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Reddito di cittadinanza, nessuno vuole più lavorare. L’annuncio del Bambar di Taormina: “dalle 15 solo servizio d’asporto per carenza di personale”

Con il reddito di cittadinanza molti giovani hanno smesso di cercare lavoro, l’ultimo emblematico caso presso il noto Bambar di Taormina che non riesce a trovare personale

Sarebbe stata un’estate durissima, era stato preannunciato, ma nessuno poteva immaginare a questi livelli. Da oltre un anno gli imprenditori del settore della ristorazione sono messi in ginocchio dalle chiusure disposte dal governo a causa del Covid e dall’inconsistenza dei ristori, ma neanche con la riapertura è andata meglio. I giovani infatti hanno smesso di cercare lavoro, si accontentano di percepire il reddito di cittadinanza e scelgono di restare a casa senza imparare alcun mestiere. L’ultimo, clamoroso, segnale d’allarme è stato dato dai titolari del Bambar, noto locale di Taormina, famoso in tutta la Sicilia (e non solo) per la bontà delle sue granite. “Desideriamo informare tutti i clienti che, per questa settimana il Bambar, serve ai tavoli fino alle ore 15.00. Successivamente e fino alle ore 24.00 granite da asporto. Per carenza di personale, nonostante tutti gli annunci fatti, crediamo che il reddito di cittadinanza abbia avuto la sua importanza. Vi aspettiamo, ugualmente”, è il messaggio che è stato pubblicato sui social. Una provocazione bella e buona, che però rende l’idea delle difficoltà nel reperire dipendenti.

Il dibattito su una possibile modifica alla riforma è da prendere in considerazione perché il reddito di cittadinanza, in questo preciso momento storico, è un sussidio che funge da deterrente occupazionale per i giovani e meno giovani, che preferiscono continuare a percepirlo, certi di possedere una minima ma sicura base economica. E tale concezione del sussidio si percepisce quando in molti si presentano ai colloqui, chiedendo di lavorare in nero. Da sottolineare come questo non si avvenuto nel caso di Bambar, ma come testimoniano le segnalazioni spesso raccontate negli ultimi mesi i percettori del reddito ci pensano due volte prima di entrare o rientrare nel mondo del lavoro. Le eventuali esperienze occupazionali degli studenti diventano irrealizzabili, perché questi ultimi chiedono di lavorare saltuariamente, senza impegno, e quindi non possono essere inquadrati.

Troppo assistenzialismo in questo senso fa male, incentiva la disoccupazione e soprattutto alla richiesta di lavoro in nero, mettendo in difficoltà i piccoli imprenditori, soprattutto gestori di bar e ristoranti. Determinati lavori, considerati “stagionali”, in passato erano considerati un modo per mettersi in gioco, imparare a lavorare e magari guadagnarsi la stima del titolare che poi decideva di confermare il dipendente anche durante la stagione invernale. In base alle norme in vigore, se il percettore dell’ammortizzatore dovesse trovare lavoro potrebbe perdere o subire una riduzione del reddito di cittadinanza. Chi percepisce 700-800 euro al mese, non vede il motivo di lavorare a tempo pieno con regolare contratto per poche centinaia di euro in più. Da qui un cortocircuito che penalizza le piccole aziende e sicuramente apre ad un dibattito dal quale però sarà necessario uscirne trovando una soluzione.