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Un reggino torna in vacanza, ma la “sua” Ciccarello è totalmente cambiata: “mai visto questo degrado, come fanno i residenti ad accettare tutto questo?”

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Il lettore richiama l’attenzione dei cittadini e dell’Amministrazione Falcomatà: “si dichiari lo stato di emergenza. L’amore per la città e per le zone in cui viviamo sta praticamente scomparendo, vorrei che tutto cambiasse, vorrei che tutto tornasse come prima, per favore non annientare quel poco di amore che resta”

Il quartiere di Ciccarello, popolata zona di Reggio Calabria, visto dagli occhi di un ragazzo che adesso lavora fuori città. Il suo nome è Omar Farhat, 40 anni, ed ha inviato una lettera molto significativa ai nostri canali, che testimonia lo stato di abbandono del territorio da parte delle istituzioni. Il ragazzo ammette di avere un legame molto forte con Ciccarello, luogo in cui è cresciuto, anche convivendo con la comunità rom, come normalmente avveniva quando lui era un residente. In questi giorni Omar è tornato a trascorrere qualche giorno di vacanza con i propri paranti, ma quello che hanno dovuto vedere i suoi occhi lo ha sconvolto. I problemi ci sono sempre stati, ma la situazione non è mai stata così indecorosa. Il ragazzo, ormai diventato uomo, adesso fa delle considerazioni, ma anche delle riflessioni. Non si spiega infatti come i residenti accettino di vivere in questo degrado, ma non capisce nemmeno l’assenza totale delle istituzioni locali. Di seguito la sua lettera, in cui sono allegata anche delle foto.

“Buongiorno, mi chiamo Omar Farhat e sono nato il 7 giugno 1981, ho vissuto fin dalla nascita nel quartiere di Ciccarello e ora, lavorando fuori città, con piacere e amore assoluto per la mia terra e soprattutto per le mie zone, cerco di trascorrere qualche giorno tra la mia famiglia e gli amici.
Purtroppo, con immenso dispiacere a causa della pandemia ancora in corso, la mia assenza da questi bellissimi luoghi, si è protratta  più del dovuto, ma proprio in questi giorni l’assenza dalla terra e dalle zone che amo si è interrotta.
La speranza al momento della mia ultima partenza, era stata quella del cambiamento, adesso giunto nuovamente in questi luoghi e soprattutto per l’immenso amore che mi lega ad essi, sarà per me tempo di confronto e constatazione se le mie, le nostre, speranze di cambiamento della città e dei cittadini, con il fondamentale aiuto delle istituzioni , corrisponda maggiormente a valori civili più in linea di quelli dimostrati in passato. 
Vorrei premettere che il legame con le zone di via Ciccarello è per me molto forte, ed esso è stato inoltre, fin da sempre, caratterizzato dalla convivenza con la comunità rom. Questa mattina ho deciso di ripercorrere, attraverso una passeggiata rilassante, i luoghi che per me, e  che per molti altri hanno fatto e continuano ad esserlo parte della vita.  La prima tappa per me è stata il campo pubblico di via Ciccarello, un campo da calcio in terra battuta che da sempre è stato punto di riferimento per  tutti noi. Sarà difficile far capire cos’è stato per noi questo luogo, vorrei tuttavia dire poche parole per cercare di far capire ciò. Il campo, era utilizzato da diverse squadre giovanili per lo svolgimento delle partite settimanali di campionato, un campo i cui spogliatoi non erano in buone condizioni ma comunque adeguati e gestiti con amore, da un custode che ne garantiva il funzionamento. Il campo, ritenuto bene comune veniva utilizzato da tutti, al termine delle partite organizzate dalle società calcistiche. Non vi era la necessità di un profitto ma il solo scopo di far socializzare i ragazzi cercando di staccarli da una società difficile, un campo da calcio univa tutti, e quando dico tutti intendo anche una comunità così considerata difficile come quella rom, una comunità che tutto sommato conviveva normalmente con tutti, accomunati da un’unica passione, quella del calcio.  
Mi scuso per essere così prolisso nel Racconto, ma ciò appare necessario a fronte di quanto ho visto stamattina in tali luoghi, un degrado assoluto, l’area, pur non conoscendo se la destinazione d’uso finale possa essere pubblica o privata, è stata, dopo anni di abbandono, caratterizzata in un passato recente dalla fondamentale realizzazione della recinzione esterna e dalla ristrutturazione dell’edificio centrale, ossia i “famosi spogliatoi”. Venuto a conoscenza di tali opere, diventai davvero felice e soprattutto speranzoso che tale luogo tornasse  ad essere per le future generazioni, quello che è stato per noi, ossia un  luogo fondamentale di socializzazione.  
Purtroppo, anche in questo caso la mia speranza è stata tradita in modo a dire poco sconcertante, l’area attualmente è completamente abbandonata a se stessa, ma ancor più devastante e ciò che vi è intorno, rifiuti in ogni angolo, cumuli di rifiuti di ogni genere alti più di 5 metri. Come è possibile tutto questo? Com’è possibile che nonostante gli anni siano passati e pertanto si possa presumere che anche la cultura di tutti sia aumentata, che una città grande come Reggio Calabria, una città metropolitana, possa trovarsi in queste condizioni?
La risposta ai miei quesiti è scontata da un punto di vista formale, ossia in generale caratterizzata dalla mancanza di senso civico della popolazione, e l’impotenza degli organi preposti a far fronte a questa situazione. Al di là di queste esternazioni scontate, i veri quesiti dovrebbero essere quelli di come tutto questo possa accadere nel 2021, come possano gli abitanti della zona accettare di vivere in un posto del genere!? Come può ancora oggi, nell’indifferenza totale delle istituzioni locali e nazionali, esistere questa impotenza nel trovare soluzioni e reprimere i comportamenti socialmente scorretti della popolazione.

