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Tragedia incendi nell’Aspromonte, l’Unione Donne avanza denuncia alla Procura di Reggio Calabria: “non basta dichiarare lo stato di calamità, si indaghi per trovare i responsabili”

incendi aspromonte 8 agosto 2021 Foto di Domenico Timpano

L’associazione Unione Donne in Italia – Reggio Calabria pretende di fare chiarezza e chiede alle Istituzioni maggiore attenzione sul piano della prevenzione

Un appello denuncia al Procuratore Capo di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri in merito all’emergenza incendi che ha colpito la Regione e più nello specifico il Parco Nazionale dell’Aspromonte. E’ così che ha agito l’Unione Donne in Italia, la quale ha trasmesso un comunicato stampa per annunciare la notizia. “Il fuoco sta avvolgendo il territorio della Calabria, distruggendo il nostro patrimonio boschivo, devastando proprietà pubbliche e private, annullando un’eredità naturale di millenni, ed in questo contesto il Parco Nazionale dell’Aspromonte paga il tributo maggiore, con conseguenze ormai quasi irreversibili sulla peculiare biodiversità, la stessa che ha determinato l’ingresso del nostro parco nella rete mondiale dei Geoparchi UNESCO. Con gli incendi degli ultimi giorni solo in Calabria sono morte 5 persone nel tentativo di salvare i loro beni. Di fronte a tale scempio non regge più la logica del piromane con disturbi mentali, al contrario emerge chiaramente un disegno criminale che nasconde interessi molteplici come hanno ben evidenziato Legambiente e il WWF”, si legge nella nota.

“I costi degli incendi estivi per lo Stato sono altissimi – prosegue l’Unione Donne – , non solo in termini di patrimonio ambientale perduto ma anche in termini strettamente economici. Basti pensare che il volo di un Canadair costa 10.000 euro all’ora e quello di un grosso elicottero che porta 10.000 litri di acqua è di circa 5.000 euro l’ora. Nonostante il legislatore, con la legge L.353/2000, abbia previsto l’incendio boschivo come autonoma figura di reato e non più come aggravante al reato di incendio (reclusione da tre a sette anni), il fenomeno si è ulteriormente aggravato. La modifica legislativa non ha inciso in modo efficace ove si tenga conto che dal 2000 al 2013 sono state segnalate complessivamente all’Autorità Giudiziaria, per incendio boschivo, 5.302 persone, mentre solo 171 sono state tratte in arresto o sottoposte a misure di custodia cautelare. (Fonte Corpo Forestale dello Stato)”.

“Mai come quest’anno si sono visti tanti incendi, spesso partiti contemporaneamente da punti diversi di una stessa montagna, ed è la prima volta che i roghi estivi causano la morte di persone. In questo contesto si assiste anche all’inefficienza degli enti locali atteso che le restrizioni a tutela dell’ambiente devastato dagli incendi scattano solo se i Comuni redigono annualmente il censimento delle aree percorse dal fuoco, affinché siano rese note ed ufficiali. Da qui la nostra richiesta di individuare da parte delle autorità giudiziarie competenti le responsabilità dei vari livelli istituzionali che, a vario titolo, non hanno messo in atto gli strumenti di prevenzione e vigilanza scaricando le loro responsabilità interamente sui piromani che, proprio a causa della mancanza di prevenzione e controllo, hanno potuto agire indisturbati. Nel contempo chiediamo che, alla luce dell’ormai acclarato disegno criminale, le Procure interessate svolgano adeguate indagini per individuare i responsabili che dalla distruzione del patrimonio naturale e boschivo traggono benefici in termini economici. La Regione ha chiesto lo stato di calamità per questa ennesima tragedia annunciata. NON BASTA. Noi chiediamo anche azioni concrete in termini di prevenzione, vigilanza e repressione per affermare il diritto a vivere nella normalità e non in uno stato di emergenza cronica e perenne”, conclude la nota.