Categoria: CALABRIAINTERVISTENEWS

Elezioni Regionali, Katia Ianni: “se cresce la Calabria, cresce l’Italia”

Elezioni Regionali, Katia Ianni, candidata al consiglio regionale della Calabria: “se cresce la Calabria, cresce l’Italia”

“Dopo mesi di lavoro spesi a valutare le possibili soluzioni ai numerosi problemi che affliggono la nostra regione, confermo la mia decisione di candidarmi al consiglio regionale della Calabria con la lista “Coraggio Italia”  (Circoscrizione Nord) per Roberto Occhiuto presidente”, così Katia Ianni, consigliere comunale presso il Comune di Frascineto.

Perché la scelta di candidarsi

“Mi candido per la mia gente, i calabresi, mi candido per la mia terra, la Calabria. Questa scelta è motivata dalla volontà di occuparmi dei reali bisogni dei cittadini calabresi, delle loro famiglie e della nostra comunità sociale, culturale e produttiva”.

Quali le priorità

“La prima esigenza della nostra gente che ho, particolarmente, a cuore è quella dell’efficientamento del sistema sanitario ovvero di avere una adeguata sanità. La salute più che un’esigenza è un diritto. La Calabria è una regione senza sanità e per i calabresi la mirata gestione delle risorse del Recovery Plan potrebbe essere l’ultima opportunità per creare le condizioni per potersi curare adeguatamente nella propria regione. In Calabria sono stati chiusi o non più utilizzati al meglio, a seguito del fallito piano di rientro sanitario del 2010, ben 18 ospedali. Molti altri presidi ospedalieri, come quello di Castrovillari e di Trebisacce (salvato dalla chiusura da una sentenza del Consiglio di Stato così come quello di Praia a Mare), dopo ingenti investimenti, hanno assistito alla chiusura di importanti reparti e rischiano seriamente di chiudere o funzionare al peggio. Il tutto a danno della fragile categoria di cittadini chiamati malati calabresi. Curarsi fuori regione per noi calabresi ormai è inevitabile. Quello della mobilità sanitaria è un fenomeno che tutti in Calabria abbiamo toccato con mano e vissuto sulla pelle nostra o su quella dei nostri cari. Qualcuno lo definisce turismo sanitario o migrazione ospedaliera ma di fatto, in sede di compensazioni tra Regioni dei flussi finanziari, a migrare è un fiume di denaro da Sud a Nord. Le Regioni con saldo positivo, in termini assoluti, superiore a 100 milioni di euro sono tutte del Nord, mentre quelle con saldo negativo maggiore di 100 milioni tutte del Centro-Sud. La Calabria, in termini relativi, tra tutte le regioni italiane si colloca in ultima posizione con un saldo pro-capite negativo di circa 148 euro e, in termini assoluti, poco meno di 300 milioni di euro l’anno che scorrono fuori dalle casse regionali verso quelle di altre regioni situate più a Nord. La mobilità sanitaria diventa, quindi, mobilità di flussi finanziari tra regioni per un valore annuo di oltre 4,6 miliardi di euro senza contare i costi indiretti come le spese sostenute da pazienti e familiari per gli spostamenti, le assenze dal lavoro di familiari, i permessi retribuiti ed ogni altro costo legato alla, di fatto, negata esigibilità delle prestazioni sanitarie territoriali. I calabresi sono costretti a recarsi fuori regione per farsi curare rivolgendosi, molto spesso, a medici calabresi che il sistema sanitario nostrano non ha avuto la capacità di attrarre. Altra esigenza che ho, non di meno, a cuore è quella del lavoro. Anche il lavoro è un diritto. Il problema della scarsa capacità attrattiva della nostra regione nei riguardi dei lavoratori calabresi è una piaga cui bisogna dare, urgentemente, soluzioni. È triste assistere alla, ormai, ricorrente scena di molti genitori che accompagnano i propri figli alle stazioni di autobus o treni diretti, con le valigie in mano, verso regioni più attrattive della Calabria. Ritengo che la partenza dei nostri giovani, dettata da necessità e non da scelta, verso altre regioni che offrano loro maggiori opportunità lavorative sia la più grande forma di povertà della nostra terra. Ogni volta che un nostro concittadino emigra, perché la nostra terra non può offrirgli un lavoro e un futuro, diventiamo tutti più poveri; la Calabria diventa più povera. Da qui l’esigenza non solo di evitare le partenze ma di aumentare gli arrivi, I rientri. Questo è possibile con incentivi e finanziamenti, mirati al ritorno in Calabria di chi, per mancanza di lavoro e di opportunità, ha dovuto emigrare; al ripopolamento dei borghi ormai abbandonati attraverso piani di sviluppo, interamente finanziati, con prospettive lavorative per chi ritorna in Calabria e allo stop alla “fuga di cervelli”, perché tutto il mondo è pieno di eccellenze calabresi in tutti i settori, tranne la Calabria stessa”.

Qual è il suo impegno per la Calabria

“Mi impegnerò per far sì che la nostra amata Calabria, culla della civiltà, acquisisca maggiore capacità attrattiva, non solo affinché nessun calabrese, in futuro, sia costretto ad emigrare ma anche finché i calabresi emigrati in passato possano far ritorno nella propria terra, ove investire con il proprio patrimonio materiale e di esperienze acquisito all’estero. Ho le idee molto chiare e sono pronta a tutto per il bene della mia gente e della mia terra; per questo sono convinta che, con l’aiuto di tutti e con le giuste politiche, sia possibile far crescere la nostra regione e se cresce la Calabria, cresce l’Italia”.