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Nino Pignataro, il medico di Reggio Calabria che cura i malati di Covid abbandonati dallo Stato: “vigile attesa è follia, tanti morti e ricoveri si possono evitare”

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Intervista a Nino Pignataro, medico di Oppido Mamertina che esercita la professione a Roma e nell’ultimo anno si è dedicato totalmente al volontariato per curare i malati Covid abbandonati dal Sistema Sanitario Nazionale

È stato un piacere conoscere dal vivo l’angelo custode che ci ha aiutati a sconfiggere il Covid. Grazie ancora per tutto“: con questo messaggio, il milanese Leonardo Sblendido ha voluto ringraziare il dott. Nino Pignataro, medico di Oppido Mamertina (Reggio Calabria) che pratica la terapia domiciliare precoce contro il SARS-CoV-2 e cura gratuitamente, per puro volontariato, pazienti e cittadini abbandonati dalle istituzioni e dal sistema sanitario nazionale in tutt’Italia.

La vita di Nino Pignataro inizia ad Oppido Mamertina dove trascorre l’infanzia e cresce fino a dieci anni, quando l’evento infausto della morte del padre porta la famiglia a trasferirsi a Locri ma lui e il fratello emigrano nelle Marche e studiano a Pesaro. Nino – probabilmente colpito dalla tragedia familiare – vuole diventare un medico per dedicarsi alle cure di chi sta male e così si iscrive all’Università di Medicina ad Ancona, si laurea a Roma e si specializza al Gemelli. Poi lavora per dieci anni al 118 di Como, torna a Roma e svolge la professione di medico di base per diversi decenni. Dopo 35 anni di attività medica è costretto a fermarsi ottenendo il pensionamento anticipato per un problema oncologico, e dallo scorso anno si dedica ininterrottamente a curare pazienti Covid con il gruppo della terapia domiciliare precoce. “E’ stato bello riabbracciarti Doc Nino Pignataro ❤️, ancora di più perché quando ho lasciato il tuo studio di medicina generale eri tu alle prese con un mostro molto più cattivo del Covid. Competenza, gentilezza e dedizione per il malato come sempre. Grazie” scrive su facebook Aviadora Feliz, insegnante che ha potuto ricevere le cure del medico reggino. “Sono in pensione e nell’ultimo anno ho passato sei mesi dieci ore al giorno in telemedicina per curare i pazienti Covid abbandonati da tutti. Non so quanti, ho perso il conto, credo circa 500, la soddisfazione enorme è che sono tutti guariti e nella loro gioia e nel loro benessere c’è tutta la mia soddisfazione” confida il dott. Pignataro ai microfoni di StrettoWeb.

E’ un calabrese doc per un dna tutto cuore e passione, come dimostra la sua esperienza con il Covid iniziata un anno fa: “Era maggio 2020 e fino a quel momento stavo assistendo passivamente alla pandemia” racconta il dott. Pignataro, “ero inerme e mi chiedevo se era possibile che stesse succedendo tutto quel cataclisma, con così tanti morti e le gravi conseguenze sulla società e l’economia, per un’infezione simile all’influenza. Quindi ho iniziato a guardarmi intorno, a studiare i dati, a cercare di capire con voglia di imparare e tanta curiosità. Mi sono accorto che in un piccolo spicchio di terra tra la Lombardia occidentale e il Piemonte orientale c’era una zona in cui c’era un numero di morti e ricoveri molto più basso della media degli altri posti. Ho approfondito e ho scoperto che proprio in quella zona c’era un medico siciliano, di cui purtroppo adesso non ricordo il nome, che andava a curare i pazienti colpiti dal virus casa per casa con risultati straordinari: tra i suoi pazienti nessun morto e pochissimi ricoverati in ospedale. Ho quindi capito che, se fronteggiato nel modo giusto, il Covid poteva essere risolto senza molte vittime e senza intasare gli ospedali. Ho continuato le ricerche in quella zona e mi sono accorto che c’era il prof. Fabrizio Salvucci che aveva curato tantissime persone con una terapia speciale che aveva deciso di mettere in campo subito dopo aver consultato i risultati delle prime autopsie. Quegli esami, infatti, evidenziavano come le vittime di Covid in realtà non morivano di polmonite, come erroneamente si riteneva, ma morivano a causa della CID (coagulazione intravascolare disseminata), cioè per trombosi diffuse. Abbiamo così iniziato a capire che in realtà il Covid è una malattia infiammatoria, e che quindi andava trattata come tale. Ho scoperto il gruppo delle terapie domiciliari precoci grazie a una collega di Cosenza, Francesca Perri, e ho subito iniziato a curare pazienti in telemedicina. Ne seguivo cinque-sei al giorno, era molto dura perchè c’erano moltissime richieste e inizialmente eravamo pochi medici. Non abbiamo avuto Natale, Capodanno, abbiamo lavorato notte e giorno per dare supporto alle persone, non solo a chi stava davvero male (più o meno il 5% di tutti i casi), ma anche a tutti gli altri che non avevano problemi di salute ma erano terrorizzati e quindi beneficiavano del nostro supporto psicologico“.

