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Reggio Calabria, le associazioni “Rifiuti Zero” e “Zero Waste Italy”: “no all’abbandono del porta a porta ed al ritorno dei cassonetti. Ecco la nostra proposta…”

Rifiuti

Reggio Calabria, le associazioni “Rifiuti Zero” e “Zero Waste Italy” sull’emergenza spazzatura in città

“L’immane tragedia degli incendi che tutta la Calabria ha vissuto all’inizio di agosto, è il triste emblema di un territorio che appare senza guida, senza la capacità di risolvere i problemi endemici, che relegano la nostra regione ad essere per molteplici aspetti tra quelle con il più basso livello di servizi basilari (dalla sanità all’istruzione, dalla depurazione delle acque al riciclo dei rifiuti) di tutta Europa. Eppure la Calabria è una terra che potrebbe attrarre un turismo alla ricerca di quelle particolarità ambientali e di quella autenticità, impossibile ormai da trovare nelle classiche mete turistiche. La Calabria puntando fortemente sull’ambiente, sulla cura del territorio, sulla salvaguardia del patrimonio naturalistico e culturale ha ancora le carte in regola per risollevarsi dalla penosa situazione attuale. Ma occorre una guida in grado di optare per scelte coraggiose, occorre una cittadinanza attiva che sia propulsore del cambiamento”. E’ quanto affermano Luca De Franco, presidente di Rifiuti Zero Reggio Calabria e Rossano Ercolini, presidente di Zero Waste Italy.

“Tra i disservizi di cui abbiamo il triste primato di inefficienza –prosegue la nota- spicca quello legato alla gestione dei rifiuti. La Calabria insieme alle Sicilia, è fanalino di coda nella percentuale di raccolta differenziata, mentre altre regioni del sud come la Sardegna svettano ai primi posti della classifica nazionale (fonte ISPRA) . Queste percentuali non sono asettici numeri di cui vantarsi o meno, ma si traducono in quello che è sotto gli occhi di tutti. Prendiamo la situazione a Reggio Calabria. Non vi è un angolo, se escludiamo lungomare e corso Garibaldi, non vi è strada, stradina, aiuola che siano puliti. Sacchi, sacchetti, sacconi, rifiuti sparsi, frammenti di carta, plastica, lattine, mascherine, sono ormai il desolante contorno alla nostra normalità urbana. Come è possibile subire tutto questo? Come è stato possibile tornare a questo stato di degrado dopo i passi avanti fatti nel periodo 2015-2018?

E’ utile ricostruire quanto accaduto. 2013 e 2014 sono – evidenza la nota- gli anni del commissariamento del comune in cui si avvia il tentativo non solo di risolvere l’emergenza (che vede migliaia di tonnellate di rifiuti in strada), ma di affrontare il problema alla base. I commissari chiamano Raphael Rossi come amministratore di Leonia che riesce ad avviare le prime esperienze di raccolta porta a porta a Bocale e prepara il terreno per la “primavera” ambientalista del periodo successivo. La prima giunta Falcomatà continua con convinzione sulla strada tracciata dai commissari, sempre con AVR come gestore della raccolta. I primi mesi, parliamo di fine 2015 inizio 2016, vedono una grande apertura verso il mondo delle associazioni che si impegnano moltissimo nel “lancio” del porta a porta via via nei vari quartieri. Ma quasi subito, inspiegabilmente, per lo meno a noi associazioni, il meccanismo virtuoso che vede la reale cooperazione tra amministratore –gestore- ed associazioni, si inceppa. Le varie indicazioni che puntualmente le associazioni comunicano al comune per migliorare e mettere a punto il nuovo sistema non vengono per nulla o solo in parte prese in considerazione (l’utilizzo dei sacchi e non dei mastelli per la frazione leggera, la creazione di un impianto di compostaggio comunale, l’adeguamento del servizio per venire incontro ad alcune esigenze degli esercenti, un sistema di verifica e controllo sistematico e capillare del conferimento e del servizio erogato, l’avvio di una reale azione per il recupero degli evasori ed elusori della Tari). I risultati ottenuti negli anni successivi, nonostante tutto, sono abbastanza buoni, si passa dal 7 al 40% di raccolta differenziata, ma non sono quelli attesi. Per avere un vero beneficio, in termini di riduzione della pressione sulle esigue capacità di trattamento della frazione indifferenziata, si dovrebbe arrivare almeno al 65 % . A questo si aggiunge la mancanza di impianti per il trattamento della frazione organica. E così, in corrispondenza di ogni rallentamento della capacità ricettiva degli impianti di trattamento, il sistema va in tilt, e poiché il comune non ha liquidità per pagare la trasferenza presso altri impianti, i rifiuti rimangono in strada.

