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Personaggi storici messinesi, l’incisore Saro Cucinotta e la sua tragica fine: fucilato a Parigi, il suo corpo non fu ritrovato

saro cucinotta

Personaggi storici messinesi: biografia dell’incisore Saro Cucinotta

Tra i personaggi che hanno fatto la storia di Messina, e che andremo ad inserire nella nostra consueta rubrica, c’è anche l’incisore Saro Cucinotta. Sulla sua data di nascita, ma in generale su tutta la sua vita, emergono discordanze, ma i più attribuiscono al 1830 il suo anno di venuta al mondo, chiaramente nella città peloritana.

Da giovanissimo partecipò alla Primavera dei Popoli e si innamorò della messinese Concetta Aspa, ma quest’ultima non contraccambiò. Nonostante ciò, l’incisore non fece mancare i riferimenti alla donna in alcuni versi pubblicati successivamente. Intorno al 1850 si trasferì a Napoli, dove cominciò la sua formazione da Tommaso Aloisio Juvara e realizzò la prima opera, un pastello nero da utilizzare per un’incisione a bulino. Prese pian piano piede la sua carriera artistica. Cucinotta cominciò con frequenza a realizzare diversi lavori e alla fine del decennio si avvicinò ad altri giovani incisori. Nel 1861 entrò a far parte dei consiglieri della neo Società promotrice di Belle Arti di Napoli e venne anche premiato all’Esposizione nazionale di Firenze. La sua carriera era ormai in ascesa e gli anni ’60 furono i più importanti per lui. Nel 1867 realizzò una delle sue opere più importanti: Il diluvio universale.

La fama e la credibilità raggiunte in questo campo gli valsero anche la figura di critico d’arte, che iniziò ad intraprendere intorno alla metà degli anni ’60. Si occupò di gestire la “Rivista artistica” nelle appendici del giornale “L’Italia” e non mancarono i contrasti nei suoi diversi articoli. Il suo spirito critico fu subito incisivo, netto e riconoscibile. La collaborazione con il giornale “L’Italia” si interruppe dopo un articolo del 1864 contro un’opera di Vertunni, Carrillo e Rossano, ma con il direttore Imbriani aveva già in mente l’idea di un giornale indipendente e che si dedicasse solo all’arte. Nacque così “L’Arte moderna”, foglio settimanale. A Cucinotta, che si firmava con lo pseudonimo in sanscrito, vennero affidati gli articoli polemici contro le istituzioni artistiche e la sua posizione fu decisa e marcata in favore di coloro che venivano definiti “innovatori”. Passò poi, sempre con Imbriani, a scrivere su “La Patria”, mentre dovrebbe risalire al 1868 la sua ultima opera: le acqueforti per il secondo volume di Usi e costumi di Napoli. Con alcune opere più recenti, l’artista si inserì tra gli incisori meridionali del rinnovamento, quelli che segnarono il passaggio dal linguaggio romantico a quello realistico.

Nel 1866 si traferì a Parigi, ma si conosce ben poco del suo soggiorno transalpino, tranne che la sua tragica e prematura fine. Il 21 maggio del 1871, infatti, Saro Cucinotta morì fucilato nella capitale francese durante la Comune di Parigi, nella settimana di sangue che fece più di 20 mila vittime. Non si sa se l’incisore facesse effettivamente parte del movimento che partecipò alla rivolta oppure fosse solo un volontario della Croce Rossa, ma di certo c’è che il suo corpo non fu più ritrovato. Ad oggi è presente una lapide, con il busto in marmo dell’incisore, all’Accademia di Belle Arti di Napoli.