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“Scilla Jazz Festival”: domani concerto blues di Vincenzo Tropepe

vincenzo tropepe

“Scilla Jazz Festival”: si continua con il blues che il 3 agosto sarà portato sul palco da Vincenzo Tropepe che condurrà nel suo “My Own Journey”

Ha aperto con la musica di Michele Biondi Trio la V edizione dello “Scilla Jazz Festival”, la performance e la verve del gruppo ha entusiasmato il pubblico di Piazza San Rocco con la trascinante personalità del cantante e songwriter, il ritmo incalzante della batteria di Edoardo Vannozzi e l’esperienza di Marco Bachi, storico batterista della Bandabardò. Un viaggio emozionante tra la musica del Mississippi che si snoda tra le note del country blues e ha regalato agli spettatori brani come “No friends” per coloro che credono di non avere amici o “Joy” che nella costante contraddizione del blues ci invita a godere in pieno delle gioie della vita. La band ha proposto per il festival anche alcuni brani inediti e ha chiuso la serata con l’entusiasmo del blues vestito di rock and roll che ha lasciato il pubblico entusiasta e pronto per il prossimo evento.

Si continua con il blues che il 3 agosto sarà portato sul palco da Vincenzo Tropepe che condurrà nel suo “My Own Journey”, un’esplorazione nella musica a ritroso nel tempo sino alle origini del blues e nei grandi eventi che hanno punteggiato la storia americana del secolo scorso. Un treno di musica che attraversa tutte le stagioni del blue passando per il Southern Rock e la Psichedelia degli anni 60/70 per arrivare in Piazza San Rocco alle 22,30. Questo grande viaggio, ricco di suggestioni tradotte in musica, poesia, aneddoti e altre storie sarà una tortuosa avventura tra il Grand Canyon e la Carolina del Nord, un percorso intrigante che narrerà di una terra piena di contraddizioni ma allo stesso tempo meravigliosa, varia e perché no, anche fantastica. Il Blues man più blues della Calabria approda allo SJF. Seguirà una collaborazione tra SJF e il Derive Festival con Carmine Torchia & Ettore Castagna che suoneranno con chitarre e strumenti etnici popolari, portando il cantautorato italiano ancora una volta in Piazza San Rocco il 5 agosto alle 22, 30.

“My Own Journey” di Vincenzo Tropepe

Il progetto “My Own Journey” vuole essere un viaggio musicale e nello stesso tempo storico culturale, da dove la musica, il Blues, ebbe inizio. Come in un treno a vapore, dal Sud al Nord e da Est a Ovest degli Stati Uniti d’America viaggiando attraverso i racconti di questa terra così immensa e così piena di storia. Partendo dai grandi del Blues, Robert Johnson, Skip James, Sonny Boy Williamson, Muddy Waters, Blind Willie Mctell e tanti altri, fino ad arrivare ai giorni nostri attraversando tutte, o quasi tutte, le stazioni ferroviarie, toccando anche il Southern Rock e la Psichedelia degli anni 60/70. Infatti nel viaggio incontreremo la musica degli Allman Brothers, Tim Buckley, Lynyrd Skynyrd, Bob Dylan, Grateful Dead fino a Ryan Adams, Wilco, Ryan Bingham e tanti altri. Un grande viaggio con elementi importanti che raccontano l’America degli ultimi cento anni, dalla California a New York, dal Kentucky all’Oklahoma con filmati e registrazioni rare fatte durante manifestazioni dei giovani che urlavano contro Nixon ma anche le proteste giovanili contro l’uso indiscriminato delle armi e le stragi nelle scuole, passando per i minatori in sciopero in Virginia e gli studenti nativi americani che rivendicano terra e scuola in Colorado. Naturalmente, senza tralasciare il periodo della Seconda Guerra Mondiale e in conflitto in Vietnam, dove tantissimi artisti hanno tratto ispirazione per scrivere delle canzoni bellissime ed il periodo beat, appunto la Beat Generation, dove scrittori e poeti del calibro di Jack Kerouac, Allen Ginsberg, William Burroughs, Lawrence Ferlinghetti e molti altri, ci hanno lasciato un patrimonio indiscutibilmente vasto e prezioso allo stesso tempo. “Il Grande Viaggio”, pieno di suggestioni raccontate in musica, poesie, aneddoti e tante altre storie, un viaggio piacevole ma allo stesso tempo tortuoso tra il Gran Canyon e le praterie della Carolina del Nord, un’avventura intrigante che narra di una terra piena di contraddizioni ma allo stesso tempo meravigliosa, varia e sotto un certo aspetto…fantastica.