Come uscirne? La soluzione – rimarca la nota- ad un problema complesso non è quasi mai semplice. Bisogna mettere in atto una serie di azioni ben definite, che operano su vari fronti, bisogna poi monitorarne l’andamento, apportare le normali azioni correttive. Non esiste ahimè un piano miracoloso che risolve tutto, tanto meno se questo piano non è condiviso con i cittadini. Ma è quello che sta succedendo a Reggio. L’amministrazione sta per adottare un nuovo piano rifiuti, sulla base di un progetto Conai, che prevede l’abbandono del porta a porta in gran parte delle città con conseguente ritorno dei cassonetti e che Rifiuti Zero e la altre associazioni della consulta programmazione e servizi generali, ritengono inadeguato e controproducente. Purtroppo i nostri appelli sono rimasti inascoltati, sembrerebbe perché in campagna elettorale sono state fatte inopportune promesse sull’abolizione del porta a porta. Noi riteniamo che un amministrazione debba perseguire il bene comune e non prestarsi alle richieste di fasce della cittadinanza che, giustamente stanche dei tanti disservizi ma senza comprenderne bene le ragioni, individua nel sistema di raccolta la causa stessa del problema. Non è questo il problema, chi governa lo sa, e per onestà intellettuale deve spiegarlo. La responsabilità è chiara e lampante e sarebbe ora che l’amministrazione comunale smettesse di individuare capri espiatori, ora i “lordazzi”, ora la Regione, ora il gestore, ora il porta a porta. E’ il momento in cui ognuno deve assumersi in pieno le proprie responsabilità di fronte a questo fallimento.

Sono mesi che alcune associazioni, nonostante tutto- aggiunge la nota- cercano di dare il loro contributo affinché si possa ritornare sui binari giusti. Come Rifiuti Zero Reggio Calabria abbiamo sottoposto la bozza del piano ad importanti esperti del settore della gestione dei rifiuti da Enzo Favoino a Rossano Ercolini, a Stefano Ambrosini che ha potuto anche esporre i suoi suggerimenti all’assessore Brunetti ed al sindaco Falcomatà. Ma senza alcun riscontro. Purtroppo la seconda giunta Falcomatà aveva già preso le proprie decisioni legate alle promesse effettuate in campagna elettorale; promesse legittime, doverose e necessarie, ma l’intento sembra quello di mantenerle con progetti assolutamente non lungimiranti e fallimentari. Tali soluzioni sono infatti già state adottate in altre realtà cittadine con scarsi risultati in termini di qualità e percentuale di differenziata rispetto ai comuni in cui si utilizza un buon sistema di raccolta porta a porta. Quando l’assessore ha esposto alle associazioni della consulta programmazione e servizi generali la bozza del piano presentato dal Conai ci siamo subito allarmati per molti motivi. Anche se non in modo esaustivo, riportiamo qui alcune delle osservazioni più importanti:

1. Non si è pensato di risolvere le criticità al progetto attualmente in esercizio a Reggio Calabria, ma di smantellarlo per fare un passo indietro riproponendo su un’ampia fascia del territorio i cassonetti stradali. L’innovazione spacciata è quella che i cassonetti saranno “intelligenti”. Basta una rapida ricerca sul web per rendersi conto che di intelligente questi cassonetti hanno solo il nome e per funzionare bene richiedono costi di manutenzione altissimi.

2. Tutta questa operazione prevede elevati investimenti che anche se finanziati con fondi europei, sono sempre denaro pubblico che non deve essere sprecato. Ma la cosa più grave è che nei prossimi anni ricadrà sui cittadini il costo di manutenzione visto che per 5 anni il comune sarà costretto ad utilizzare le attrezzature scelte per non incappare in sanzioni delle corte dei conti.

3. Appare chiaro inoltre che l’idea di applicare la tariffa puntuale sembra una pia illusione con queste modalità, ma questo lo dice il Conai stesso nella bozza di progetto. Quindi il principiò di chi differenzia paga meno tari si allontana ulteriormente.

“Per affrontare nel dettaglio le osservazioni riportate ed altre ancora – prosegue la nota– abbiamo chiesto un incontro pubblico tra amministrazione ed il presidente di Zero Waste Italy Rossano Ercolini che dal 2016 ha sempre seguito da vicino l’evoluzione della questione rifiuti nella nostra città. Putroppo non ci è nemmeno stata inviata una risposta. Se viene dato così scarso valore all’impegno della cittadinanza attiva come possiamo sperare in un reale cambiamento? Per affrontare e risolvere la grave situazione basta porsi in sintonia con quanto sta avvenendo in molte parti d’Italia (da Nord a Sud) dove con il progetto Rifiuti Zero (a cui nel nostro Paese aderiscono 320 comuni rappresentanti circa sette milioni di abitanti) si stanno ottenendo risultati molto spesso superiori al 75% di raccolta differenziata avente un’ ottima purezza merceologica in grado (a differenza dell’adozione dei “cassonetti intelligenti” o a calotta) di procurare importanti entrate provenienti dai consorzi di filiera. I cittadini di Reggio Calabria meritano la serie A delle “buone pratiche” e non la istituzionalizzazione del degrado che penalizzerebbe oltre all’ambiente anche categorie economiche legate all’immagine della città. Ma il primo passo in questa differenza lo si fa aprendo davvero al coinvolgimento dei cittadini a partire dalle associazioni più sensibile e preparate. Sono infatti i cittadini ad essere a fare la differenza e la differenziata! Non sarebbe assolutamente accettabile una chiusura nei loro confronti. Quale movimento rifiuti zero locale e nazionale chiediamo un immediato incontro con il sindaco per evidenziare insieme alle preoccupazioni anche tutto il supporto ad un auspicabile percorso condiviso nel segno delle buone pratiche RZ e dell’Economia Circolare così come richiesto dall’UE”, conclude la nota.