Un lavoro straordinario, svolto gratuitamente, come assoluto volontariato: “Ho sempre creduto che vivessimo in un mondo pieno di solidarietà, soprattutto nel settore medico. Ho sempre creduto che il medico se hai bisogno ti cura. A maggior ragione dopo la pandemia, ritenevo ci sarebbe stata più solidarietà per tutti, ricordo le buone intenzioni, quelle belle frasi ‘ne usciremo migliori’, le ricordate? E invece dopo un anno e mezzo siamo trasformati in un branco di cani con la bava alla bocca. Non voglio un premio, tutto quello che faccio lo faccio in scienza e coscienza, ma le offese gratuite, le critiche infondate, le etichette, addirittura mi hanno detto che sono un no vax, io che sono anche vaccinato come tutti i medici del gruppo… Sono deluso, demoralizzato. Quello che fanno soprattutto politici e giornalisti mette tristezza, l’unico a darci ascolto è stato Mario Giordano su Fuori dal Coro. Eppure ci limitiamo a fare la nostra professione come da giuramento. Curiamo la gente che ne ha bisogno. Lo facciamo gratis, senza alcun interesse, a fronte di tante speculazioni sulla pandemia. La gente è terrorizzata, erroneamente. La gravità della situazione è stata gonfiata, la popolazione è troppo spaventata rispetto alla realtà. Da un lato senti Draghi, che è il Premier e rappresenta le massime istituzioni del Paese, che ti dice che se non ti fai il vaccino muori. Dall’altro senti Montagnier che è premio Nobel per la medicina e ti dice che c’è correlazione diretta tra vaccino e decessi per gli effetti collaterali. E così la gente è terrorizzata sia per il virus che per il vaccino, ma in realtà non dovrebbe esserlo nè per l’uno nè per l’altro. Io sono un free vax, quando curo i pazienti non mi interessa se sono vaccinati o meno, neanche glielo chiedo, è una loro libera scelta. Ne ho dovuti curare molti che hanno avuto problemi col Covid anche se vaccinati, perchè la variante Delta purtroppo buca i vaccini. Ma sia chiaro, nella storia dell’umanità il vaccino ha salvato il mondo. Quando eravamo ragazzi ad ogni vaccinazione ci davano la zolletta di zucchero e nessuno pensava agli effetti collaterali. Che ovviamente ci sono, come per tutti i farmaci. Ma quelli gravi sono rari. In questo momento magari muore qualcuno con uno shock anafilattico di tachipirina ma non lo saprà mai nessuno. Il problema è un altro. Le polmoniti intersiziali le abbiamo sempre curate prima del covid con antibiotici e cortisonici. Quando si vedevano i primi casi di Covid tra novembre 2019 e dicembre 2020 non sapevamo che era Covid e non avevamo morti perchè li curavamo con le terapie tradizionali. Poi sono iniziati i morti da quando il Ministero ha imposto il protocollo di tachipirina e vigile attesa, lì ci hanno distrutto. E ancora oggi molti medici hanno paura, non somministrano le terapie giuste perchè dovrebbero farlo disobbediendo alle linee guida del Ministero assumendosene la responsabilità. Io lo faccio e noi del gruppo lo facciamo, e pur raccogliendo le critiche degli allineati e omologati alla verità assoluta e al pensiero unico, ci godiamo la soddisfazione più bella e più grande: il benessere dei nostri pazienti. Ogni giorno ricevo chiamate di pazienti che sono felici, urlano, sorridono, cantano, perchè hanno superato l’incubo. Perchè si sono negativizzati. Perchè possono tornare alla vita normale. E’ il momento più emozionante che ti ripaga di tutte le angosce che hai mentre li curi e non dormi mai tranquillo, perchè hai sempre una grande responsabilità e vivi in simbiosi con loro. Io sono calabrese, sono nato ad Oppido Mamertina in provincia di Reggio Calabria, e ho nel dna il trasporto e la passione di dare il cuore in quello che faccio. Tanti pazienti sono venuti a conoscermi per ringraziarmi, non dimenticherò mai lo sguardo di un uomo che è venuto da me a Roma partendo da Udine semplicemente per stringermi la mano. Mi ha commosso“.

