fbpx

La triste storia di Ibrar, il ragazzo afghano morto negli attentati di Kabul: era tornato per riportare la sua famiglia a Caltanissetta

Ibrar Caltanissetta

La storia di Ibrar, il ragazzo afghano morto negli attentati all’aeroporto di Kabul: voleva tornare a Caltanissetta con la sua famiglia per sfuggire alla morsa dei talebani

Caltanissetta piange un suo figlio acquisito, esempio di integrazione e di come anche uno straniero, in Sicilia, possa subito sentirsi a casa. La storia di Ibrar è quella di un padre di un giovane padre di famiglia che non è sopravvissuto agli orrori della guerriglia. Il 28enne era tornato in Afghanistan per provare a dare un futuro a sua moglie e a suo figlio, riportandoli a Caltanissetta, la città che lo aveva accolto quando non aveva nulla e gli ha permesso di studiare e farsi una nuova vita sfuggendo dalla miseria.

Abbiamo avuto la notizia da un mediatore che lavora per noi – afferma Calogero Santoro, presidente dell’associazione Girasoli che gestisce un centro per immigrati a Caltanissetta -, Ibrar ha attraversato le nostre vite e voleva tornare qui per proseguire la sua vita a Caltanissetta. Uno dei tanti giovani che fugge dalla miseria e cerca in occidente una nuova possibilità per vivere un’esistenza più dignitosa e con un futuro. Sognava di aprire un autolavaggio. Era un ragazzo timido e gentile, amava studiare e amava l’Italia – dice il presidente dell’associazione – Ricordo ancora quando arrivò senza niente al nostro centro, dieci anni fa. Non parlava una parola d’italiano, poi col tempo ha cominciato a impararlo, si applicava, studiava molto, amava leggere libri scolastici. Come Ibrar – prosegue Santoroce ne sono tantissimi che hanno tutti i documenti in regola per avere i visti necessari per i ricongiungimenti. Il governo italiano non può fare finta di nulla. Noi adesso stiamo cercando di fare la nostra parte e stiamo raccogliendo dei soldi per assistere la moglie e il figlio del giovane rimasto ucciso nell’attentato per dare un futuro ai suoi cari. Lui non tornerà ma almeno cerchiamo di dare una mano a chi è rimasto e dovrà affrontare momenti terribili in Afghanistan“.