Quanto sopra esposto sembrerebbe già sufficiente per la dichiarazione dello stato emergenza sanitaria, ma quello che ho riscontrato continuando a visitare “i miei Luoghi” è stato davvero sconcertante. Mi riferisco alle zone situate in via Ciccarello vicino al noto Hotel Apan 4 stelle, e alle villette pubbliche situate in questa zona.

Il cordone di rifiuti della lunghezza di circa cento metri, è degno del miglior record del Mondo. Quanto già parzialmente esposto, potrebbe apparire ed essere il culmine di questa emergenza ma non lo è, continuando la percorrenza in tali zone la situazione è molto peggiore ma soprattutto molto pericoloso per la situazione sanitaria in cui incombe la zona delle “villette”, da sempre un altro luogo fondamentale per la socializzazione di tutta la comunità di via Ciccarello. Questa zona è sempre stata un punto di riferimento per tutti, un punto di incontro per grandi e piccini, un punto di socializzazione fondamentale per il territorio, vedere la situazione in cui attualmente ricade, per me, e per molti altri, è un colpo al cuore. La voglia  di intervenire subito per migliorare le condizioni con le mie sole forze è davvero grande, tuttavia tale voglia è  stata arginata da ciò che ho visto, ossia la presenza di un’intera comunità di topi e la nidificazione al di sotto un elemento di culto, ossia la Madonnina costruita dagli abitanti della zona! Com’è possibile che nessuno faccia niente, com’è possibile che tutto questo avvenga con le case a pochi metri di distanza, con i bambini intenti a giocare a stretto contatto con i topi, com’è possibile che non si siano ancora imparate lezioni date dalla pandemia ancora in corso la cui origine sembra essere stata causata da animali come pipistrelli/roditori, come è possibile che nessuno faccia niente e che la popolazione accetti di vivere in condizioni paragonabili al terzo mondo?

A questo punto, la mia speranza è che questa email faccia breccia nei cuori di coloro che sono incaricati di trovare soluzioni immediate per risolvere definitivamente la situazione, non abbandonando a sé il territorio dopo gli interventi straordinari, ma seguendolo e accompagnandolo, passo dopo passo, nel processo di cambiamento. Chiedo aiuto al sindaco Giuseppe Falcomatà che credo fortemente ami davvero la città. Mi sto rendendo conto che l’amore per la città e per le zone in cui viviamo sta praticamente scomparendo, vorrei che tutto cambiasse, vorrei che tutto tornasse come prima, per favore non annientare quel poco di amore che resta”.

Le foto con gallery scorrevole a corredo dell’articolo.