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Il Sindaco De Luca replica all’interrogazione Parlamentare: “a Messina nessun clima di odio. Sono consapevole dei miei toni irriguardosi, ma le affermazioni dell’on. Navarra sono paradossali”

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Il Sindaco Cateno De Luca ha trasmesso il documento di replica al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’Interno, al Prefetto di Messina, e per conoscenza agli onorevoli Cappellani, Raciti, Miceli e Navarra

Botta e risposta all’interno di Palazzo Zanca. Il Sindaco Cateno De Luca ha trasmesso al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’Interno, al Prefetto di Messina, e per conoscenza agli onorevoli Cappellani, Raciti, Miceli e Navarra, e alle Testate Giornalistiche un documento avente ad oggetto “Replica in merito alla interrogazione formulata dagli On.li Santi Cappellani, Carmelo Miceli, Fausto Raciti e Pietro Navarra di adozione nei confronti del Sindaco On.le Cateno De Luca della misura della rimozione ex art. 142 D. Lgs.  T.U.E.L.”. Di seguito il testo:

“Ho appreso dagli organi della stampa che nella giornata di ieri, 6 agosto 2021, gli On.li Deputati Santi Cappellani, Carmelo Miceli, Fausto Raciti e Pietro Navarra hanno presentato una interrogazione all’Ill.mo Ministro dell’Interno il cui contenuto, diffuso dalla stampa, di seguito si trascrive:
“Per sapere – premesso che:
da notizie a mezzo stampa si è appreso che, a seguito della bocciatura in consiglio comunale del piano Tari proposto dalla giunta, il sindaco di Messina, Cateno De Luca, durante una diretta Facebook, dopo aver accusato pubblicamente, indicandoli nominativamente, alcuni consiglieri comunali di essere i responsabili di più di 120 licenziamenti, avrebbe invitato indistintamente gli ascoltatori ad ‘andare a cercarli uno per uno’;
non è la prima volta che il sindaco di Messina assurge agli onori della cronaca per aver insultato o dileggiato rappresentanti delle istituzioni come i consiglieri comunali, democraticamente eletti, oppure sindacalisti, o chiunque esprima opinioni diverse, ed è stato in passato condannato per vilipendio a seguito degli insulti pubblicamente rivolti al Ministro dell’interno;
tali comportamenti sono stati ripetutamente e pubblicamente denunciati da esponenti politici locali e nazionali del Pd, in quanto gravemente lesivi del rispetto che sarebbe dovuto alle istituzioni democratiche e ai suoi rappresentanti, e per il loro costante incentivo alla violenza e all’odio sociale;
tuttavia, a parere degli interroganti, l’invito del sindaco durante la diretta Facebook, ad andare a ‘cercare i consiglieri uno per uno’, solleva gravi preoccupazioni, contribuendo non solo a fomentare un pericoloso clima di odio nei confronti di oppositori politici, ma anche a configurare una vera e propria istigazione a delinquere;
ad avviso dell’interrogante, è necessario ripristinare il corretto confronto democratico e prevenire il ripetersi in futuro di comportamenti analoghi, volti a contribuire a creare un pericoloso clima di odio –:
se il Governo non intenda valutare se sussistano i presupposti per adottare le iniziative di competenza ai sensi dell’articolo 142 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, anche in ragione della gravità e della reiterazione delle condotte di cui in premessa.”

In merito alla superiore interrogazione intendo precisare quanto segue.
In via preliminare preciso che gli interroganti NON hanno inteso trasmettere il testo della interrogazione al Sindaco di Messina, ma hanno curato di darne diffusione a mezzo stampa. Tale tecnica non ci stupisce, essendoci ormai abituati ad apprendere dalla stampa le tesi speculative e diffamanti dell’On.le Navarra che, per l’occasione, sembra avere trovato altri tre sostenitori ai quali la presente viene trasmessa affinché abbiano modo di comprendere realmente come sono andati i fatti che hanno originato le mie esternazioni.

