fbpx

Messina e i suoi modi di dire, perchè si dice “non è santu chi sura?”: il consiglio alle donne innamorate e non ricambiate

Non è santu chi sura

“Non è santu chi sura”, l’esperienza di una madre che consiglia la figlia innamorata: quando l’amore non è ricambiato è inutile andar dietro ad un uomo di… marmo

Continua il viaggio di StrettoWeb alla scoperta della lingua siciliana, con particolare riguardo per quelle strane espressioni che si possono sentire solo in Trinacria e che spesso risultano incomprensibili nel resto d’Italia. Alcuni proverbi sono delle vere e proprie perle di antica saggezza, rimaste cristallizzate nel tempo e nella tradizione e riportate ancora oggi attraverso il linguaggio orale e gli antichi valori tramandati di generazione in generazione. Avete mai sentito l’espressione: “non è santu chi sura”?.

Il consiglio alle donne innamorate

L’espressione usata a Messina, ma anche in diverse altre parti della Sicilia, può essere tradotta letteralmente in italiano con “non è santo che suda“. In questo caso, il significato non è facilmente comprensibile poichè nasconde una metafora difficile da intuire nell’immediato. Serve un po’ di contesto. La frase deriva da un famoso proverbio: “è inutili ca ntrizzi e ffai cannola, u santu è di marmuru e nun sura“, tradotto letteralmente “è inutile che ti fai le trecce (ntrizzi) e i boccoli (cannola), l’uomo del quale sei innamorata è un santo che non suda“, ovvero una statua di marmo (quelle che rappresentano i santi) che non prova alcun sentimento verso di te (non suda). È il consiglio che una madre o un’amica saggia potrebbe dare da una giovane ragazza perdutamente innamorata di un uomo che però non la ricambia.