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Filicudi, l’isola “del diavolo” o “delle streghe”: storia e origini di uno dei luoghi più silenziosi dell’arcipelago eoliano

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Il viaggio di StrettoWeb all’interno dell’isola di Filicudi, definita in passato anche isola “del diavolo” o “delle streghe”

L’isola di Filicudi è una delle sette appartenenti all’arcipelago delle isole Eolie. E’ la più occidentale dopo Alicudi e la quinta in ordine di grandezza, precedendo Alicudi e Panarea. Amministrativamente appartiene al Comune di Lipari.

L’isola di Filicudi: storia e origini

In principio il suo nome originario era Phoinicussa Phoinicṑdēs, dal sostantivo phoinix, che in greco antico significa palma nana, in età antica molto diffusa sul territorio e ancora oggi presente in alcune zone. La storia di Filicudi dovrebbe risalire al Neolitico, come dimostrano le rovine ritrovate nel villaggio neolitico sul promontorio di Capo Graziano. Questi ritrovi hanno ricostruito alcuni frammenti di vita di allora, in cui si lavorava e curava l’ossidiana, un vetro vulcanico la cui formazione è dovuta al rapidissimo raffreddamento della lava. Proprio grazie a questi reperti è stato possibile creare una sezione del Museo archeologico eoliano, contenente proprio alcune di queste rovine. Fino al primo ‘900, Filicudi era anche chiamata “isola del diavolo” o “isola delle streghe”

Le antiche genti di Sicilia, fino ai primi del ‘900, la denominavano anche “Isola del diavolo” o “delle streghe”.

L’isola di Filicudi: geografia e non solo…

La sua posizione occidentale e comunque distante dalla Sicilia e dalla terra ferma fa sì che l’isola non sia facilmente accessibile o vivibile. Sono, infatti, circa 200 gli abitanti che popolano Filicudi durante tutto l’anno, e il numero aumenta sensibilmente di qualche migliaio soltanto nei mesi estivi. Ci sono i vecchi residenti in cerca di relax, che approfittano di qualche giorno di vacanza per fermarsi un po’ più stabilmente; e poi ci sono i curiosi turisti, i quali approdano per una rapida toccata e fuga dalle più vicine Salina e Lipari per visitare l’isola in una giornata. La “vita” nell’isola è distribuita principalmente tra Filicudi Porto, Valdichiesa, Pecorini, Pecorini Mare, Canale e Rocca di Ciavoli, tutte collegate da un’unica strada asfaltata che si può percorrere a piedi. Anche in questa isola, infatti, non esistono le auto. A dominare Filicudi, dal punto di vista geografico e paesaggistico, è il monte Fossa delle Felci, un vulcano spento di 773 metri. Ma non è il solo. Ne esistono, infatti, altri sette, tutti spenti da tempo e danneggiati dall’erosione: si tratta di La Sciara, Montagnola-Piano Sardo, Monte Terrione, Monte Guardia, Capo Graziano, Monte Chiumento, Riberosse.

L’isola di Filicudi: economia, trasporti e cultura

Tra i principali prodotti agricoli presenti a Filicudi ci sono i capperi e i fichi, mentre le attività più importanti sono le tipiche dell’arcipelago: il turismo nei mesi estivi e la pesca, praticata di meno rispetto alle altre isole ma – per forza di cose, trovandosi in un’isola – comunque frequente. Filicudi si collega alla terraferma e alle altre isole tramite il trasporto via mare, che siano navi o aliscafi. Frequenti gli spostamenti da e per Milazzo ma anche da e per Palermo e c’è anche un collegamento con Napoli. Gli approdi avvengono al Porto di Filicudi o a Pecorini Mare. Oltre alle consuete spiagge, al Museo e alla Fossa delle Felci già citate, nell’isola esistono alcuni luoghi da visitare, tra cui le Chiese di Santo Stefano e San Giuseppe, la Grotta del Bue Marino, lo Scoglio Giafante, la Punta del Perciato e Le Macine.