Dell’On.le Navarra, invece, mi preme ricordare la sua profonda sensibilità umana, prima ancora che politica, come quando si profuse nel rallentare l’approvazione della legge sul risanamento in forza di una pastoia interpretativa su presunti conflitti costituzionali di competenza tra Governo e Regione.
L’On.le Navarra, del resto, è colui che, con l’ulteriore pretesa di “accelerare” l’iter di approvazione della legge Siracusano, presentò un emendamento alla legge di bilancio sul risanamento inesorabilmente dichiarato inammissibile perché recava norme di carattere localistico o micro-settoriale e che da quando è stato depositato il testo di legge calendarizzato in quota Forza Italia, ha depositato un ulteriore analogo disegno di legge perché era difficile dover ammettere che una giovane parlamentare (on.le Matilde Siracusano) era arrivata prima di lui.

Non è un caso che l’On.le Navarra da tre anni cerchi di ostacolare questa Amministrazione manovrando un terzo dei consiglieri che bloccano strumentalmente le iniziative proposte, financo quando si tratta di obblighi di legge come la verifica degli equilibri di bilancio, che non è stata ad oggi approvata nonostante la scadenza fissata al 31 luglio scorso.

Preciso che io sono stato eletto Sindaco il 26 giugno 2018 e non è stato eletto nessun consigliere comunale delle liste a me collegate quindi sono un Sindaco senza alcun consigliere comunale ecco perché il gruppo Navarra che conta 1/3 dei consiglieri comunali avrebbe gioco facile a condizionare le dinamiche amministrative: peccato che lo scrivente Sindaco non si è mai piegato alle bramosie totalitarie di antico retaggio del buon Navarra come ha dovuto fare il precedente Sindaco ostaggio dei consiglieri comunale di Navarra e non rieletto perché i risultati amministrativi sono stati pessimi a causa del pessimo “puparo politico”.
Rammento ancora che nel luglio 2018 l’On.le Navarra mi chiese un incarico per uno studio sull’impatto socio economico del fenomeno dei baraccati. E mentre io mi battevo per proclamare lo stato d’emergenza nazionale perché non tolleravo che ottomila miei concittadini passassero un solo giorno in più tra fogne a cielo aperto e sotto tetti in eternit, l’On.le Navarra aveva il coraggio di chiedermi risorse finanziarie per studiare il fenomeno da un punto di vista sociologico!! Vi assicuro che il fenomeno è stato ampiamente studiato e analizzato con autorevoli monografie in 112 anni e nel corso di 67 governi della Repubblica ma dalle parole ai fatti siamo passati solo con l’Amministrazione De Luca, e questa è la verità storica che probabilmente reca maggiore disturbo al mio accusatore.
Ecco la ragione per la quale il giorno dopo che fu pubblicata la graduatoria del Bando MIT Qualità dell’Abitare con Messina al primo posto con un finanziamento di 170 milioni di euro, invece di gioire per il risultato storico raggiunto dall’Amministrazione De Luca, l’On.le Navarra dichiarò di non essere stupito perché il Ministro Infrastrutture e Trasporti aveva tagliato la stoffa per cucire e consegnare una serie di vestiti su misura che hanno determinate caratteristiche di degrado urbano e Messina aveva la fisionomia – il fisico – più adatto per indossare quei vestiti”. L’Amministrazione comunale ha fatto bene a provarli (ndr i vestiti???) e una volta fatto, non poteva vederli che consegnati.
Pertanto, invece di riconoscere i meriti di un’Amministrazione che, con le sue proprie forze, aveva preparato 4 progetti che risultarono primi in graduatoria, l’On.le Navarra accusò il Ministro di aver pubblicato un bando pubblico che era confezionato su misura!! Un bando pubblico, lex specialis, che dovrebbe contenere criteri oggettivi funzionali alla selezione delle migliori proposte progettuali garantendo trasparenza e imparzialità tra tutti i partecipanti, in realtà sarebbe stato, a detta dell’On.le Navarra, tagliato e confezionato su misura cioè sulla fisionomia (anzi fisico) della città di Messina grazie alla sua intermediazione!! (il ministro in questione era la De Micheli del PD).

