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Reddito di Cittadinanza: se i limiti di “certa politica” fanno male al Paese e soprattutto al Sud

reddito di cittadinanza

Il Reddito di Cittadinanza e il problema degli imprenditori che non trovano più gente che si voglia sporcare le mani: una misura tanto difesa dai grillini che però ha eliminato la cultura del lavoro, soprattutto dove il lavoro già non c’era

“Ogni anno, da ormai 3 anni, ci ritroviamo gli stessi articoli da certa stampa (non tutta fortunatamente). La mia pazienza nel rispondere ha un limite quindi lascio a voi la lettura dei commenti della gente comune che, a differenza di certi giornali, sa come stanno le cose. Quando certa stampa darà voce anche ai lavoratori forse cominceremo a vivere in un paese un po’ più normale”. E’ questo il post pubblicato sui social dal deputato Riccardo Tucci, che risponde così all’articolo pubblicato nel pomeriggio di ieri su StrettoWeb in merito al Reddito di Cittadinanza. E’ stata infatti riportata e commentata la notizia del noto Bambar di Taormina, che ha dovuto eliminare il servizio al tavolo dalle 15 per mancanza di personale. Ovviamente, da buon grillino, Tucci è a favore di questa misura di “sostegno economico”, ma dimostra come “certa politica” sia del tutto estranea da quella che invece è la realtà dei fatti. E per un parlamentare di origini calabresi non è certo un fattore secondario quando si deve affrontare un argomento importante come il lavoro.

Il sussidio avrebbe dovuto reinserire i cittadini che ne facevano richiesta nel mondo del lavoro, prevedendo anche lo svolgimento di impieghi socialmente utili per il proprio Comune di appartenenza. L’unico risultato che è invece venuto fuori a distanza di tre anni, è quello di aver fatto sparire dalla circolazione tutti quei mestieri definiti “stagionali” per cui vengono utilizzati contratti nazionali di tipo determinato (solitamente tre o quattro mesi), portando così il cittadino a dover rinunciare ad una somma poco superiore o abbastanza simile di quella che arriva puntualmente nelle tasche di chi non percepisce e non dichiara reddito. “Certa politica” non si accorge dell’estremo danno che il Reddito di Cittadinanza ha provocato per determinati settori e insiste battendo il chiodo su temi, come ad esempio quello dello sfruttamento, che nulla hanno a che vedere con la questione.

Il principio giusto era garantito dall’esistenza del Reddito di Inclusione (ReI), che però con l’avvento del Governo Movimento Cinque Stelle – Lega è stato assorbito. Era quella l’unica misura a livello nazionale di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale, a decorrere però dal mese di aprile 2019 non è più riconosciuta, né rinnovata. Aveva un senso anche l’indennità di disoccupazione NASpI per i lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che hanno perduto involontariamente l’occupazione, ad oggi compatibile ma comunque cumulabile fino ad una determinata quota con il Reddito di Cittadinanza. Gli ammortizzatori sociali per chi perdeva il lavoro o per chi a causa dell’età era considerato ormai “fuori dal giro” dunque c’erano già e funzionavano. Parliamo di misure di sussistenza giuste e sacrosante, che al tempo stesso non possono essere tutti, e neanche essere garantite per sempre. Paragonare la situazione di una persona che ha perso il lavoro, o di un 50enne-60enne, con quella di un giovane appena diplomato e con la necessità di imparare un mestiere o guadagnarsi qualche spicciolo per mantenersi l’università non ha senso. Alla luce di questo non c’è niente di buono nel principio che sta alla base dell’idea grillina del Reddito di Cittadinanza voluto da Grillo, per tutti e a prescindere, perché ha cancellato nelle generazioni attuali quella che era la cultura del lavoro, la voglia di farsi le ossa, mettersi in mostra, di “mettere da parte” un mestiere e guadagnare col tempo e l’esperienza della gavetta maggiore stima e professionalità.

E mentre si continua a discutere dell’utilità o meno del Reddito di Cittadinanza, intanto ristoratori, baristi, titolari di bar, pizzerie e hotel della Penisola italiana proprio in piena estate avrebbero bisogno di personale, ma devono fronteggiare anche questa tegola dell’assenza di gente disposta a lavorare. Soprattutto nell’Italia del Sud, nella Calabria dove ha vissuto il deputato Riccardo Tucci, molti locali hanno esposto il cartello all’ingresso con su scritto “cercasi personale”, senza ricevere nessuna chiamata per avere un colloquio o (peggio ancora) dover contrattare con qualcuno che chiede lavoro in nero. Inoltre, il reddito di emergenza, introdotto per fronteggiare questo periodo di pandemia, non ha fatto altro che complicare ancor di più la situazione di quanti cercano camerieri e responsabili di sala per poter ripartire dopo un durissimo anno di sacrifici e drammatiche chiusure. Quindi sarebbe giunto anche il momento di iniziare a porsi qualche domanda sulle difficoltà degli imprenditori e quanto meno avere conoscenza di quelle che sono le paghe base dei contratti nazionali. Un aspirante cameriere, appena diciottenne magari, non può certo arrivare a guadagnare quanto un parlamentare, anche se qualche parlamentare senza dubbio meriterebbe di guadagnare quanto un cameriere visti gli esempi di “certa politica” completamente avulsa dalla realtà.