivi per altre compagnie aeree – allora si dovranno attivare leve strategiche differenti, come ad esempio: fare crescere economicamente il territorio di riferimento, migliorare le infrastrutture di collegamento, migliorare e integrare i servizi territoriali, lavorare sul tessuto e sulle caratteristiche urbanistiche, agire sul sistema di mobilità e sulle coste. Si comprende senza sforzo che per mettere a frutto una strategia servano almeno 20 anni! Il fattore tempo gioca un ruolo decisivo, soprattutto quando se n’è colpevolmente sprecato tanto, forse troppo, immaginando di vivere un eterno presente, nella totale noncuranza del futuro. Qualche giorno fa, avendo appreso del mio impegno in favore della Calabria e dei calabresi, un genitore costretto anni addietro a lasciare la propria città insieme alla famiglia per ragioni di lavoro, mi ha chiesto quali iniziative concrete si intendano attuare affinché non lui o sua moglie, ma almeno i suoi figli adolescenti possano pensare di tornare nella nostra terra fra 10-15-20 anni, ritrovando radici e memoria. È una questione cruciale, che da genitore mi sta particolarmente a cuore, poiché chiama in causa quelli che dovrebbero essere i portatori d’interesse al centro di qualsiasi decisione o programma strategico, politico, economico, amministrativo del meridione e, in particolare, della Calabria: i giovani. La questione meridionale degli ultimi 20-25 anni non è più analizzabile in termini percentuali annui di divario territoriale tra un Sud che insegue e un Nord (Italia-Europa) in piena espansione (o pronto a ripartire di slancio, come dimostra la reazione ai lockdown imposti dal COVID), quanto delle conseguenze che questa storica frattura tra aree del paese ha fatto accumulare nel tempo. Una forchetta – peraltro variabile – che si può riscontrare anche nel confronto con le diverse regioni del sud-Italia, che vede gli indicatori di sviluppo socio-economico della Calabria sempre in coda. E non mi soffermo sui dati interni della Calabria, che vedono la provincia di Reggio Calabria coda della coda! Indubbiamente facciamo i conti con una doppia fuga: quella, nota, dei cervelli, a cui si aggiunge la fuga di coscienze ormai disincantate, nella profonda convinzione che in questa terra possa mai cambiare qualcosa. Un saldo negativo pari a 1,6 milioni di giovani del Sud in 25 anni: una vera e propria emorragia di quei giovani che dovrebbero essere il primo motore del cambiamento! L’effetto di questo spopolamento, e del conseguente invecchiamento, è stato fotografato in maniera impietosa dall’ufficio studi di Confcommercio. Tra il 1995 e il 2020, le regioni del Sud hanno ridotto il contributo alla formazione del Pil nazionale dal 24 al 22 per cento, con un PIL pro capite 2020 pari a 34mila EUR al Nord e 18mila EUR al Sud. L’occupazione vale solo un quarto della crescita nazionale, con appena il 4,1% di incremento di occupazione e il grave fenomeno di giovani e donne quasi esclusi dal mondo del lavoro”.

“Dobbiamo reagire immediatamente – sottolinea- a questi 25 anni perduti! L’opportunità di un cambio di rotta – e aggiungo anche questa volta – per fortuna non manca: trasformare il piano Next Generation EU in Next Generation Calabria. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sarà l’ultima chiamata per cambiare la regione. L’occasione storica, unica e irripetibile per trasformare il dramma del COVID in grande opportunità di sviluppo. Non è tuttavia un’opportunità a costo zero, come ha ricordato anche il Presidente di Confindustria Bonomi, poiché si tratta quasi totalmente di debito che i nostri figli e nipoti dovranno ripagare nei prossimi decenni. Impossibile e improponibile che anche un solo euro speso non si trasformi in opportunità di sviluppo – turistico, industriale, sociale, urbanistico, culturale – diventando invece un ammortizzatore sociale parallelo, buono solo a illudere di creare redditi per i cittadini. È arrivato il momento che gli indicatori economici e sociali della Calabria seguano i trend di crescita nazionale trasformando, attraverso programmi e progetti mirati, un territorio naturalmente incredibile per cultura, paesaggi e storia, nella principale risorsa economica da sfruttare e da proporre sul mercato turistico mondiale. Da cosa partiamo, allora? Personalmente, preferisco dire da chi partiamo. E vorrei essere chiaro nei confronti dei destinatari della mia proposta politica (Giovani in primis, Lupi e Faggi compresi!). Non credete alle favole che in Calabria manchino i finanziamenti. In Calabria quello che non manca è la quantità (teorica) di spesa. Manca, piuttosto, la qualità della spesa, il disegno strategico. Manca la volontà di far crescere il territorio, a causa di una classe politica miope e interessata solo al breve termine, perché le rendite di posizione acquisite dai tanti prestati alla politica sguazzano molto meglio negli acquitrini dell’immobilismo e dell’arretratezza, invece di navigare i mari aperti e liberi della crescita sociale, culturale, economica e territoriale. Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare, ci ricorda Seneca. È necessario e urgente sfruttare abilmente il vento favorevole del PNRR per cambiare rotta. Il tempo della confusione, dell’incertezza, dell’immobilismo deve finire. È arrivato il momento di spiegare le vele e di fare navigare, finalmente, in mare aperto la nostra regione. Con un nocchiero eccellente come Amalia Bruni, e una destinazione negli occhi e nel cuore: la Nuova Calabria”, conclude Liotta.