Ritengo che l’affermazione dell’On.le Navarra sia stata ritenuta talmente paradossale da essere stata interpretata come una boutade, lo sfogo intemerato di un soggetto politico che, frustrato dal dovere riconoscere i meriti altrui, abbia pensato di potere esercitare la sua rivalsa rifiutandosi di riconoscere il merito di un grande successo ascrivibile solo alla competenza ed alla professionalità che la Giunta De Luca unitamente ai Tecnici del Comune e della Città Metropolitana, hanno dimostrato di avere e di possedere.
Tanto basta, riteniamo, per tratteggiare la personalità del deputato Navarra e fare comprendere come lo stesso sia animato da un vero e proprio risentimento personale nei confronti del Sindaco De Luca, nei cui confronti non esita a sferrare accuse infondate e infamanti tentando di raggiungere questo risultato con ogni mezzo, visto che la consultazione elettorale, con grave disappunto del Navarra, libera e democratica ha invece consegnato la fascia tricolore di Primo Cittadino a Cateno De Luca.

Ho deciso di rispondere pubblicamente alla interrogazione parlamentare degli on.li Cappellani, Miceli, Raciti e Navarra in ossequio al mio ruolo di Sindaco eletto democraticamente dal popolo e per il doveroso rispetto istituzionale verso gli organi legislativi e governativi, non di certo per il timore verso un’azione che non solo è infondata ma che risulta l’artificioso tentativo di sovvertire il voto democratico con uno strumento che – come affermato dalla costante giurisprudenza di legittimità – può essere utilizzato solo innanzi ad una chiara e comprovata responsabilità soggettiva del Sindaco.

Di che cosa vengo dunque accusato? Di avere diffuso il nome dei consiglieri comunali che hanno bocciato la delibera per l’approvazione del Piano tariffario Tari 2021 e di avere detto, durante una diretta facebook, di andare a cercare i consiglieri che si erano espressi in senso sfavorevole, ritenendo gli interroganti che tali espressioni solleverebbero “gravi preoccupazioni, contribuendo non solo a fomentare un pericoloso clima di odio nei confronti di oppositori politici, ma anche a configurare una vera e propria istigazione a delinquere;”
Dal punto di vista strettamente giuridico, è evidente che le preoccupazioni manifestate dagli interroganti, in quanto del tutto prive di qualsiasi elemento di prova a sostegno delle loro accuse, si configurano quali mere speculazioni politiche, o meglio ancora, dissennate esternazioni che hanno lo scopo di promuovere una contrapposizione tra le varie fasce della popolazione nel tentativo di imputare la relativa responsabilità, per ogni eventuale tensione che ne potrebbe derivare, al Sindaco di Messina. In parole semplici: si tenta di provocare la rissa per fare ricadere l’accusa di facinoroso sul Sindaco.
Per quanto si tratti, evidentemente, di un tentativo disperato e infondato, non posso assistere inerte a una simile mistificazione dei fatti senza rendere noto ciò che è realmente successo.
In ultimo, abbiamo presentato la delibera di variazione tariffaria Tari 2021 per ben due volte in consiglio comunale, che l’ha respinta nelle sedute del 30 giugno e del 29 luglio 2021 scorso.
In occasione della seconda seduta (29 luglio 2021), la delibera è stata respinta con il voto contrario, espresso in forma palese, di 13 consiglieri comunali. Subito dopo il voto, molti dei consiglieri comunali che avevano bocciato la delibera hanno pubblicato sulle proprie pagine facebook un post con allegata la fotografia del tabellone d’aula nel quale era riportato l’esito della votazione, vantandosi di avere determinato, con il loro voto, la bocciatura della delibera.
Allego alla presente nota i post pubblicati dai consiglieri La Tona, Cannistrà, Argento e La Fauci, a dimostrazione del fatto che questi consiglieri, per i quali l’On.le Navarra esprime preoccupazione per la loro incolumità, hanno pubblicamente fatto vanto della loro posizione politica, ritenendo di avere tutelato in tal modo le finanze pubbliche e di essersi opposti ad un aumento delle tasse che, a loro dire, era ingiustificato.
Anche la stampa locale pubblicava, in modo esemplificativo, la fotografia del tabellone d’aula, contribuendo a diffondere la conoscenza dei nominativi dei votanti, favorevoli e contrari.