Il dott. Nino Pignataro da quando ha iniziato a curare a domicilio i pazienti Covid positivi non ha avuto neanche un morto, su circa 500 pazienti curati. Sono tutti guariti. E ha riscontrato anche forme molto gravi della malattia. “Nelle ultime settimane ho avuto molti casi da Reggio Calabria, la mia città di origine, alcuni anche molto gravi, c’è voluto un mese ma ce l’abbiamo fatta. Non sono un mostro di bravura, sono un normale medico, umile e semplice che mi carico dei problemi degli altri e dove non arrivo chiedo consigli a chi ne sa più di me. Faccio questa professione da 35 anni, ho fatto il 118, la mia attività professionale, sempre tutto secondo scienza e coscienza. A volte mi è stato pesante, ma ho sempre le mie soddisfazioni che sono appunto nel benessere dei miei pazienti. Abbiamo un’infinità di patologie molto più gravi del Covid, è inammissibile quello che sta succedendo“.

Pignataro spiega che “la fascia più a rischio per questa malattia sono gli ultra 80enni. Quando sono anziani e hanno altre malattie pregresse vengono aggrediti dal virus in modo più serio. Io, come tutti gli altri medici del gruppo, non ho la bacchetta magica. Nei casi più gravi invitiamo sempre a rivolgersi agli ospedali. Ad esempio quando il paziente ha la saturazione a 80 gli diciamo di andare subito in ospedale. Però mi è successo che in un monastero delle Marche, nel pesarese, c’era un focolaio e 16 suore erano positive. Erano disperate, mi ha chiamato la superiora tramite il gruppo della terapia domiciliare. Alcune erano già allettate, molto anziane. Davano per scontato che sarebbero morte, lo mettevano in conto. Volevano salvare le altre. L’ho invitata a mandare in ospedale quelle in condizioni critiche, mi ha detto che qualche mese prima in una situazione analoga altre consorelle erano andate in ospedale e le hanno viste andare via con l’ambulanza, poi hanno saputo che le avevano intubate e dopo qualche giorno hanno ricevuto telefonicamente la notizia del decesso. Non le hanno più neanche potute vedere o salutare. Mi ha quindi detto che in ogni caso non sarebbero andate in ospedale, che avrebbero preferito accompagnarle alla morte lì nel monastero. E allora mi sono messo con la mia cam, in telemedicina, a valutare tutte le suore caso per caso e somministrare la terapia. E’ stata dura, è stato molto faticoso, ma quelle suore oggi sono tutte vive. Sono tutte guarite e stanno tutte bene“.

