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Olimpiadi di Tokyo, 40 medaglie per l’Italia ma nessuna dalla Calabria: quando l’arretratezza di una Regione influisce anche sullo sport

Foto Ansa

L’Italia chiude le Olimpiadi di Tokyo con 40 medaglie, nuovo record storico: nessuna di esse però proviene dalla Calabria. L’arretratezza della Regione influisce anche sulla qualità sportiva

Dal 23 luglio all’8 agosto, 17 giorni giorni di grandi emozioni in Giappone per le Olimpiadi di Tokyo, concluse con la Cerimonia di chiusura tenutasi quest’oggi. Nonostante i timori per la situazione legata alla pandemia di Covid e le forti proteste, le Olimpiadi si sono svolte senza grandi problemi e si può dire che siano state un successo. Per l’Italia sicuramente! Gara dopo gara, tutti gli azzurri ci hanno messo l’anima nel farci vivere un’estate indimenticabile sulla scia dell’entusiasmo generato dalla vittoria dell’Europeo di calcio della Nazionale di Mancini. A Tokyo è stata una festa continua: almeno una medaglia al giorno, tutti i giorni, record che speriamo possa essere eguagliato ma che non potrà mai essere superato! Le medaglie in totale sono 40: 10 d’oro, 10 d’argento e 20 di bronzo.

Un risultato storico poichè è stato abbattuto il muro delle 36 medaglie, un risultato che durava da Los Angeles 1932 e aveva cristallizzato l’asticella del talento italiano da ben 89 anni a questa parte. Solo nell’edizione di Roma 1960 si era arrivati a toccare quota 36 ma non a superarla. L’edizione di Tokyo, con i suoi 40 podi, segna dunque una tappa storica per lo sport italiano alle Olimpiadi. Storia della quale non farà parte la Calabria. Insieme ad Abruzzo, Val d’Aosta e Basilicata, la Calabria è infatti tra le 4 Regioni a non aver portato nemmeno una medaglia. Fra di esse è anche la più grande e la più arretrata. Un’arretratezza che non si configura solo dal punto di vista politico e sociale (in realtà ne è diretta conseguenza), ma anche a livello sportivo. La mancanza di strutture, in particolare di strutture all’avanguardia (situazione spesso comune nelle Regioni del Sud), nel migliore dei casi costringe i ragazzi ad emigrare verso il più attrezzato Centro-Nord, nella maggior parte invece a rinunciare ai propri sogni o a pensare allo sport come un semplice passatempo che non possa avere un reale sbocco che vada al di là dei confini cittadini/regionali.

Un dato rende la situazione paradossale. La Calabria vanta poco meno di 2 milioni di abitanti attualmente: San Marino (30.000 abitanti) o le Isole Figi (800.000 abitanti) sono riuscite a vincere rispettivamente 3 e 2 medaglie (tra le quali 1 oro). Anche la Siria, nazione martoriata dalla guerra, ha portato a casa una medaglia di bronzo. Nazioni con densità di popolazione simile a quelle della Calabria, quali il Botswana (1 bronzo), Macedonia (1 argento), l’Armenia (2 argenti e 2 bronzi), il Kosovo (2 ori) e la Slovenia (3 ori, 1 argento e 1 bronzo) hanno guadagnato una o più medaglie, vivendo spesso in condizioni socio-economiche peggiori di quelle della Calabria. Non partecipare alla festa sportiva di tutta l’Italia non può che essere l’ennesimo campanello d’allarme per lo sport calabrese. A onore del vero, va detto che un briciolo di Calabria c’è nel medagliere, precisamente di Reggio Calabria: Arianna Errigo, nata a Monza ma calabrese (di Condofuri) d’adozione, ha vinto il bronzo nel fioretto a squadre. Una medaglia che fa sicuramente piacere, ma spiega perfettamente la situazione attuale: la Calabria festeggia gli atleti di tutta l’Italia, meno che i propri.