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Dal vaccino al nucleare: evitiamo il cammino ingannevole del pregiudizio ideologico

vaccino nucleare

In parallelo con la dialettica in corso sul tema delle vaccinazione, nel nostro Paese rimbalza il tema del nucleare

di Ercole P. Pellicanò – Il severo monito lanciato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il 5 settembre scorso, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Pavia, con riferimento alla vaccinazione, mi da lo spunto di ritornare sul tema, da me toccato nel podcast della scorsa settimana ed in altre occasioni.

Il Presidente ha sostenuto: “Immunizzarsi è un dovere civico e morale, non si metta a rischio la salute degli altri”; “Non si invochi la libertà per sottrarsi al vaccino”; “Chi pretende di non farlo, costringe tutti gli altri a limitare la propria libertà”.

Tali affermazioni hanno accompagnato la sua chiara irritazione verso chi si oppone alla scienza, esprimendo, nel contempo, la severa condanna per le intimidazioni subite da medici e cronisti.

E’ da augurarsi che queste ferme ed oneste parole valgano da leva per fare rinsavire i recalcitranti che sono collocati prevalentemente nella fascia degli over 50, e cioè, si dovrebbe pensare, appartenenti all’area più matura ed acculturata, se non altro per auspicabili esperienze professionali vissute.

Un’area politica, non irrilevante, pur riconoscendo la validità del vaccino, si barrica, per evitare il green pass e l’obbligo della vaccinazione, dietro la forza della persuasione, attraverso campagne di comunicazione, trascurando i tempi di attuazione. Altresì, ripropone la questione dei diritti violati, quando questi diritti debbono coesistere con i doveri previsti dalla Costituzione e con il valore della solidarietà, che fa emergere il rispetto dei bisogni degli altri.

Credo, ad essere benevoli, che delle posizioni siano sostenute più per uscire dal cul de sac, nel quale alcune forze politiche si sono cacciate, e non per vera convinzione. Certo, le elezioni alle porte inducono ad accettare cattivi consigli; altrimenti, si dovrebbe dubitare dell’intelligenza e della buona fede di questi personaggi.

E’ auspicabile, comunque, che il “Patto di Roma”, siglato in questi gironi dai partecipanti del G20 della Salute, ponendosi l’obiettivo della vaccinazione del 40% della popolazione mondiale, entro il 2021, aiuti a superare dubbi sulla validità del processo auspicato da Mattarella.

In parallelo con la dialettica in corso, rimbalza il tema del nucleare.

Il Ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha scatenato l’ira di una certa frangia politica che vede insidiato un altro simulacro, alla base di barcollanti ideologie.

Il Ministro avrebbe la colpa di aver aperto al nucleare dichiarando: “Si stanno affacciando tecnologie di quarta generazione senza uranio arricchito ed acqua pesante. Ci sono Paesi che stanno investendo su questa tecnologia la quale non è matura, ma è prossima ad essere matura. Se, ad un certo momento, si verifica che i kg di rifiuti radioattivi sono pochissimi, la sicurezza elevata e il costo basso, è da folli scartare a priori questa ipotesi, cosa che non stanno facendo la Francia e la Gran Bretagna”. Il dibattito è aperto!

Paolo Scaroni, personaggio autorevole per gli alti incarichi ricoperti, tra l’altro alla guida dell’Enel e dell’Eni, in una recente intervista su ‘La Repubblica’ fa presente: “Nel mondo sono in funzione 436 centrali nucleari ed altre 53 sono in costruzione: tra queste, due in Giappone dove c’è stato l’incidente di Fukushima, una in Finlandia ed una in Gran Bretagna. L’agenzia internazionale per l’energia prevede che la produzione da fonti nucleari raddoppierà da qui al 2050 e ne beneficeranno, in termini di competitività delle imprese, soprattutto Paesi come la Francia e la Cina”.

Questa considerazione deve richiamare la classe dirigente a chiudere il cerchio quando esorta ad una maggiore efficienza produttiva del sistema.

Nel nostro Paese tale percorso è particolarmente difficile, in quanto bloccato dai referendum del 1987 e del 2011, scaturenti dalla reazione emotiva agli incidenti di Chernobyl e Fukushima.

D’altra parte bisogna prendere atto che, per l’attuale energia alternativa, fatta di impianti eolici e solari, sono stati spesi, ad oggi, 3.800 miliardi di dollari per coprire appena il 2% di energia. Percorrendo solo questa strada, attraverso le tecnologie attuali, è ipotizzabile che non saremo in grado di rispettare gli impegni per il 2050, sul fronte della green economy.

Mentre ci si azzuffa, si apprende, come riporta “Nature’’ che in Germania lo stellarator Wendelstein 7-X è in grado, oggi, di confinare con successo un calore che raggiunge temperature due volte più alte di quelle registrate nel nucleo del sole. E’ un enorme passo avanti verso la realizzazione di un reattore a fusione nucleare, che potrebbe fornire una grande quantità di energia virtualmente inesauribile, pulita e priva di carbonio per generare elettricità e contribuire in modo rilevante alla transizione dei combustibili fossili.

La scienza va avanti; cerchiamo di non perderne il passo. La considerazione- provocazione di Cingolani deve essere vista per quella che è: l’ autorevole contributo da parte di uno scienziato che intende sollecitare il Paese verso una particolare attenzione sul tema.

E’ scontato che i tempi di maturazione non siano brevi.

Nell’attesa di svolte epocali con un nucleare sicuro, con una soluzione sul fronte della eliminazione delle scorie e l’orientamento verso un nucleare tascabile, attraverso mini centrali, ci si deve concentrare senza distrazioni, se non di ordine scientifico, sull’attuale disponibilità di fonti energetiche alternative, e renderne possibile la rapida realizzazione.

Esse, oggi, appaiono essere le uniche in grado di farci avanzare verso la green economy ed affrontare realisticamente la sfida ‘Fit for 55’ e cioè la riduzione delle emissioni cO2 del 55% entro il 2030.

La partita è già iniziata e va giocata!

L’articolo è apparso come podcast su www.tfnews.it.