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Marcell Jacobs, altro che doping! Il ‘vantaggio’ arriva dalle scarpe super tecnologiche: l’analisi delle Nike MaxFly indossate in finale

Le Nike MaxFly indossate da Marcell Jacobs nella finale dei 100 metri alle Olimpiadi di Tokyo: una ‘molla’ che ha permesso allo sprinter azzurro di sprigionare tutta la sua velocità

L’uomo più veloce del mondo veste la casacca azzurra. Marcell Jacobs ha trionfato nella finale dei 100 metri alle Olimpiadi di Tokyo, gara nella quale partiva da underdog ed ha stupito tutti. Da USA e Gran Bretagna si sono levati alcuni sospetti di doping, accuse basate più sul marcio dell’atletica che su prove concrete rivolte all’alfiere della velocità azzurra, frasi che il presidente Malagò ha definito imbarazzanti. Ben diverso è il discorso relativo alle scarpe. Negli ultimi tempi, quando si parla di atletica, ci si ritrova spesso a dover inserire le calzature dei corridori nel contesto. Il motivo è molto semplice: le novità tecnologiche riguardanti il materiale e la costruzione delle scarpe, sono in grado di massimizzare le abilità degli atleti al punto da limare qualche secondo utile a ritoccare record storici che rischiano di essere sbriciolati a più riprese. La domanda sorge spontanea: si tratta di doping tecnologico? Già in passato il nuoto si è trovato in una condizione simile, arrivando a bandire i costumi in poliuretano che permettevano una maggiore velocità in vasca. L’atletica tiene d’occhio la situazione, ma per ora non ha riscontrato alcuna irregolarità.

Marcell Jacobs ha vinto i 100 metri grazie al suo talento, questa è una doverosa premessa che non può e non deve essere messa in dubbio. Il suo tempo di 9’80” ha sorpreso tutti, dagli avversari alla critica: del resto è una prestazione degna di Usain Bolt, l’ultimo a vincere i 100 metri a Rio. Lo sprinter di Desenzano del Garda aveva ai piedi un paio di Nike MaxFly, scarpe super tecnologiche regolarmente approvate il 7 maggio dalle World Athletics, la federazione internazionale di Atletica. Secondo quanto riporta ‘La Gazzetta dello Sport’ la tecnologia presente nel materiale delle scarpe avrebbe permesso a Jacobs di guadagnare fino a 8 centesimi di secondo che, in una distanza breve come i 100, possono fare la differenza.

Foto di Joe Giddens / Ansa

Analizzando la prestazione di Jacobs, ci si accorge di una partenza piuttosto lenta: nei 30 metri era infatti 6° (38,4 km/h, mentre l’americano Baker correva a 39,2 e Kerley a 38.7). Dai 30 ai 60 metri l’incredibile aumento di velocità di quello che, ricordiamolo, resta campione europeo sui 60 m indoor (6’47”). L’apice della velocità è arrivato tra i 60 e i 90 metri con 43.056 km/h al 72esimo metro: Jacobs ha coperto i 100 metri in 45 passi e un piede, con una falcata di 2 metri e 27. L’allenatore Paolo Camossi, intervistato da ‘Il Corriere della Sera’, ne dà conferma spiegando: “Marcell trova le sue chiodate molto comode, sono leggermente penalizzanti nel primo tratto e vantaggiose nel finale“.

Passiamo adesso le scarpe ai raggi x. Le Nike MaxFly hanno un peso di 173 grammi, il tacco è sotto i 20 mm e la piastra in carbonio inserita nella suola è più larga della pianta del piede, dunque dovrebbe consentire un comfort maggiore nei primi appoggi dopo i blocchi, migliorando l’accelerazione nei primi 30-40 metri. La piastra funziona come una sorta di super-molla che aumenta l’elasticità e che dovrebbe migliorare la prestazione nella fase lanciata e in curva. Un miglioramento dei tempi si è notato anche in altri atleti che hanno indossato tale modello prima dei Giochi: l’americano Trayvon Brommel (9”77 in Florida), settimo tempo di sempre per il giapponese Yamagata (9”95), Shelly-Ann Fraser-Pryce (10”63 a Kingston, Giamaica). Il caso più eclatante resta quello di Kipchoge che chiuse la maratona di Vienna sotto le due ore in 1H59’40”. A Tokyo anche Simbine, Kerley e Su Bingtian hanno indossato le stesse scarpe, ma nessuno ha fatto meglio di Marcell Jacobs.

Foto di Christian Bruna / Ansa