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Clienti con il Green Pass ‘confinati’ all’interno dei locali. Vissani tuona: “capisco i ristoratori, il governo ha rotto i coglioni”

green-pass-europeo Foto Ansa

Clienti con il Green Pass costretti a prenotare all’interno dei locali per lasciare i posti all’esterno a chi non ha la certificazione: il nuovo paradosso della ‘carta verde’ con i ristoratori che guardano al profitto

Chi è in possesso del Green Pass può sedersi a consumare all’interno del locale, chi non ce l’ha deve sedersi nei dehors esterni. La regola parla chiaro: chi ha la doppia dose di vaccino può sedersi a mangiare sia nei posti all’interno che all’esterno dei locali, chi non ce l’ha deve accomodarsi fuori. Il paradosso registrato nelle ultime settimane riguarda però un particolare ribaltamento degli obblighi: chi ha il Green Pass sembra costretto a dover prenotare nei posti al chiuso in modo tale da non sottrarre i posti esterni destinati alla clientela sprovvista di certificato. Il tutto per massimizzare il guadagno dei gestori che, dopo mesi di gravi difficoltà economiche, puntano a massimizzare le entrate. È quanto lamentato da tanti clienti da diverse parti d’Italia.

Intervistato da ‘IlGusto’, il famoso chef Gianfranco Vissani ha spezzato una lancia in favore dei gestori dei locali. “Questo governo ha rotto i coglioni. Ci sarebbe tanto da parlare… – ha commentato Vissani in merito alla vicenda, stando a quanto riportato da ‘La Repubblica’ – I ristoratori devono essere compresi. Il governo ce l’ha con il nostro settore. Tutte queste regole e poi nessuna chiarezza. Tanto poi a settembre ci richiuderanno, è sicuro. Per questo anche se non dico che hanno fatto bene, perché hanno sbagliato, comprendo i ristoratori che hanno fatto mangiare dentro chi ha il Green Pass e fuori chi non lo ha. Per cercare di recuperare qualche coperto. La crisi c’è e ci sarà ancora. In autunno saremo nella merda. E questi pochi giorni in cui i ristoranti sono pieni per forza che vanno sfruttati al massimo. La clientela dovrebbe capire e cercare di andare incontro a chi non ha lavorato per tanto tempo. Almeno per queste settimane. Non voglio difendere chi ha obbligato a sedersi in un tavolo all’interno, ma posso comprendere. La colpa non è sua. È dello stato che ce l’ha proprio con la ristorazione“.

Altri grandi nomi della cucina italiana hanno esposto parere contrario. A Roma, lo chef di ‘Cucina Italiana’ Luciano Monosilio, ha spiegato che se i suoi clienti “prenotano per un tavolo all’esterno e hanno il green pass non fa differenza, mangeranno dove hanno scelto loro. Vanno rispettati, altrimenti non torneranno. E naturalmente chi viene obbligato a stare dentro anche se c’è posto al di fuori ha tutto il diritto di andarsene e non ripresentarsi una seconda volta. I ‘furbacchioni’ cioè i ristoratori scorretti ci sono sempre stati e ci saranno sempre, ma vanno contro i loro stessi interessi“.

Gli fa eco Paolo Griffa, padrone di casa del ristorante stellato ‘Petit Royal’ all’interno del Grand Hotel Royal di Courmayer: “è una cosa inconcepibile, una discriminazione che non ha senso. È indispensabile il rispetto, sempre. Non ci si può prestare a questi giochetti solo per fare cassa. Qui in Val d’Aosta non ho mai sentito nessuno lamentarsi per questo trattamento”.