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L’omaggio a Battisti dei “6 in jazz” e lo stile della “Rhegium Jazz Orchestra” per lo “Scilla Jazz Festival”

  • Foto di Marco Costantino
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Due serate appassionanti all’insegna dell’ottimo jazz tutto made in sud, con il gruppo campano “6 in jazz” e la Big Band reggina “Rhegium Jazz Orchestra”, che hanno conquistato il pubblico di piazza San Rocco a Scilla

Il pubblico della V edizione dello “Scilla Jazz Festival” ha partecipato con entusiasmo al concerto del gruppo campano “6 in jazz” che con il suo “Tributo a Lucio Battisti” ha reso un omaggio alla musica del grande cantautore nella serata dell’11, e ha accolto appassionatamente la magnifica performance della Big Band reggina “Rhegium Jazz Orchestra” durante nella notte stellata del 12 agosto.

La prima serata si è aperta con il premio conferito dallo SJF all’amministrazione comunale per l’impegno profuso a favore della cultura, un volume edito da Laruffa Editore dal titolo “Sull’orlo dell’invisibile. Il sublime nella Calabria dei viaggiatori” di Raffaele Gaetano. A ritirarlo sul palco l’Assessore alla cultura Maria Gattuso, che ha rinnovato l’impegno per il futuro del festival, assicurando la volontà di puntare su questo evento che costituisce uno degli eventi storicizzati della città di Scilla e che ambisce a divenire un punto di riferimento per gli amanti del jazz non solo in un contesto locale ma anche nazionale e internazionale.

Anche al gruppo di musicisti campani è stato consegnato un omaggio da parte dello SJF, un volume dedicato al mito, molto presente anche nelle esperienze artistiche dei sei jazzisti.

Sono Sandro Deidda (al sax tenore e soprano), Alessandro Castiglione (alla chitarra), Guglielmo Guglielmi (al pianoforte), Pierpaolo Bisogno (al vibrafono, al vibrandoneon e alle percussioni), Giuseppe La Pusata (alla batteria) e il maestro Aldo Vigorito (al contrabasso) che ripropongono in chiave jazz la tradizione musicale italiana dell’artista più amato dal grande pubblico.

Il pubblico ha partecipato, intonando con la voce e le parole, i momenti in cui i musicisti seguivano le melodie originali delle canzoni e si è lasciato coinvolgere durante le parentesi di improvvisazione del gruppo che ha portato sul palco brani come: “Con il nastro rosa”, “Prendila così”, “Emozioni”, “Si viaggiare”, “I giardini di marzo”, “Amarsi un po’”.

I “6 in jazz” concludono la serata di questo lungo viaggio battistiano con un rientro sul palco per il bis richiesto dalla piazza ancora pienissima e che assume la forma sonora de “Il mio canto libero”, un brano che, come sottolineato da Daidda, non può che essere la conclusione più esatta dopo un così lungo periodo in cui siamo tutti stati privati delle libertà che davamo per scontate.

La meraviglia del jazz è tornata la sera del 12 agosto con la Rhegium Jazz Orchestra che ha portato sul palco l’impeccabile stile della nostrana “Rhegium Jazz Orchestra”, una Big Band di 15 elementi che ha conquistato ancora una volta il pubblico presente con una serata frizzante ed elegante.

La band che costituisce una delle più interessanti novità del panorama musicale locale ha iniziato il concerto col grande classico dalle note soul “Georgia on my mind” e hanno proseguito conducendoci in un viaggio a ritroso nel tempo attraverso il continente americano con il sensuale e swingeggiante “Fever”.

La Rhegium Jazz Orchestra, ha proposto un repertorio di elevata potenzialità espressiva, che ha abbracciato un periodo ampio della storia del jazz ma anche del blues come il brano tutto orchestrale “A little blues, peace”, un omaggio al genere che nasceva dagli spiritual che gli schiavi afroamericani portavano sui campi di cotone, un pianto con cui si liberavano da tutti i dolori.

La voce precisa e naturale di Irma Calabrò ha portato sul palco anche la bossa nova, influenzata dalla samba, del celebre brano riproposto nella versione inglese “The girl from Ipanema”, mentre la classe di Fausto Miglioresi al trombone ha coinvolto il pubblico presente con “The shadow of your smile”. Tutti gli strumenti e la voce, sono riusciti a trovare il giusto compromesso armonico e sonoro, esprimendo la sensibilità e la passione musicale di tutti i componenti.

Questa band regina ha esplorato tutte le forma del jazz con il suo repertorio in cui brillano i brani portati nelle ballroom proprio da quelle grandi Big Band che rappresentano il loro punto di riferimento imprescindibile, ecco che prendono vita allora i grandi successi di Gerswin “Someone to watch over me” e “Love is here to stay”, ma anche la “Don’t get around much anymore” di Duke Ellington e il jazz più tardo della “Four” di Miles Davis.

Salutano una piazza partecipe e appassionata con il brano funkeggiante “Pick up the pieces” e un trascinante Matteo Scarcella al sax tenore, ma vengono a gran voce richiamati sul palco per uno e poi ancora un altro bis, esibendosi con un brano che non ha bisogno di presentazioni, reso celebre da Nina Simone e più recentemente da Michael Bublè, “I’m feeling good”, che viene intonato dai presenti che applaudono a lungo entusiasti della serata in compagnia della grande musica jazz.

L’ultimo appuntamento della V edizione dello Scilla Jazz Festival sarà il 13 agosto al Castello Ruffo e si svilupperà in due momenti, il primo dedicato alla Chanson Francaise alle 22, seguito dalla performance di Gabriele Mitelli Solo, alle 23, che non sarà un concerto e neanche una performance ma l’occupazione di uno spazio fisico ed emotivo, il tentativo di ricreare la propria intimità e raccontare la propria storia tramite il suono, il rumore, cercando di ritrovare il proprio essere nel contatto diretto con le persone.