Dunque, la mera elencazione dei nominativi dei consiglieri che hanno espresso un voto sfavorevole alla delibera del piano tariffario non può assumere alcuna valenza intimidatoria, né lo potrebbe considerato che: 1) i lavori d’aula sono trasmessi in diretta streaming sul canale dedicato; 2) degli stessi lavori la stampa ha riportato ampia narrazione nella cronaca locale; 3) il voto è stato espresso in modo palese; 4) e non di minore importanza, gli stessi consiglieri che hanno votato in senso sfavorevole non hanno mancato di mettere in risalto la loro scelta mediante dichiarazioni alla stampa o sui social.
Pertanto, quale valenza intimidatoria potrebbe avere la mia dichiarazione laddove mi sono semplicemente limitato ad elencare i detti consiglieri che hanno espresso voto contrario? Nessuna, evidentemente. A meno di non dovere pensare che questi stessi consiglieri non abbiano espresso un voto libero e consapevole, ma siano stati condizionati dai loro “padroni politici” (la Sicilia si sa che purtroppo ancora è in parte terra di pupi e pupari) e costretti ad esprimere il voto contrario, nonostante le inevitabili ripercussioni che tale voto era destinato a spiegare sul servizio di raccolta dei rifiuti e sulle assunzioni che erano state già programmate per migliorare detto servizio e l’impossibilità di rinnovare ben 32 contratti di lavoratori a tempo determinato oltre alla cassa integrazione per oltre cento operai. Ma una simile ipotesi non ci riguarda, lasciamo che siano le Autorità competenti ad indagare se si siano verificati condizionamenti e di quale tipo considerato che tutti i consiglieri comunale erano ben coscienti della macelleria sociale che il loro voto negativo avrebbe determinato utilizzando l’alibi di impedire l’aumento della tari di appena il 9% (tutti sanno che tale aumento deriva dalla modifica normativa per coprire alcuni costi del servizi di raccolta e smaltimento dei rifiuti) rispetto al 2020 in una città dove la raccolta differenziata è passata dal 10% del 2018 a quasi il 50% del mese di luglio 2021.

Nel dettaglio, ciò che invece ci riguarda sono le ripercussioni originate dal voto contrario, che ha imposto immediatamente l’adozione delle misure di salvaguardia per evitare che la Messina Servizi Bene Comune Spa, società in house a capitale completamente pubblico del Comune di Messina, si indebitasse compiendo spese che non avevano la necessaria copertura. Per tale ragione veniva convocata l’assemblea del Socio Unico per il 31 luglio 2021, nel corso della quale il Sindaco, quale rappresentante del Comune di Messina, invitava il Consiglio di Amministrazione della Società ad adottare immediatamente i provvedimenti affinché la spesa rientrasse nei limiti della copertura, cioè facendo a meno dei 5 milioni di euro che, per effetto della bocciatura del piano tari 2021, non sarebbero stati corrisposti dal Comune. Con questi cinque milioni la Messina Servizi avrebbe dovuto coprire i costi dei servizi che ARERA ha imposto venissero coperti con la TARI, pertanto non potendo escludere tali costi (Fondo Crediti dubbia esigibilità, costo per ex discariche comunali, costo bonifiche discariche abusive su suolo pubblico) il taglio era destinato a incidere sul costo del personale, traducendosi nella impossibilità di rinnovare il contratto a tempo determinato per n. 32 lavoratori il cui contratto sarebbe scaduto il 2 agosto 2021 e nell’adozione della cassa integrazione a rotazione, con integrazione salariale, per circa 110/120 lavoratori a tempo indeterminato. Inoltre si stabiliva di non procedere all’assunzione, già programmata, di circa 130 operatori che sarebbero stati impiegati nel servizio di spazzamento delle strade. Operando questi tagli la Società sarebbe riuscita a ridurre il costo del personale per circa 5 milioni di euro, rientrando così nella copertura finanziaria.