Sulla terapia utilizzata, il dott. Pignataro spiega che “ovviamente è personalizzata sulle caratteristiche di ogni paziente. In linea di massima utilizziamo i comuni antinfiammatori. Il Covid è una malattia infirmmatoria e quindi ne limitiamo gli effetti con gli antinfiammatori. Sappiamo che è fondamentale iniziare con le cure subito, alla comparsa dei primi sintomi. Sappiamo che se il virus genera complicanze, in casi comunque non frequenti, in 7-8 ore il paziente può finire intubato. I sintomi ci indicano gli effetti del virus, quindi se si interviene ai primi sintomi si evita il peggio. Invece gli asintomatici non fanno alcuna terapia, non ne hanno bisogno: gli diamo solo integratori come la lattoferrina e la vitamina D. Sappiamo che i bambini hanno poche conseguenze dal Covid perchè sfruttano la lattoferrina della mamma. Sappiamo che la vitamina D ripara dall’infezione e che un po’ tutti ne abbiamo carenze. Non abbiamo certezze, lavoriamo in base alle attuali evidenze ma sappiamo anche che un po’ di vitamina D e integratori non hanno mai fatto male a nessuno. Nei casi più gravi, se gli antinfiammatori non risolvono la sintomatologia in 5 giorni, sostituiamo l’antiinfiammatorio con il cortisone che è un antinfiammatorio più potente. Il paziente va monitorato continuamente, lo sentiamo 2-3 volte al giorno, in base ai farmaci che gli indichiamo. Anche questi farmaci non vanno mai presi in modo sconsiderato: c’è un timing preciso per assumerli, ognuno ha un orario, quindi deve sempre indicarli un medico come dosaggio, posologia etc. Seguiamo con particolare attenzione la misurazione della saturazione e facciamo i walking test che ci consente di prevenire un insulto polmonare grazie a una terapia più aggressiva con l’eparina che ci consente di evitare trombi diffusi nel corpo. Le conseguenze più diffuse dei trombi sono infarti e altri problemi cardiocircolatori: è il Long-Covid di cui i medici dovranno occuparsi nei prossimi anni in modo energico, perchè se non si interviene subito ai primi sintomi, il virus inizia a fare danni. E una volta che ha fatto danni, quelli si possono solo provare a limitare. E’ proprio quella ‘vigile attesa’ che ha determinato per l’Italia il più alto tasso di mortalità d’Europa e uno dei più alti del mondo. Eppure abbiamo fornito il nostro protocollo di terapie domiciliari al ministero della salute, lo abbiamo fatto gratuitamente già dallo scorso anno. Sarebbero crollati i morti e i ricoveri, ma il ministro Speranza non l’ha voluto ammettere e nessuno sa perchè. Avevamo anche un accordo con il sottosegretario Sileri, che allora era viceministro. Era d’accordissimo con noi, ci ha sostenuto, invece poi Speranza ha bocciato la proposta e non se n’è fatto nulla. Ancora oggi il protocollo ufficiale prevede tachipirina e vigile attesa. E noi, che continuiamo a dedicarci in modo volontario alla popolazione che si è trovata priva di punti di riferimento, basando la nostra attività sulle evidenze scientifiche, riceviamo persino insulti e offese irripetibili. Se ci penso mi viene da piangere… preferisco godermi i sorrisi dei miei pazienti tutti guariti che mi riempiono il cuore di gioia“.

Il gruppo “Terapia Domiciliare Precoce” è un comitato di medici, infermieri e operatori nato per fornire supporto ai cittadini durante l’emergenza sanitaria ma anche per scambiarsi informazioni cliniche e mettere a punto un protocollo di cure domiciliari in assenza di direttive specifiche. Il gruppo è stato fondato dall’avvocato del Foro di Napoli Erich Grimaldi che il 14 marzo 2020 ha creato il gruppo Facebook #esercitobianco a sostegno di medici ed infermieri. Dopo essersi confrontato con gli operatori sanitari, Grimaldi ha compreso l’esigenza di creare un dialogo tra la medicina territoriale di tutte le regioni italiane e il 19 aprile 2020 ha aperto secondo gruppo Facebook denominato #terapiadomiciliarecovid19 in ogni regione, con importanti confronti tra i medici dei territori sulle terapie domiciliari precoci per la cura del paziente Covid. Nel gruppo è possibile richiedere aiuto e sostegno, in caso di Covid, ricevendo l’assistenza di medici come il dott. Pignataro che con passione, solidarietà e competenza si sostituiscono a un sistema di pubblica sanità completamente fallimentare. Una bella storia di medicina di successo nata dal basso all’insegna del giuramento di Ippocrate e dei più sani valori e principi della scienza.

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