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Motta San Giovanni, cerimonia per l’intitolazione della via principale del paese a Benedetto Mallamaci [FOTO]

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Motta San Giovanni, una commovente cerimonia per l’intitolazione della via principale del paese al medico e politico Benedetto Mallamaci

Il sindaco Giovanni Verduci, a conclusione di una sobria ma emozionante cerimonia, insieme al sindaco metropolitano Giuseppe Falcomatà, al presidente dell’Associazione dei Minatori Mottesi   Francesco Genoese, a Giovanni Mallamaci e all’intera comunità mottese, ha liberato dal drappo la targa commemorativa dedicata a Benedetto Mallamaci, ufficializzando così l’intitolazione della via principale del paese al medico e politico mottese.

“L’intitolazione a Benedetto Mallamaci di questa che, collegando piazza della Municipalità a piazza del Borgo e a largo Manganelli, rappresenta di certo la più importante e significativa via del nostro territorio, è un procedimento che parte da lontano – ha dichiarato il primo cittadino mottese. Già nel 2001, quindi solo cinque anni dopo la morte dell’onorevole Mallamaci, il Consiglio comunale, presieduto da Giovanni Legato, ha approvato la nuova toponomastica comunale che già prevedeva questo giusto tributo al medico e politico. Probabilmente poi ci sono state alcune difficoltà burocratiche che questa Amministrazione comunale è riuscita a superare, ottenendo il decreto autorizzativo della Prefettura qualche mese addietro. Sono contento ed orgoglioso di questa giornata – ha poi concluso Verduci –  e sono certo di condividere questi sentimenti con tutta la comunità che non hai mai dimenticato la figura e l’importanza per Motta del dottore Mallamaci”.

Dopo la benedizione impartita dal parroco don Giovanni Gullì e l’intervento del sindaco Giuseppe Falcomatà, che ha evidenziato l’importanza per una comunità di ricordare, elevandoli a modelli da seguire, le figure più importanti e significative, è toccato a Paola Spanò portare il saluto e la testimonianza dell’associazione Minatori Mottesi. L’assessore comunale Enza Mallamaci ha ricordato la signora Checchina Attinà nel duplice ruolo di indimenticata maestra e di moglie e preziosa consigliera di Benedetto Mallamaci. Significativa anche la testimonianza dell’onorevole Saverio Zavettieri che ha voluto ricordare il clima politico e sociale degli anni in cui ha amministrato Benedetto Mallamaci.

“Grazie a questa Amministrazione guidata dal sindaco Giovanni Verduci – ha invece dichiarato a nome di tutta la famiglia Giovanni Mallamaci, figlio di Benedetto – si onora la figura di mio padre con l’intitolazione di una via del paese. Oggi il vincolo tra Motta, i mottesi e Benedetto Mallamaci viene sancito e consacrato dalle istituzioni. Come famiglia non possiamo fare altro che ringraziare ed esprimere grande soddisfazione perché quello odierno rappresenta il riconoscimento più importante che si potesse desiderare per mantenerne vivo il ricordo. Con questa iniziativa viene conservata e tramandata la memoria non solo di mio padre ma anche dei tanti mottesi che lo hanno sostenuto nel suo operato e che con lui sono stati protagonisti di una stagione esaltante, di sviluppo sociale ed economico. Perché è sempre stato riconosciuto, e non poteva essere altrimenti, che la forza dell’uno era la forza degli altri. È innegabile quanto abbia inciso l’esempio dei suoi eroi di sempre, i minatori e le loro famiglie per fare sempre di più e sempre meglio. È stata ricordata la figura di mia madre nella comunità mottese – ha poi aggiunto – se ne è andata serenamente dopo pochi giorni dall’ufficialità di questo riconoscimento. Noi figli le abbiamo letto la delibera. E credo che ne abbia avuto coscienza ed io anche per questo a titolo personale voglio ringraziare il sindaco. Perché a chi dice che questo provvedimento è stato tardivo, che doveva essere adottato prima dico che niente, mai, può o deve essere dato per scontato.  Lo insegna la storia, anche quella recente e credo sia l’insegnamento che ognuno di noi vive nella quotidianità. Questo riconoscimento – ha quindi concluso – ha lo stesso identico valore che avrebbe avuto il giorno dopo la morte di mio padre. Perché ora come allora serve a conservare la nostra storia, le nostre radici, serve a dare fiducia, serve da stimolo ed insegnamento per le generazioni future, perché possano continuare ad amare e tutelare il nostro territorio. Serve a ricordare che una comunità compatta, forte della propria storia può ancora scrivere pagine significative di impegno e risultati”.