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Quando la leggenda diventa realtà, Boris Johnson vuole unire Scozia e Irlanda del Nord: in corso approfondimenti su un’opera grande 13 volte il Ponte sullo Stretto di Messina

ponte scozia irlanda del nord

Il “Celtic Crossing” progettato dall’architetto Alan Dunlop è un ponte galleggiante che raggiunge una lunghezza di 45 chilometri (28 miglia) ancorato al fondale da cavi e tenuto a galla da pontoni. Come in Italia per il Ponte tra Sicilia e Calabria, anche nel Regno Unito è in corso un dibattito molto acceso, ma il Premier Boris Johnson è intenzionato a realizzare un sogno

I ponti uniscono i popoli, i muri li dividono. E’ su questi basi che Regno Unito è iniziato il dibattito sulla possibile costruzione di un ponte (o di un tunnel) che colleghi la Scozia con l’Irlanda del Nord. Un’opera estesa per 12 miglia (19 chilometri) attraverso le acque profonde del Mare d’Irlanda, tra correnti violente e venti che soffiano dall’Oceano Atlantico. Potrebbe essere una leggenda che diventa realtà in quell’angolino di mondo: la storia infatti narrano che nell’antichità una passerella naturale lunga un chilometro che collegava il Selciato del Gigante (nell’Irlanda del Nord e oggi patrimonio mondiale dell’UNESCO) con la grotta di Finnegan in Scozia. Circa 40.000 colonne basaltiche d’origine vulcanica che, simili ad un gigantesco puzzle, disegnavano una strada sul mare.

Una leggenda che per siciliani e calabresi ricorda quella del Ponte tra Messina e Reggio Calabria, quando un tempo (251 a.C.), i romani riuscirono a far transitare da una sponda all’altra dello Stretto le truppe su un ponte di barche e botti. Il tentativo è narrato da Plinio il Vecchio che racconta della costruzione, voluta dal console Lucio Cecilio Metello, di un collegamento fatto di barche e botti per trasportare dalla Sicilia 140 elefanti da guerra catturati ai cartaginesi nella battaglia di Palermo durante la prima guerra punica. Adesso il premier Boris Johnson sta provando a trasformare la storia in realtà, ed ha confermato che il governo ha commissionato una serie di studi di fattibilità per verificare la possibilità di collegare i punti più vicini tra Scozia e Irlanda del Nord con un’infrastruttura che, se realizzata, sarebbe unica al mondo per grandezza e complessità.

L’idea è stata proposta per la prima volta da Boris Johnson, quando era ministro degli Esteri, e nel 2018 è stata ripresa dall’architetto scozzese Alan Dunlop, che ha presentato un piano per costruire un ponte stradale e ferroviario tra Portpatrick in Scozia e Larne nell’Irlanda del Nord. La distanza in sé non è insuperabile, ma le caratteristiche geologiche del terreno, le condizioni ambientali e la profondità del mare contribuiscono a rendere il progetto uno dei più complessi e visionari al mondo. Per molti il luogo è stato definito “inospitale” nell’obiettivo di realizzare un collegamento stabile, non solo per le caratteristiche climatiche e geologiche della zona, che rendono l’acqua estremamente profonda: questo tratto di mare rappresenta una sorta di grande magazzino dove sono presenti milioni di tonnellate di munizioni inesplose, abbandonate a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Il Ministero della Difesa del Regno Unito ha ricostruito come tra la fine del conflitto e la metà degli anni ’70 il mare tra le due coste sia stato utilizzato come discarica non solo per le munizioni tradizionali, ma anche per armi chimiche e scorie radioattive. Insomma, l’obiettivo più importante adesso è quello di ripulire quel tratto di mare.

Un Ponte per unire Scozia e Irlanda del Nord: due soluzioni al vaglio

Uno dei progetti presentati e all’esame delle autorità britanniche è stato progettato dall’architetto Alan Dunlop. Il suo “Celtic Crossing” è un ponte galleggiante che raggiunge una lunghezza di 45 chilometri (28 miglia) ancorato al fondale da cavi e tenuto a galla da pontoni. L’ispirazione viene dalle chiatte petrolifere galleggianti presenti nel Golfo del Messico, anch’esse ancorate al fondale con cavi lunghi fino a 1.000 metri (3.280 piedi). Allo stesso modo, un altro esempio utilizzato da Dunlop è la “Norwegian Coastal Highway”, il progetto da 40 miliardi di dollari (33,8 miliardi di euro) che utilizza ponti galleggianti in un’autostrada che attraverserà la Norvegia settentrionale per oltre 1.000 chilometri (621 miglia) di fiordi e alte montagne. Secondo l’analisi iniziale di Dunlop, sarebbe necessario un investimento di circa 28 miliardi di dollari (23 miliardi di euro) per trasformare il progetto “Celtic Crossing” da sogno in realtà.

Ci sono esempi in altre parti del mondo, quindi, ma nessuno ha le stesse caratteristiche di questo tratto di mare unico che divide la Scozia dall’Irlanda del Nord. Se si riuscissero a superare i problemi tecnici, e se le posizioni politiche di “unionisti” e “separatisti” trovassero modo di incontrarsi in mezzo, allora questo ponte da record potrebbe trasformarsi da progetto a realtà. E chissà che lo stesso non possa avvenire per lo Stretto di Messina, un’area anche questa unica al mondo, che però ha il vantaggio di essere vasta 3.3 chilometri nel suo punto più breve. La Sicilia sogna di veder finalmente realizzato il sogno dell’Alta Velocità, con autostrade e ferrovie degne di un mondo moderno, ma senza il Ponte sullo Stretto tutto questo non sarà mai realizzabile.