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Parco Horcynus Orca, la culla del sapere a Messina: il romanzo, il MACHO e il legame con il mare

Parco Horcynus Orca

Il Parco Horcynus Orca, la struttura che si ispira all’omonimo romanzo di Stefano D’Arrigo e unisce sapere, storia e legame con l’ambiente marino

Il legame fra Messina e il mare è antico quanto la storia della Sicilia, isola per eccellenza, cullata dalle onde dei mari Ionio e Tirreno che si mescolano fra le correnti dello Stretto. Fonte d’ispirazione artistica e culturale, teatro di storie di vita quotidiana e di eroiche imprese, finito sui libri di storia e nei racconti di fantasia, il mare stuzzica da sempre la fantasia dell’uomo con le sue leggende e il fascino delle sue profondità inesplorate in cui al pari di orripilanti mostruosità abissali potrebbero trovarsi inestimabili tesori. A Messina esiste un luogo, per meglio dire una culla, che racchiude storia, sapere e cultura che si intrecciano indissolubilmente con il mare. Stiamo parlando del Parco Horcynus Orca, struttura ispirata all’omonimo romanzo di Stefano D’Arrigo e gestita dall’omonima fondazione con triplice sede tra ‘Scilla e Cariddi’: a Capo Peloro (Messina); nell’ex stazione ferroviaria e nel castello di Ruffo nel centro antico di Scilla (Reggio Calabria); nella Piattaforma Kobold a Ganzirri (Messina).

Il parco ospita una biblioteca, spazi dedicati alle sperimentazioni visivo-teatrali, percorsi interattivi multidisciplinari, arte contemporanea, istallazioni immersive di osservazione dei fondali, ambienti attrezzati a studiare i fenomeni caotici dello Stretto. Si spazia dalla biologia marina alla fisica, dalle scienze naturali all’archeologia, dall’arte alle scienze della terra, dalla letteratura all’antropologia, il tutto con un particolare riferimento all’ecosistema marino.

Il Romanzo di Stefano D’Arrigo

Il Parco prende il nome dall’omonimo romanzo, ‘Horcynus Orca’, scritto da Stefano D’Arrigo nel 1975. La storia narra la vicenda di ‘Ndrija Cambria (Andrea Cambria), un marinaio della Regia Marina Italia che cerca di tornare nella sua Sicilia attraversando l’Italia funestata dalla guerra. Il reduce parte da Napoli e attraversa lo Stivale passando anche per la Calabria, rendendosi conto della devastazione del conflitto. Sbarcato in Sicilia, ‘Ndrija si rende conto di non essere arrivato nella terra che aveva lasciato: l’isola è stata messa in ginocchio dalla guerra, degrado e miseria regnano sovrani. I vecchi valori del mare e della gente del posto sono ormai corrotti. Durante il suo percorso, ormai una lotta per la sopravvivenza, il protagonista è accompagnato da visioni e sogni con fere, famelici delfini e altri mostri marini fra i quali l’Orcaferone – Horcynus Orca che dà il titolo al romanzo, mostruosa creatura che simboleggia la rovina del mondo durante il conflitto bellico.

Horcynus Orca

Il Complesso Monumentale di Capo Peloro o ‘Torre degli inglesi’

Complesso monumentale antichissimo, con uno dei più antichi fari fortificati del Mare Nostrum, situato ai margini della riserva naturale di Capo Peloro. Grazie allo scavo archeologico realizzato durante il restauro si è venuti a conoscenza di un insediamento esistente fin dall’età del bronzo. Dopo il restauro operato dalla Fondazione Horcynus Orca, all’interno della struttura si trovano il MACHO e alcuni interessanti percorsi legati al mare e all’archeologia.

Il MACHO

L’acronimo che sta Museo d’Arte Contemporanea Horcynus Orca. La struttura è curata da Martina Corgnati ed è stata fondata come parte di un progetto di ricerca sulle arti visive dei contesti culturali e geo-politici mediterranei intrapreso dal momento stesso della nascita della Fondazione Horcynus Orca. La collezione, aperta e in continuo arricchimento, è stata ampliata grazie alla generosità di numerosi donatori, artisti, collezionisti, critici e teorici. Oggi, il MACHO propone una collezione di un centinaio di opere, esposte nel percorso di visita permanente, e un archivio video di circa 500 titoli, opera di 200 artisti e più.

Sala Immersiva

Una delle parti più straordinarie dell’intero complesso. Dopo una fase iniziale di ricerca tecnologica è stata realizzata una sala con all’interno dei videoproiettori che, grazie all’utilizzo di modelli 3D e alla perfetta sincronia delle proiezioni, ricreano all’unisono eventi video di grande impatto per i visitatori su pareti sensibili al tocco. Il primo prototipo, Salamare, presenta 4 scenari immersivi sul tema del mare dello Stretto, risultato di un percorso realizzato attraverso la ricerca, l’organizzazione, metadatazione e ottimizzazione di risorse d’archivio.

Tale tipo di tecnologia permette di supportare titoli legati a:

  • interventi che utilizzano nuove forme di interazione e integrazione tra i diversi linguaggi dell’arte;
  • progetti di divulgazione scientifica;
  • percorsi sensoriali riabilitativi per bambini autistici;
  • percorsi educativi.

Percorso Archeologico

Gli scavi condotti dalla Soprintendenza dei Beni Archeologi di Messina presso Torre del Faro, o fortino degli Inglesi, hanno permesso di riportare alla luce il basamento del faro di epoca romana, insieme a ciò che rimane di quelle che erano cisterne deputate alla raccolta dell’acqua piovana e altri materiali. Il faro, in epoca romana imperiale, sembrerebbe il più grande del Mediterraneo insieme a quello di Alessandria d’Egitto. Il percorso è l’inizio di un “viaggio” alla scoperta dei diversi insediamenti che si sono susseguiti in questa zona, creando una particolare sovrapposizione di stili e diversità di impiego delle strutture.

Alfabeti dei due mari

Percorso permanente a metà fra la divulgazione scientifica e le arti contemporanee. Il percorso esterno alla sala è dedicato all’ambiente terracqueo e propone spunti creativi sugli ambienti naturali di superficie: si indagano i grandi cetacei, le fere e i delfini, che migrano attraversando periodicamente lo Stretto, la flora e la fauna tipiche dello Stretto. L’area interna riguarda ambienti di media profondità e abissi. Al centro della sala, in uno spazio privo di luce dal grande impatto emotivo, è presente una collezione unica di pesci abissali, i mostri dello Stretto.

Il Giardino delle sabbie

Il Giardino delle Sabbie si affaccia sullo spettacolare paesaggio dello Stretto di Messina. Si tratta dello spazio antistante l’edificio “ex tiro a volo”, presso il quale è possibile osservare i fenomeni caotici che derivano dalla fusione delle acque del mar Ionio e del mar Tirreno. Il Giardino è parte di un progetto che ha ricreato in parte l’originaria duna costiera scomparsa a causa della forte antropizzazione del luogo. Presso il Giardino è possibile ammirare parte della collezione permanente di arte contemporanea della Fondazione, fra le quali meritano una menzione particolare le sculture Circostanze di Karpüseeler e Il tuffo di Rainer Schlüter.