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Tranquilli, il Ponte sullo Stretto non serve a niente

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Le file chilometriche di questi giorni sull’A2 Salerno-Reggio Calabria, di auto che vogliono prendere lo svincolo di Villa San Giovanni per traghettare verso la Sicilia, sono la sconfitta per chi ritiene che il Ponte sullo Stretto non sia utile per portare sviluppo nelle due Regioni più meridionali d’Italia

Non migliora la situazione per quanto riguarda il traffico sulla A2 Autostrada del Mediterraneo in prossimità della città di Reggio Calabria. Attualmente si registrano code di almeno un’ora in ingresso al centro, con rallentamenti che iniziano da Scilla. Nel tardo pomeriggio è stato necessario l’intervento della Polizia stradale per separare le due corsie, visto che le vetture dirette all’uscita di Villa San Giovanni per prendere i traghetti verso la Sicilia bloccavano anche la corsia riservata a chi va è diretto verso Reggio Centro, paralizzando completamente il traffico. Un’emergenza che va avanti da tre giorni, che proseguirà sicuramente ancora con l’avvicinarsi del Ferragosto, e che non rappresenta assolutamente una novità per chi vive sulla sponda reggina o messinese.

Il caos generato dall’inesistenza di collegamenti veloci, e ci si riferisce ovviamente al Ponte sullo Stretto, crea puntale ogni anno questi disservizi, che si ripercuotono sia sui residenti, sia sui turisti, i quali ancora oggi continuano a recarsi nella punta estrema dello Stivale d’Italia per ammirare le bellezze di un Sud tanto unico quanto arretrato e degradato. Tanti sono infatti gli escursionisti che decidono di avventurarsi in auto o col camper dal Nord per raggiungere la Calabria o la Sicilia, ma sono anche i tanti emigrati che tornano a “casa” per far visita ai nonni e i cugini. Persone che noi ci sentiamo di definire degli eroi, perché scelgono di accumulare così tanto stress e di sopportare tanto sottosviluppo per questioni di cuore, piuttosto che scegliere di viaggiare più rilassati e raggiungere nello stesso lasso di tempo altri posti meravigliosi dell’Europa, dal Portogallo sino alle Coste del Mar Nero o proseguendo a settentrione verso la Danimarca.

Ci sentiamo di dire GRAZIE ai convinti e fedeli “Nopontisti” che si accontentano di vivere in una realtà arretrata di 50 anni pur di non ammettere che il Ponte tra Messina e Reggio Calabria è esattamente ciò che serve a questa terra per creare sviluppo  attraverso innovazione, infrastrutture e condizioni simili a quelle di qualsiasi altra provincia italiana. Ringraziamo i vari Accorinti, che di battaglie sentite ne ha fatte tante, Falcomatà, che una parola in più non l’ha mai spesa per sostenere davvero quest’opera, i grillini e gli ambientalisti tutti, che a forza di dire sempre “No” hanno fermato un Paese e si permettono il lusso di parlare di Transizione Ecologica, chiudendo poi meschinamente gli occhi di fronte a mezzi super inquinanti, quali aerei e traghetti obsoleti.

L’assenza del Ponte sullo Stretto crea un danno economico incredibile all’interno dell’economia del territorio anche reggino, perché i turisti che magari vorrebbero spingersi sino in città per ammirare i Bronzi di Riace o il Lungomare più bello d’Italia sono costretti a voltare le spalle e dirigersi verso altre mete, quindi da Palmi in su. E non ci sono più scuse, perché oggi l’A2 Salerno-Reggio Calabria è un gioiellino ed è completa praticamente in tutti i suoi tratti. Ma impiegare oltre due ore di macchina da Bagnara sino al capoluogo è qualcosa di veramente vergognoso. Vedere gli uomini dell’Anas e della Protezione civile distribuire bottigliette d’acqua ai passeggeri incolonnati verso Villa San Giovanni o gli operatori delle Caronti dirigere il traffico fanno pensare di essere nel terzo mondo. E fanno venire i brividi i commenti di alcune persone che sui social scrivono: “vengono a portarci il Covid, meglio che si stiano a casa loro, meritano di restare giornate intere nel traffico”. Una tragedia per Calabria e Sicilia che qualcuno ragioni così, perché non si accorge del potenziale della propria terra e di quanto turismo sarebbe in grado di offrire. Il Ponte tra Messina e Reggio Calabria non collegherebbe il “nulla con il nulla”, come qualcuno vorrebbe tentare di far credere, e non sarebbe nemmeno una “cattedrale nel deserto”. Sarebbe invece il trampolino di lancio, l’opportunità di un’intera area, quella Metropolitana dello Stretto, di prendere al volo l’opportunità di sviluppo per non restare eternamente nella povertà, o peggio, nelle mani della criminalità organizzata, per non vedere sempre i nostri figli e fratelli partire per trovare lavoro fuori. C’è un mondo che va avanti, si evolve, cambia, si migliora, eppure si ha come l’impressione che questa terra debba rimanere sempre indietro. Anzi, debba andare sempre peggio…

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