fbpx

“La Cina ha interessi in Afghanistan”. L’ex ministro Frattini lancia l’allarme: “arriveranno tanti profughi. Terrorismo? Intervenire ora”

talebani kabul Foto di Nawid Tanha / Ansa

Le parole di Franco Frattini, ex ministro degli Esteri del Governo Berlusconi, in merito alla situazione che si sta vivendo in Afghanistan

L’ex ministro degli Esteri del Governo Berlusconi Franco Frattini ha parlato, ai microfoni de “Il Tempo”, della delicatissima situazione che da qualche giorno si vive in Afghanistan. Tra gli interessi della Cina, il rischio terrorismo e la conseguenza profughi: “un fallimento terribile è stato che gli afgani dovevano ancora essere accompagnati per lunghi anni verso il consolidamento della normalizzazione – ha detto – E ciò l’hanno capito i russi che conoscono bene gli afghani. Conoscono bene gli afghani anche i pakistani. Il Pakistan di chi è grande alleato? Della Cina, che in questo momento sta sommergendo lo stesso Pakistan e i talebani di denaro e non so di cos’altro. Un’alleanza diabolica Cina-Pakistan vuol dire consegnare l’Afghanistan alla Cina, che ha un interesse vitale in Afghanistan di cui nessuno parla. In questo Paese c’è la riserva di minerali sotterranei maggiore del mondo. Nel momento in cui i cinesi si impadroniscono, legalmente, delle concessioni minerarie afghane, mettono India e Giappone con le spalle al muro, mettendo di conseguenza con le spalle a muro l’intero Occidente”.

Poi prova a dettare la linea: “cosa si dovrebbe fare? La comunità internazionale non può abbandonare l’Afghanistan. Poi bisognerebbe creare una convergenza tra tutte le regioni afghane che vogliono una stabilità. Noi saremo costretti a tornare in Afghanistan ma non con gli eserciti di prima, bensì con un aiuto costante, permanente, quello che noi europei chiamiamo “soft power”. Dobbiamo poi avvalerci di Russia, Paesi Arabi e India, Paesi in grado di dire alla Cina e al Pakistan “basta, ora si parla”.

E su terrorismo e profughi, dice: “oggi i talebani non hanno la forza di sferrare un attacco terroristico in occidente. Ma cosa succede da qui a cinque anni? Quindi bisogna intervenire ora. Tuttavia, è chiaro che l’Isis non sta con le mani in mano. E se per caso facessero un accordo? Si dessero coperture reciproche? In sostanza, fra qualche anno cosa può succedere se non si fa nulla? Di profughi, invece, ne arriveranno tanti. Molti non ce la faranno, perché devono attraversare le zone più pericolose del mondo. D’altronde, quando alcune ambasciate come quella turca e tante altre, rimangono aperte per i visti, è chiaro che si prospetta una grossa ondata di profughi”.