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Coronavirus, Fassina: “Green Pass obbligatorio in Parlamento”

green pass Foto Ansa

Coronavirus, Stefano Fassina (LEU) a Radio Cusano: “Green Pass in Parlamento? È un luogo di lavoro, mi aspetta venga previsto anche lì. Delocalizzazioni? Imbarazzante la retromarcia del Governo Draghi che esegue ormai gli ordini di Confindustria”

Stefano Fassina, economista e Deputato di Leu, è intervenuto ai microfoni de “L’Italia s’è Desta”, condotta da Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, la radio dell’Università Niccolò Cusano. Con Fassina è stato fatto il punto sulla questione del Green Pass per i lavoratori e la nuova legge sulle delocalizzazioni

“Per quanto riguarda il green pass ritengo che il Governo abbia alimentato la confusione. Su una materia così delicata che riguarda i diritti individuali fondamentali è certamente giusto ed utile coinvolger le parti sociali ma la scelta finale compete al legislatore. Ritengo che il Green Pass sui posti di lavoro sia necessario. Non capisco perché il Governo si sia limitato a prevederlo per le mense aziendali dove esistono già misure di sicurezza. Voglio dire che mi stupiscono le parole del Presidente Bonomi. Ora è molto attento alla questione della sicurezza sul lavoro. A marzo 2020 Confindustria, soprattutto Confindustria Lombardia, era molto disinvolta in merito ai rischi di contagio nelle aziende”.

Vorrebbe il Gregge Pass anche per entrare in Parlamento? “Per il ristorante del Parlamento c’è già l’obbligo. Ci deve essere anche per l’Aula. Mi sono stupito, essendo noi 630 concentrati in uno spazio ristretto, ritengo che essendo il Parlamento un luogo di lavoro mi aspetto venga previsto il Green Pass”.

Capitolo delocalizzazioni. Eliminata la black list, è in bilico la multa del 2% sul fatturato per le aziende che delocalizzano. “E’ imbarazzante la retromarcia del Governo Draghi su questo tema. Bonomi, comprensibilmente da parte sua, svolge bene il suo lavoro. Il Governo Draghi sembra essere l’esecutore degli ordini di Confindustria. Non se ne può più di questo piagnisteo sulla cultura aziendale perché è esattamente il contrario quello che è avvenuto negli ultimi 30 anni. C’è una cultura anti lavoro che è ormai usa e getta, si viene licenziati con un messaggio whatsapp. Questo Governo ha molto a cuore, per usare un eufemismo, gli interessi delle grande imprese. Abbiamo a che fare con dirigenti della sinistra che hanno totalmente smarrito un minimo di capacità autonoma di analisi. Si procede col prevedere delle sanzioni che non servono a niente e sono minimali”.

Reddito di cittadinanza, rischia di sparire? “Va migliorato ma ha consentito a 3 milioni di persone di poter sopravvivere nella fase difficilissima che abbiamo alle spalle. Trovo stupida questa polemica sul fatto che il rdc non abbia favorito l’ingresso nel mondo del lavoro in una fase in cui sono andati persi un milioni di posti. C’è qualcuno che non sopporta che esista un salario di riserva. Cioè chi attacca il reddito di cittadinanza vuole che le persone vengano sfruttate anche a 3-4 euro l’ora. Inoltre ci si dimentica che il rdc non è a vita a finisce dopo 18 mesi. Purtroppo continuniamo a parlare di una politica che è dalla parte dei più forti”.