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Il reddito di cittadinanza, il Ponte sullo Stretto e gli sbagli di uno Stato che ha fallito

ponte sullo stretto

Il paradosso di uno Stato che spende ogni anno il doppio del costo del Ponte sullo Stretto per il reddito di cittadinanza e l’inconsistenza delle opposizioni che lo contestano soltanto perchè ci sono i truffatori. Ma il problema è molto più grande

Ogni volta che un politico sostiene che bisognerebbe abolire il reddito di cittadinanza “perchè ci sono le truffe“, “perchè lo prendono i delinquenti, i mafiosi, i criminali e i clandestini“, ad ogni essere umano normodotato vengono stimolate le più nauseabonde sensazioni di vomito e reflusso per la presa di coscienza di quanto sia idiota sostenere una simile teoria e per quanto si sia abbassato il livello del dibattito politico in Italia, sceso ormai su un piano inferiore rispetto alle discussioni tra i bambini di una seconda elementare.

Il reddito di cittadinanza andrebbe abolito subito per motivi molto più importanti, e non certo per le truffe che sono truffe e vanno contrastate in quanto tali, così come ci sono in tutti gli altri settori. Una seria politica liberale dovrebbe avere il coraggio di contestare il reddito di cittadinanza chiedendone l’eliminazione immediata, senza arrampicarsi sugli specchi cercando alibi da lattanti ma bensì evidenziando le reali contraddizioni di questo strumento folle e masochista per il Paese.

Il reddito di cittadinanza andrebbe abolito subito innanzitutto perchè è un disincentivo al lavoro, perchè non funziona ad inserire i disoccupati nel mondo del lavoro (com’era facilmente prevedibile e infatti com’era banalmente stato previsto da tutti coloro che usano il cervello) bensì allontana dal mercato del lavoro persino potenziali occupati che invece già da 18enni preferiscono accontentarsi del comodo sussidio di uno Stato fallito. Il reddito di cittadinanza andrebbe abolito subito perchè mantiene milioni di giovani in condizioni di assistenza negandogli lo stimolo di migliorare la propria vita, di imparare un mestiere, anche con sacrifici, impegnandosi alacremente, sudando duramente e facendo la gavetta, portandoli così a perdere grandi occasioni e rinunciare a una carriera potenzialmente illimitata di successi e soddisfazioni. Il reddito di cittadinanza andrebbe abolito subito perchè così concepito è soltanto uno strumento con cui lo Stato sovvenziona l’ozio e la nullafacenza.

Una misura che sostenga i poveri, assista gli indigenti e aiuti i disoccupati è ovviamente quanto di più civile e necessario ci possa essere, e infatti c’era già anche prima dell’avvento dei grillini al potere (nelle varie forme del “reddito di inclusione” e dell'”indennità di disoccupazione“). Si tratta di misure che si dovrebbero anche migliorare ma bisognerebbe riservarle a chi davvero non può lavorare, a chi perde il lavoro dopo i 50 anni, a chi non è nelle condizioni fisiche e mentali di poter trovare un nuovo lavoro, a chi si trova in situazioni di profondo disagio. Ma non si tratta certo di 3 milioni e mezzo di persone, che sono gli attuali percettori del reddito di cittadinanza.

E’ una misura ingiusta, che disincentiva il lavoro, abbatte la meritocrazia e costa alla parte produttiva dello Stato (cioè alle aziende e ai lavoratori che pagano le tasse mantenendo il resto del Paese) la bellezza di 7 miliardi di euro l’anno.

Con 7 miliardi di euro potremmo costruire due Ponti sullo Stretto di Messina (ma con il costo di 5 anni di reddito di cittadinanza potremmo costruire 10 Ponti sullo Stretto di Messina!) dando non solo lavoro e stipendio molto più dignitoso a centinaia di migliaia di figure professionali, ma anche sviluppo, emancipazione sociale e crescita culturale a milioni di persone oggi costrette a vivere in aree sottosviluppate ai margini dell’occidente in Calabria e Sicilia. Le ripercussioni positive del Ponte sulla vita reale, economica, sociale e culturale sarebbero enormi, ma in Italia lo Stato preferisce elargire l’elemosina, mantenendo milioni di poveri in condizioni di povertà cronica e negandogli lo sviluppo e la libertà.

Perchè forse alla (mala) politica conviene così.