Bio Vincenzo Tropepe

Sin da piccolo ho capito che la musica mi avrebbe accompagnato nella vita: e così è stato. Il mio primo strumento fu una chitarra autocostruita, il classico pezzo di legno (SOLIDBODY) con le corde in ferro filato, avevo appena sette anni. Il primo approccio con una chitarra vera (credo avessi dieci anni) fu quando a causa di una febbre un mio amico non ha potuto suonare la famigerata “Novena di Natale” così mi insegnarono i classici quattro accordi e via: fu un successo, ricordo di aver guadagnato un sacco di soldi. Musicalmente parlando sono cresciuto ascoltando tutt’altro genere che blues. Grazie al mio caro amico Lello Barillà fui indirizzato all’ascolto di musica veramente straordinaria che ancora oggi ascolto con piacere. I dischi che mi regalò Lello erano: Dali’s Car, gruppo formato da Peter Murphy dei Bauhaus, Orange Juice e Boomtown Rats di Bob Geldolf. All’epoca ascoltavo di buon grado Throbbing Gristle, Joy Division, Alan Vega, T-Rex, Clock DVA, Television etc. etc. In quegli anni trascorsi un breve periodo a Londra (era una meta obbligata per chi ascoltava quel genere di musica). La prima esperienza di gruppo fu nell’89 quando, grazie a Corrado Cosoleto che mi vendette il mio primo basso elettrico (credo che grazie a lui ho intrapreso l’esperienza musicale), formammo di DIRTY MAGAZINE dove io suonavo il basso e cantavo. A quell’epoca la scena era in fermento anche dalle nostre parti, mi ricordo degli X-RATED SEQUENCE dove appunto “militava” Giancarlo Alessi nostro attuale batterista. Le band si scioglievano e se ne riformavano altre così velocemente che non facevi in tempo a stabilire un genere o almeno ad avere una propria identità. Subito dopo il progetto Dirty Magazine formammo nuove band i DREADFUL SIGHT e subito dopo gli STONED. Quest’ultima formazione (suonavamo punk), oserei dire “mitica”, ci fece varcare l’oceano infatti dopo aver fatto da spalla agli “Overlord” (formazione capitolina di R’n’R) in un locale reggino (fu un vero disastro), andammo a suonare a Catania in un locale straordinario: il Macumba. La band era così formata: io alla chitarra, Sergio Pochiero alla batteria (non ne aveva mai suonato una prima di allora) e Alfonso Calcaterra al “MIO” basso.

In quel periodo fui chiamato a suonare il basso in una band di Reggio Calabria LOST IN THE BUSH ricordo ancora alla facoltà di Architettura di Reggio un’esperienza da LSD. Dallo scioglimento degli Stoned e purtroppo degli X-Rated si creò una band alquanto particolare, alla batteria c’era Roberto, il fratello di Giancarlo (una macchina perfetta) ci chiamavamo MUGWUMPS nome preso da un romanzo di William Burroughs. Dopo qualche anno ancora nuove band: ELECTRIC WHEEL CHAIR col mitico Paolo Pellegrino. Gli anni passavano ed i bollenti spiriti si affievolivano così trovai requie in uno “storico” gruppo di etno music i RE NILIU. Nei Re Niliu suonavo il basso (Rickenbacker 4001 Stereo) e ciancianelle varie, forse l’esperienza più bella e più completa è stata questa, durò più di dieci anni. Con questa formazione ho avuto la possibilità di girare l’Italia e la Germania partecipando nel ‘94 al WOMEX organizzato dalla Real World di Peter Gabriel. Comunque tornando un po’ indietro, dopo la parentesi dark cominciai ad appassionarmi alla musica anni 60/70 quindi Led Zeppelin, Hendrix ma ero anche interessato alla scena West Coast americana (Dream Syndacate, Green on Red etc etc.) ed anche agli strumenti (che fu la mia rovina). La mia prima chitarra elettrica fu una Gibson SG standard che ancora posseggo, dopo di quella partì così la mia più grande passione: le chitarre “vintage” ahimè oggi ne ho parecchie che a giro faccio vibrare nei concerti. Pian piano mi appassionai al genere che oggi piacevolmente suono: il BLUES. Quello che mi piace del blues è la magia che c’è dentro, tutta la sua storia, il blues se non lo senti nell’anima rischi di suonare per ore ed ore la stessa cosa ma se c’è l’hai dentro ti senti lievitare solo suonando una nota. Una breve storia hanno avuto i Jerapotamo Delta Blues band di Rock Blues. Oggi suono con i Walking Trees e, oltre a divertirmi tantissimo, ho stretto con ognuno di loro un’amicizia fraterna poichè ormai suoniamo insieme dal ‘93

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