Va da sé che una simile operazione, perfettamente legittima e doverosa – direi obbligata sul piano economico e finanziario – comportava delle ripercussioni sull’economia cittadina, facendo venire meno nell’immediato 32 posti di lavoro e determinando l’impossibilità di assumere altri 130 lavoratori. Pertanto, proprio al fine di spiegare ai miei concittadini le ragioni di tali scelte ed evitare le inevitabili proteste che ne sarebbero scaturite, avviavo una diretta facebook nella quale spiegavo le misure adottate e invitavo a chiedere spiegazioni ai consiglieri sulle ragioni del loro voto contrario, specificando che si era trattato di un voto esclusivamente politico, non assistito da alcuna valida motivazione giacché il Piano Economico Finanziario in forza del quale si rendeva necessario adeguare le relative tariffe TARI 2021, era stato già validato dall’Ente Territorialmente Competente che, in Sicilia, è rappresentato dalla S.R.R. (Società per la Regolamentazione del servizio di gestione rifiuti). Non spettava dunque ai consiglieri comunali entrare nel merito del PEF, del quale – come posso testimoniare le registrazioni delle sedute d’aula – sconoscevano il contenuto e i criteri di determinazione della spesa. Financo il Collegio dei Revisori dei Conti, chiamato a rispondere in aula in merito al PEF, aveva spiegato che il suo esame era di esclusiva competenza della S.R.R. Messina Area Metropolitana, che lo aveva validato con provvedimento del 20/05/2021, rendendo superflue ed ultronee tutte le osservazioni che i consiglieri pretendevano di muovere al detto documento.
Ma anche questo parere veniva ignorato, confermando il voto sfavorevole da parte dei 13 consiglieri che motivavano la loro scelta dicendo di non volere essere ritenuti i responsabili dell’aumento della tassa sui rifiuti.

Ecco, in sintesi, spiegati ed esposti i fatti che hanno originato la mia animata diretta, a seguito della quale, dopo un ulteriore approfondimento tecnico-giuridico con gli uffici, mi sono assunto la responsabilità di approvare le variazioni tariffarie con determina sindacale in virtù ed applicazione dell’art. 32 comma 2 della Legge n. 142 del 1990 come recepita in Sicilia dalla L.R. n. 48 del 1991, sottoponendo tuttavia, in modo prudenziale, l’efficacia di tale provvedimento all’approvazione da parte di ARERA alla quale, ieri stesso, è stato trasmesso il PEF 2021 dalla S.R.R. Messina Area Metropolitana.

Infine, Illustrissimi Presidente e Ministri, respingo al mittente, qualificandolo come una vera e propria calunnia, il timore, rappresentato dagli interroganti, che attraverso le mie esternazioni io possa essermi reso autore di una “istigazione a delinquere”.
In merito a tale gravissima accusa desidero premettere di avere già avuto un confronto con S.E. il Prefetto di Messina, dott.ssa Cosima Di Stani, con la quale ho convenuto sulla totale assenza nel territorio comunale di episodi di criminalità o di tensione per eventuali rivendicazioni ascrivibili in modo diretto e/o indiretto alle mie dichiarazioni. Di ciò potrete avere diretta conferma dalla stessa Prefetto alla quale ho comunque assicurato che non avrei inasprito i toni, seppure io sia comprensibilmente sconcertato e disgustato dal dovere assistere all’ennesimo attacco politico che viene promosso strumentalizzando i fatti e millantando preoccupazioni inesistenti.
Anche il presunto episodio di minacce che avrebbe subito il Consigliere Pagano non mi risulta che sia stato oggetto di una immediata e specifica denuncia all’Autorità Giudiziaria per accertare la genuinità dei fatti e la valenza delle minacce subite: non si ha riscontro se questo sacco di immondizia sia stato gettato da un qualsiasi balordo come tanti altri che per ora protestano perché abbiamo eliminato tutti i cassonetti dalla città o si ascrivibile effettivamente al ruolo del Pagano. Posso solo dire che non è un caso che questa vicenda sia stata denunciata verbalmente, ma senza immediato riscontro e rilievo delle forze dell’ordine, dal consigliere Pagano che mi ha dichiarato guerra da quando mi sono rifiutato di raccomandare una sua stretta congiunta per il concorso di polizia municipale: da quel momento al mio assoluto rifiuto di operare una qualsivoglia ingerenza sulla procedura concorsuale, reagì contrapponendo, da allora fino ad oggi, la più bieca rappresaglia politica sotto forma di astensione e/o voto contrario alle votazioni più importanti per l’Amministrazione della città.

In conclusione, Ill.mo Sig. Presidente della Repubblica, Ill.mo Sig. Presidente del Consiglio dei Ministri, Ill.mo Sig. Ministro dell’Interno ed Ecc.mo Prefetto, riconosco e sono consapevole dei miei toni irriguardosi ed aspri, ai quali ricorro quando si tratta di difendere i diritti costituzionalmente garantiti dei miei cittadini e per i quali non esito ad assumermi le mie responsabilità, così come non ho inteso impugnare il decreto penale di condanna per l’offesa che l’anno scorso avevo recato alla Sig.ra Ministro Lamorgese: spesso la passione con la quale io sento di dovere esercitare il mio ruolo di Primo Cittadino mi spinge ad assumere posizioni di contrapposizione, che tuttavia non tracimano mai nella illegalità che, al contrario, combatto ogni giorno come Uomo delle Istituzioni.

Nel confermare che a Messina non c’è nessun clima di intimidazione o odio sociale, ho ritenuto fondamentale rispondere pubblicamente alla accusa calunniatoria e diffamatoria che mi è stata mossa dagli on.li Cappellani, Miceli, Raciti e Navarra perché nella mia vita da amministratore pubblico non ho mai immaginato di diventare martire della democrazia, ma ritengo che il provvedimento di rimozione, non per fatti mafiosi o reati penali, di un Sindaco democraticamente eletto mi farebbe diventare tale e avrebbe l’unico effetto di darmi una spinta in più per continuare la mia battaglia di legalità e civiltà per il mio territorio che negli anni è stato vilmente offeso proprio da quegli stessi sottoscrittori della mozione di rimozione che non hanno mai speso il loro tempo per la Sicilia e per la città di Messina, ma hanno trovato il tempo e l’occasione per chiedere l’adozione di un provvedimento eccezionale, la rimozione del Sindaco, dal quale sono intimoriti non già per le mie pretese affermazioni intimidatorie, ma perché dopo anni di immobilismo, indifferenza e politiche clientelari, finalmente i fari del Governo nazionale si sono rivolti verso Messina alla quale vengono destinati, meritatamente, milioni di euro per finanziare il risanamento e la rigenerazione urbana. Milioni che di certo fanno gola alle vecchie logiche politiche mafiose, che già sperano di poterli spartire e dividere sempre tra i soliti accaparratori di opere pubbliche, affamatori dei lavoratori e dispensatori di posti di lavoro a tempo determinato, con la speranza di ripristinare il vecchio modello, quello a causa del quale Messina ha fatto vivere intere generazioni di messinesi nelle baracche per oltre 100 anni e ha causato una tale povertà economica a causa della quale i nostri giovani sono costretti ad andare a lavorare fuori, lasciando Messina sempre più povera e sconsolata. Rivendico con forza ed orgoglio ogni azione intrapresa da me personalmente e dalla mia Amministrazione grazie alla quale stiamo riuscendo ad invertire questa tendenza e mi appunto sul petto, come una medaglia, la mozione per la mia rimozione presentata dai 4 parlamentari, e che rappresenta l’esempio paradigmatico di come la logica politica mafiosa contro la quale mi sono sempre battuto, quando non riesce a vincere il suo avversario sul campo, tenti di abbatterlo a colpi di lupara, giudiziaria, amministrativa o politica”.

Con sincera deferenza

Il Sindaco della Città di Messina
f.to On. Dott. Cateno De Luca